L’ambientalismo italiano è fragile, ma mai così necessario

Aprile 23, 2026 - 14:30
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L’ambientalismo italiano è fragile, ma mai così necessario
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L’ambientalismo in Italia oggi si trova in bilico. Da un lato, cresce la consapevolezza delle emergenze ambientali, ma dall’altro, c’è una politica che fatica a tradurre questa consapevolezza in atti concreti. È un movimento che ha vinto battaglie fondamentali, ma troppe volte resta in attesa di risposte concrete. Sembra una lotta continua tra chi vuole il cambiamento e chi preferisce restare immobile.

A raccontarlo bene, intervistati da Fulvio Fagiani della redazione clima-ambiente, sono stati i protagonisti dell’incontro di mercoledì 22 aprile a Materia, dove il tema dell’ambientalismo in Italia è stato esplorato da tre voci esperte e diverse. Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, ha dato il via alla discussione con una riflessione che racchiude l’essenza del dibattito: “L’ambientalismo oggi è più ascoltato, ma anche più fragile.” Parole che non sono un invito alla rassegnazione, ma una constatazione di un movimento che, nonostante l’attenzione crescente, si trova ancora a fare i conti con ostacoli politici e sociali difficili da superare. “Abbiamo vinto tante battaglie, ma la strada da percorrere è ancora lunga” ha affermato Meggetto, sottolineando la difficoltà nel coinvolgere le nuove generazioni in un movimento che fatica a rinnovarsi e a farsi sentire in un panorama politico e sociale spesso indifferente.

E mentre Meggetto ha raccontato la sfida di una realtà associativa che fatica a trovare spazio nelle priorità politiche, Devis Dori, parlamentare di Europa Verde, ha parlato di un’opportunità che potrebbe davvero fare la differenza per l’Italia: “Ora o mai più”. Dori ha sottolineato l’importanza della spinta che arriva da Bruxelles per la transizione ecologica e le energie rinnovabili. “L’Italia ha l’occasione di non rimanere indietro, a patto di cogliere al volo questa opportunità,” ha spiegato il parlamentare, rilevando come il Green Deal europeo possa diventare un motore di cambiamento anche per l’economia italiana, rendendo l’industria del “verde” non solo necessaria, ma anche conveniente. Una visione che non si limita a parlare di ecologia, ma guarda anche a una nuova opportunità per il sistema economico nazionale, che deve imparare a coniugare la sostenibilità con la crescita.

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Di fronte a questa opportunità, Giovanni Ludovico Montagnani – attivista e tra i fondatori del collettivo “ci sarà un bel clima” – ha offerto una lettura più concreta delle sfide sul territorio. Da una parte c’è una crescente sensibilità ecologica, ma dall’altra, la connessione tra le realtà locali e le politiche nazionali è ancora troppo debole. Montagnani ha raccontato la sua esperienza con gli Stati Generali del Clima, un tentativo di raccogliere voci diverse per costruire un programma comune, ma che si è scontrato con la difficoltà di far sentire le proprie richieste nelle sedi politiche. “Abbiamo cercato di raccogliere le forze di tutte le realtà locali – ha spiegato – ma alla fine ci siamo trovati di fronte alla solita barriera di indifferenza da parte della politica”.

Quella sensazione di disconnessione è stata condivisa anche da Meggetto, che ha sottolineato quanto l’impegno delle associazioni ambientaliste venga spesso ignorato o messo in secondo piano rispetto ad altre priorità politiche. Le associazioni, pur avendo una forte presenza, non riescono a incidere in modo decisivo nella definizione delle politiche pubbliche. “Spesso il nostro impegno viene trattato come marginale, eppure rappresentiamo una parte fondamentale della società civile” ha affermato. Nonostante queste difficoltà, la discussione a Materia ha avuto il sapore di una nuova consapevolezza: l’ambientalismo è più vivo che mai, ma ha bisogno di nuovi impulsi per spingersi oltre.

Montagnani ha parlato con entusiasmo di un momento che, a suo dire, potrebbe segnare una svolta: “Per la prima volta nella storia – ha affermato – la domanda di energia elettrica è interamente coperta dalle rinnovabili”. Un dato che, se ben sfruttato, potrebbe davvero segnare il cambiamento tanto atteso. L’Italia, secondo Montagnani, ha la possibilità di sfruttare la propria capacità di generare energia da fonti rinnovabili per non rimanere più dipendente da fonti fossili, e in questo scenario, la transizione ecologica potrebbe diventare il motore di una nuova crescita economica.

La discussione si è poi concentrata su un tema sempre più urgente: l’accettabilità sociale delle rinnovabili. Come far coesistere gli impianti energetici con la vita quotidiana delle comunità locali senza scatenare conflitti? Montagnani ha spiegato come il movimento “Ci sarà un bel clima” stia cercando di conciliare la necessità di installare impianti per la transizione ecologica con il rispetto per le sensibilità territoriali. “Stiamo cercando di costruire un dialogo tra le comunità locali e i proponenti degli impianti rinnovabili” ha detto, sottolineando che solo attraverso la partecipazione e la condivisione è possibile superare i conflitti e arrivare a soluzioni che siano accettabili per tutti. Una sfida complessa che richiede tempo, ma che può essere vinta con il dialogo.

La transizione ecologica, però, non è solo una questione di leggi e numeri: è una battaglia culturale che richiede il contributo di tutti. “Questa è la nostra occasione – ha concluso Montagnani – e dobbiamo coglierla, perché se non lo facciamo adesso, rischiamo di perdere il treno per il futuro.” E questo, forse, è il momento giusto per iniziare a costruirla.

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