In meno di ventiquattro ore i franchi tiratori sono spariti. Non ce ne sono più, si sono volatilizzati. Alla Camera, nonostante il voto segreto, la maggioranza ottiene il via libera alla legge elettorale e di tutto questo frastuono se ne riparlerà a settembre se non ad ottobre. La domanda è: sono finite le peripezie della destra? L’incidente di martedì pomeriggio è andato in archivio? Se si rispondesse che la buriana ha avuto lo spazio di un mattino si scriverebbe una bugia bella e buona. Per ora in Parlamento vince il break, ma la partita è ancora tutta da giocare. “Se pensano di aver sotterrato il naufragio delle preferenze sbagliano di grosso”, sostengono a sinistra. Questo vuol dire che il “tradimento” potrebbe ripetersi ed il gioco riprenderà ai supplementari?
Non si può far finta di credere che la ferita si rimargini in un giorno, che il tempo sarà tiranno e tutto finirà nel dimenticatoio. Cinquanta franchi tiratori (é l’ultimo numero accertato da chi vigila) sono un problema serio. Significa che a destra qualcosa bolle in pentola e che in autunno riprenderà il braccio di ferro, se non la guerra. Il sostantivo che tornerà di moda è la divisione. Nel Pd e alleati più o meno grandi si è certi che nella maggioranza qualcosa si è rotto e difficilmente potrà essere riparato. “Sono soltanto speranze”, replicano gli avversari. “Non sanno perdere e non vogliono riconoscere che la legge elettorale andrà avanti spedita senza altri intoppi”.
Però, a Palazzo Chigi, quanto è avvenuto non potrà essere sottovalutato. Giorgia Meloni appare tranquilla, ritiene che sia stato un fuoco di paglia, niente di più. Ufficialmente, ciò che trapela dalle stanze del potere è la tranquillità .Ma non c’è dubbio che la premier “continuerà a riflettere”, come ha detto subito dopo i risultati che hanno fatto naufragare il suo governo. Non bisognerà correre ai ripari con decisioni troppo “vendicative”. Esaminare l’accaduto con calma e capire che cosa è successo nella destra che ha subìto lo schiaffone dei “misteriosi nemici”.
Le tesi si accavallano: si vuol dare la colpa a Vannacci e ai suoi fedelissimi; si ripete sino alla noia che chi ha votato contro milita nelle fila della Lega e di Forza Italia. Ma c’è pure chi è convinto che tutto è dipeso dalla paura di perdere in futuro un posto e si è comportato di conseguenza. Rimanere dall’oggi al domani senza potere, senza uno stipendio e senza la pensione non è uno scherzetto. Non solo: una volta usciti dal Parlamento quale potrebbe essere il domani dopo una vacanza così lunga?
Insomma, una questione di “mors tua, vita mea”. Non è così secondo gli esponenti di spicco della maggioranza. Torna alla ribalta il movimento creato dall’onorevole Vannacci, il quale giocando su due tavoli, si arrogherà il diritto di scegliere con chi andare. “Al migliore offerente”, rispondono gli oltranzisti della destra. Chi è più vicino alla premier sa che questa non è la verità. Da perfezionista qual è non si fermerà dinanzi ad una riflessione così debole e vorrà capire dove si è sbagliato e perchè. Quali sono stati gli errori del governo e in che modo sarà necessario correre ai ripari? Ecco come la Meloni passerà molto del suo tempo in agosto. Per avere una risposta più giusta e, magari, più vicina alla gente che nel 2027 andrà a votare.
Se si vuole davvero arrivare allo Stabilicum, cioè a quella realtà che favorirebbe ancora la destra con una maggioranza inattaccabile, si dovrà lavorare riconoscendo gli sbagli che si sono compiuti durante questi quattro anni di governo. Il 4 settembre non è lontano, anzi è ad un passo da oggi, e quel giorno la Meloni potrà far scrivere alla storia che lei, non solo è stata la prima donna a raggiungere quel traguardo, ma anche essere il presidente del consiglio di un esecutivo con i capelli più bianchi degli altri. Nessuno, finora, ha fatto come lei.
Mario Roggero (foto Ansa) – Blitz Quotidiano
Non c’è pace nei Palazzi nemmeno quando il termometro raggiunge e oltrepassa i 40 gradi. È il Colle stavolta a richiamare all’ordine il ministro Nordio per il caso di Mario Roggero, il gioielliere che sparò e uccise due rapinatori entrati nel suo negozio minacciando, pistole in pugno, la moglie e la figlia. I giudici lo hanno condannato in via definitiva a 14 anni di carcere. Quasi un ergastolo per lui che di primavere ne conta 72. La politica della maggioranza si infiamma, chiede che Sergio Mattarella gli conceda la grazia. Matteo Salvini va più in là: “Se così non dovesse essere lo presenteremo come candidato alle prossime elezioni”. Il capo dello Stato interviene mentre il ministro Nordio ha cominciato a preparare i documenti da mandare al Quirinale. “Al Guardasigilli”, scrive stamane un giornale dell’opposizione, “Mattarella ha dato una autentica lezione di diritto costituzionale, perché concedere la grazia è un diritto che spetta soltanto al Presidente della Repubblica”. Uno schiaffone? Certo, non una carezza”.
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