L'AI entra in guerra: il Pentagono affida agli algoritmi gli attacchi
Il Pentagono compie un passo storico, e in qualche modo preoccupante. L’esercito americano ha rivisto la propria dottrina militare per aprire le porte all’intelligenza artificiale sul campo di battaglia. Finora la regola era rigida: sebbene l’AI potesse aiutare ad analizzare i dati, ogni attacco doveva essere avviato da un soldato.
L’AI può avviare gli attacchi
La nuova dottrina, approvata lo scorso aprile e consultata da Bloomberg, ribalta questa logica. Prevede ora sistemi in cui l’AI prende direttamente l’iniziativa delle azioni, sotto la semplice supervisione di un operatore umano. L’obiettivo è accelerare il ritmo delle operazioni e ridurre al minimo il tempo che intercorre tra l’individuazione di un bersaglio e lo sparo.
Ufficialmente, il Pentagono cerca di essere rassicurante, e afferma che l’uomo mantiene il controllo finale sulle decisioni di vita o di morte. Ma il confine diventa sempre più sfumato, e questa evoluzione pone profondi dilemmi morali e giuridici, al punto che lo stesso testo riconosce il rischio di una fiducia cieca negli algoritmi.
Il “dominio militare tramite l’AI”
Questa svolta tecnologica è dettata da una forte volontà politica. L’esercito americano ha già testato questi strumenti in condizioni reali nel contesto della guerra in Iran. L’AI è stata utilizzata per analizzare informazioni di intelligence su larga scala e simulare scenari di attacco.
Infatti, sotto l’impulso dell’amministrazione Trump, nel gennaio 2026 il Pentagono ha adottato una strategia aggressiva volta al dominio militare tramite l’AI. La tecnologia si sta ormai affermando come la spina dorsale della strategia di difesa statunitense. E in questo contesto, il Dipartimento della Difesa deve essere in grado di implementare sul campo nuovi modelli di AI entro 30 giorni dalla loro immissione sul mercato civile.
La resistenza inizia a mobilitarsi
Una corsa contro il tempo che costringe l’esercito a rivolgersi in massa al settore privato. Contratti legano ormai l’esercito a OpenAI, Google, xAI e, soprattutto, Palantir.
Ma le forze di opposizione si stanno mobilitando. L’ONU chiede il divieto totale delle armi letali autonome, definite moralmente ripugnanti. E la resistenza si sta organizzando anche negli Stati Uniti. Il 2 giugno, la senatrice Kirsten Gillibrand ha presentato il “Secure and Accountable Military AI Act”, un disegno di legge volto a imporre un rigoroso controllo parlamentare sull’uso dell’AI nelle decisioni relative agli attacchi e a vietarne definitivamente l’accesso al pulsante nucleare.
Ma, considerando i suoi precedenti, non è detto che l’amministrazione Trump presti attenzione a queste diverse iniziative…
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