La SLA gli toglie la parola, torna a comunicare grazie a un impianto cerebrale
Un sistema che attraverso degli elettrodi sperimentali è in grado di interpretare i segnali neurali associati alla parola e ai movimenti e li traduce in testo e azioni. L’interfaccia cervello-computer sviluppata da un gruppo di ricerca della Università della California - Davis, finora, si è dimostrata efficace, e in prospettiva ha il potenziale per tendere la mano a chi è affetto da SLA e da altre patologie neurodegenerative, tra le peggiori di cui si possa soffrire. Un'alternativa in più a sistemi come Neuralink.
C’è ancora parecchia strada da percorrere, ma la sperimentazione condotta su Casey Harrell, un 47enne a cui la sclerosi laterale amiotrofica aveva già tolto quasi tutto, ha fornito risultati molto incoraggianti, tanto che il progetto è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature. I ricercatori hanno impiantato 256 micro-elettrodi nel cervello di Harrell che da due anni a questa parte, grazie a un innovativo algoritmo che decodifica gli impulsi elettrici, gli consentono di comunicare in piena autonomia, dopo che da tempo aveva perso la possibilità di utilizzare la voce.
Da quando il sistema gli è stato impiantato, nel 2023, Harrell è tornato a lavorare (il sistema gli consente di muovere il puntatore del mouse) e a comunicare: attraverso la BCI (Brain-Computer Interface, interfaccia cervello-computer), ha formulato 183.060 frasi composte da circa 2 milioni di parole. L’accuratezza si è assestata al 99% in condizioni di test, mentre in condizioni reali il paziente ha giudicato coerenti con il suo pensiero le frasi formulate dall’algoritmo nel 92% dei casi.
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