La rete idrica fa acqua da tutte le parti: il 42% va sprecato, danno da 10 miliardi
Il 42% dell’acqua immessa nella rete idrica italiana va sprecato, comportando un costo stimato di 9,8 miliardi di euro l’anno. È il calcolo della Cgia di Mestre, secondo cui le città con più “falle” nelle tubature sono Potenza, Chieti, L’Aquila, Latina e Cosenza.
Ogni giorno si perdono 157 litri d’acqua per ogni italiano
Nel dettaglio, secondo i dati del 2022, ogni giorno si perdono 157 litri d’acqua per ogni italiano, uno spreco che ha generato un impatto economico stimato in quasi 10 miliardi di euro all’anno.
“Siamo – spiegano gli artigiani di Mestre – il Paese con il prelievo idrico più alto dell’Unione europea. Nel 2023 il prelievo idrico totale in Italia è stato pari a 36,5 miliardi di metri cubi. Di questi, il 49% è destinato all’agricoltura (17,5 miliardi di metri cubi), il 23% agli usi civili (8,4 miliardi), il 18% all’industria (6,6 miliardi) e il 10% alla produzione di energia elettrica (4 miliardi)”.
Italia prima in Europa per consumi idrici
La Cgia spiega che “siamo la nazione più idroesigente d’Europa; seguono a distanza la Spagna, con poco meno di 33 miliardi di metri cubi, e la Francia, con 26 miliardi di metri cubi”. Sia in agricoltura sia nell’industria l’Italia registra i consumi idrici più elevati dell’Unione europea. Per quanto riguarda l’uso civile, gli italiani consumano 23 milioni di metri cubi d’acqua al giorno.
I destinatari di questa risorsa non sono solo le famiglie, ma anche le amministrazioni pubbliche (edifici pubblici, uffici, scuole e ospedali), le attività di servizio e i Comuni per usi collettivi come il lavaggio delle strade, l’irrigazione del verde pubblico e i fontanili.
Perché si disperde così tanta acqua
In linea di principio, la dispersione idrica è riconducibile a diversi fattori: dalle rotture delle condotte all’età avanzata degli impianti; dagli errori di misurazione dei contatori agli usi non autorizzati e gli allacci abusivi. Va inoltre sottolineato che la presenza di fontanili nei centri urbani può determinare erogazioni considerevoli e, di conseguenza, elevate perdite.
Basilicata, Abruzzo e Molise le regioni più colpite
A livello regionale la situazione più critica si registra in Basilicata, dove la dispersione dell’acqua immessa in rete raggiunge il 65,5%. Seguono Abruzzo: 62,5%, Molise: 53,9%, Sardegna: 52,8%, Sicilia: 51,6%. Le regioni più virtuose sono invece Lombardia: 31,8%, Valle d’Aosta: 29,8%, Emilia-Romagna: 29,7%.
Le città con più perdite d’acqua
Se nel Comune di Potenza non arriva ai rubinetti il 71% dell’acqua immessa in rete, a Chieti la dispersione raggiunge il 70,4%, a L’Aquila il 68,9%, a Latina il 67,7% e a Cosenza il 66,5%. All’estremo opposto si collocano Milano: 13,4%, Pordenone: 12,1%, Monza: 11%, Pavia: 9,4%, Como: 9,2%, la città più virtuosa d’Italia. Non tutto il Mezzogiorno, però, versa in condizioni critiche. A Trapani la dispersione è del 17,2%, a Brindisi del 15,7% e a Lecce del 12%, un dato addirittura migliore di quello registrato a Milano.
Il costo delle perdite: Lazio in testa
A fronte di 3,8 miliardi di metri cubi d’acqua persi nel 2022, l’Ufficio studi della Cgia ha stimato l’impatto economico della dispersione utilizzando il prezzo medio elaborato da Cittadinanzattiva. A livello nazionale il costo ammonta a 9,8 miliardi di euro. Il Lazio è la regione con il danno economico più elevato, pari a 1,5 miliardi di euro. Seguono Sicilia e Lombardia,
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