“La riforma cura il sintomo, non la malattia”: secondo gli amministratori locali non è stato sciolto il nodo della burocrazia

Si è chiusa con toni vivaci e posizioni tutt’altro che uniformi la nona edizione della Rassegna di Diritto Pubblico dell’Economia organizzata da Upel a Ville Ponti, dedicata quest’anno alla legge numero 1 del 7 gennaio 2026 — la cosiddetta riforma Foti — che interviene in modo organico sulla responsabilità amministrativa e sulle funzioni di controllo della Corte dei Conti.
La tavola rotonda conclusiva, moderata dal giornalista Matteo Inzaghi, direttore di Rete55, ha offerto uno spaccato autentico e plurale del modo in cui amministratori, tecnici e rappresentanti del mondo produttivo leggono questa riforma. Non senza divergenze significative.
Fontana: “Un riequilibrio necessario, non un arretramento”
Ad aprire i lavori, con un messaggio registrato, è stato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che ha inquadrato la riforma in una prospettiva ampia e politicamente favorevole: «Per troppo tempo l’incertezza interpretativa e il timore di possibili responsabilità hanno alimentato fenomeni di burocrazia difensiva con effetti paralizzanti sui processi decisionali pubblici». La legge, secondo Fontana, interviene proprio su questo nodo, tipicizzando la nozione di colpa grave e rafforzando il ruolo consultivo della Corte dei Conti. «Non la leggo come un arretramento delle garanzie, ma come un loro riequilibrio funzionale a sostenere la capacità decisionale delle istituzioni» ha concluso, accogliendo la riforma con favore netto, anche nell’ottica delle autonomie locali lombarde.

Magrini: “Nei piccoli comuni il problema esiste, ma non basta questa riforma”
Il presidente della Provincia di Varese Marco Magrini ha portato al tavolo il punto di vista dell’amministratore di lungo corso — vent’anni da sindaco, oggi alla guida della Provincia che lui stesso ama definire “la casa dei comuni”. Ha riconosciuto che la paura della firma è una realtà concreta, soprattutto nei comuni più piccoli, dove i funzionari hanno meno esperienza e il rischio ricade direttamente sugli amministratori. «In comuni da 300 anime, se non hai un segretario competente il rischio c’è davvero» ha detto senza giri di parole.
Ma ha anche allargato lo sguardo: «ciò di cui il Paese ha bisogno – ha sostenuto – non è solo questa riforma, ma interventi strutturali più profondi» . Riforma della giustizia, riforma degli enti locali, aggregazione dei comuni troppo piccoli per essere governati efficacemente: «Questa riforma della Corte dei Conti non credo porterà grandissimi risultati. Ci sono riforme più urgenti e vere da mettere in atto».
Il nodo tecnico: pareri, sovrapposizioni e il rischio del “parafulmine ben remunerato”
Il dottore commercialista Marco Castellani, in rappresentanza della componente tecnica dei revisori degli enti locali, ha sollevato questioni di grande concretezza operativa. Ha ricordato come a tre-quattro mesi dall’entrata in vigore della norma regnino ancora interpretazioni divergenti tra le diverse sezioni regionali della Corte dei Conti, con comuni che seguono percorsi diversi a seconda dell’orientamento locale. «Arrivare a un’interpretazione uniforme è fondamentale » ha insistito. Ha poi posto il problema del rischio che le sezioni della Corte si trasformino in consulenti di legittimità preventiva, allontanandosi dai conti in senso stretto per diventare organismi consultivi a tutto tondo: «Noi teniamo moltissimo che la Corte dei Conti rimanga ancorata ai conti». Ha infine difeso il senso della riforma in materia di prescrizione, cinque anni dal fatto e non dalla conoscenza del fatto, riconoscendo in essa una coerenza con analoghi sviluppi nel diritto privato.
Galimberti: “La riforma risolve l’ultimo anello, non il problema vero”

La voce più critica è arrivata dal sindaco di Varese Davide Galimberti, avvocato amministrativista oltre che primo cittadino. Pur condividendo i presupposti della riforma, la fatica della firma, la burocrazia difensiva, la lentezza decisionale, ha messo in discussione la diagnosi sottostante. «Ho il dubbio che la paura della firma non sia dovuta solo allo spauracchio della Corte dei Conti», ha detto. Il problema vero, a suo avviso, è la complessità stratificata del sistema normativo italiano, che non consente al funzionario o al dirigente di agire con rapidità e certezza.
Intervenire sulla Corte dei Conti significa, secondo Galimberti, agire “sull’ultimo anello della catena”, lasciando intatti i fattori che davvero rallentano l’azione amministrativa. In più, ha sollevato un paradosso concreto: la possibilità, introdotta dalla riforma, di chiedere pareri preventivi alla Corte dei Conti rischia di generare un’ondata di richieste da parte di tutte le pubbliche amministrazioni, con effetto opposto a quello auspicato. «Temo che la fatica dell’amministrare e la paura della firma permangano, con qualche aggravante in più».
Vitiello: “La vera sfida è l’efficienza digitale, non la norma sulla responsabilità”
Mauro Vitiello, presidente della Camera di Commercio di Varese, ha offerto la prospettiva del mondo imprenditoriale. La sua risposta alla domanda se la riforma restituirà fiducia alle imprese e accelererà i tempi della PA è stata netta: no. «Non penso che una riforma possa cambiare la velocità con cui un’amministrazione dà risposte alle imprese. Tutto passa dall‘efficienza, dalla digitalizzazione, dai sistemi interni».

Ha raccontato la propria esperienza diretta: imprenditore nel settore della gestione documentale, ha trovato negli anni Duemila una PA italiana impermeabile all’innovazione — “la carta non sparirà mai”, gli fu detto — e ha dovuto aprire un’attività in Svizzera per trovare interlocutori pubblici davvero disponibili al cambiamento. Il modello camerale, con la sua governance mista pubblico-privata e strumenti come Infocamere, dimostra secondo lui che l’efficienza si costruisce con sistemi, KPI e cultura organizzativa, non con norme sulla responsabilità.
Il tema assicurativo: un cantiere ancora aperto
Un passaggio specifico del dibattito ha riguardato il profilo assicurativo introdotto dalla riforma, che prevede la possibilità, e in prospettiva l’obbligo, di coperture assicurative per dirigenti e funzionari. Il quadro, come ha sottolineato Castellani, è ancora molto incerto: non è chiaro fino a quale livello della gerarchia organizzativa si estenderà l’obbligo, né come reagirà il mercato assicurativo. Il presidente Magrini ha aggiunto una notazione tagliente: «Se firmi atti da milioni di euro senza assicurarti, sei un dilettante allo sbaraglio». L’obbligo, quindi, viene visto come un passo nella giusta direzione, ma la sua attuazione pratica è ancora tutta da costruire.
Risorse o semplificazione? La domanda finale
Inzaghi ha chiuso il dibattito con una domanda secca: se doveste scegliere adesso, tra più risorse e più semplificazione, cosa scegliereste? Galimberti ha optato per le risorse, con pragmatismo: le norme, pur imperfette, permettono comunque di agire, e i comuni italiani hanno dimostrato con il PNRR di saper mettere a terra gli investimenti con efficacia. Magrini ha risposto con entrambe le cose: risorse e semplificazione, perché senza l’una l’altra non basta, ma ha tenuto a ribadire che le riforme davvero necessarie — degli enti locali, della giustizia, dell’assetto istituzionale — restano ancora largamente incompiute.
La riforma Foti è accolta senza ostilità pregiudiziale, e su alcuni punti — la tipicizzazione della colpa grave, la prescrizione, il ruolo consultivo della Corte — raccoglie consensi anche trasversali. Ma le aspettative sono prudenti, quando non scettiche.
Il rischio, come ha sintetizzato il sindaco Galimberti, è che si tratti di “una risoluzione apparente di un problema che temo non verrà risolto.” La sfida vera, su cui sembrano convergere tutti i presenti, rimane quella di costruire una pubblica amministrazione capace di decidere con competenza, serenità e tempestività: per questo servono norme chiare, risorse adeguate, formazione continua e una semplificazione che ancora, in larga misura, attende di essere scritta.
L'articolo “La riforma? Ci prova, ma non basta” alcuni sindaci del Varesotto commentano la riforma Foti sembra essere il primo su VareseNews.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)