L'asteroide Kamo'oalewa è un pezzo di Luna?
La Terra viaggia attorno al Sole in compagnia di piccoli corpi rocciosi che la seguono come ombre cosmiche. Gli scienziati li chiamano "co-orbitali": oggetti che condividono con il nostro pianeta la stessa risonanza orbitale, impiegando esattamente un anno per completare un giro attorno alla nostra stella. Non sono satelliti, ma nemmeno semplici passanti: restano legati alla Terra per periodi straordinariamente lunghi, danzando in orbite a ferro di cavallo, quasi-satellitari o a "girino" attorno al Sole.
Per decenni, gli astronomi hanno dato per scontato che questi oggetti fossero asteroidi migranti provenienti dalla fascia principale, la grande cintura di rocce compresa tra Marte e Giove. Ma qualcosa non tornava. Le analisi spettrali di alcuni di questi corpi rivelano una composizione simile a quella della superficie lunare: silicati erosi dallo spazio, identici a quelli che ricoprono la nostra Luna. Visitatori dalla fascia principale o antiche schegge di un impatto millenario? Il dibattito è aperto e un nuovo studio pubblicato su Science Direct prova a fare chiarezza, pur sapendo che la parola definitiva spetterà alla sonda spaziale cinese già in viaggio.. Il caso Kamo'oalewa
Tra tutti i co-orbitali conosciuti, ne spicca uno Kamo'oalewa (469219), il cui nome in hawaiano significa letteralmente "frammento celeste oscillante". Con un diametro stimato tra i 40 e i 100 metri, è uno dei sette quasi-satelliti noti della Terra e quello dalla firma spettrale più inquietante: riflette la luce del Sole esattamente come fa il suolo lunare. Una coincidenza troppo marcata per essere ignorata. Alcuni ricercatori hanno avanzato un'ipotesi suggestiva: Kamo'oalewa sarebbe il residuo di un violento impatto che, tra uno e dieci milioni di anni fa, scavò sulla faccia nascosta della Luna il cratere Giordano Bruno, una cicatrice larga 22 chilometri. Quell'evento avrebbe proiettato nello spazio una serie di detriti, uno dei quali avrebbe trovato un'orbita stabile accanto alla Terra.. L'idea affascina, ma i numeri non tornano. Catapultare in orbita quasi-satellitare un blocco di roccia di 50 metri richiede una quantità di energia straordinaria. Secondo il modello sviluppato da Alessi e Jedicke, un evento del genere potrebbe verificarsi statisticamente una volta ogni 20 miliardi di anni, quasi il doppio dell'intera età dell'universo. Sulla base di queste dinamiche, gli autori stimano che la probabilità che Kamo'oalewa sia davvero di origine lunare si attesti intorno al 21%.. 12.000 particelle simulate
Per testare quantitativamente l'ipotesi lunare, i ricercatori hanno condotto simulazioni su larga scala: 12.000 oggetti lanciati virtualmente dalla superficie della Luna a velocità e angolazioni diverse, con le orbite tracciate per milioni di anni simulati. L'obiettivo era capire quante di quegli oggetti potessero stabilizzarsi in posizioni co-orbitali stabili. Il risultato è stato eloquente: solo circa settanta oggetti superiori ai 10 metri di diametro raggiungerebbero quella condizione di equilibrio. Settanta, contro i circa 1.600 che — secondo il modello NEOMOD3, usato per simulare la migrazione degli asteroidi dalla fascia principale allo spazio circumterrestre — verrebbero forniti dalla cintura di asteroidi in condizioni analoghe.. La matematica è impietosa: la probabilità che un qualsiasi co-orbitale di quelle dimensioni sia di origine lunare scende al 4,3%. La fascia principale resta, di gran lunga, la fonte più probabile. Il punto debole di questa statistica, ammettono gli stessi autori, è la scarsità dei dati osservativi: finora sono noti solo 57 asteroidi co-orbitali in quella fascia di dimensioni, un campione troppo esiguo per trarre conclusioni definitive con sicurezza statistica.. Tianwen-2: la risposta è già in viaggio
Mentre il dibattito accademico continua, la risposta più concreta potrebbe arrivare dallo spazio. La sonda cinese Tianwen-2, lanciata il 28 maggio 2025, ha già percorso circa 700 milioni di chilometri ed è diretta verso Kamo'oalewa, con arrivo previsto nell'estate 2026. Una volta raggiunto l'asteroide a luglio, la sonda vi resterà circa dieci mesi. Per raccogliere i campioni, Tianwen-2 utilizzerà una tecnica "touch-and-go" — un braccio robotico che aspira frammenti in una camera di raccolta — con un metodo alternativo di perforazione se necessario.
L'obiettivo è portare a Terra circa un chilogrammo di regolite, da confrontare in laboratorio con i campioni Apollo e con quelli restituiti dalle missioni Hayabusa2 e OSIRIS-REx. La capsula con i campioni è attesa sulla Terra nel novembre 2027. La missione non si fermerà lì: dopo aver consegnato il suo carico scientifico, Tianwen-2 utilizzerà una manovra di fionda gravitazionale attorno alla Terra per dirigersi verso un secondo obiettivo, la cometa 311P/PANSTARRS, che raggiungerà intorno al 2035.. Due risposte, due strade
Qualunque sarà l'esito, le implicazioni scientifiche sono notevoli. Se i campioni rivelassero che Kamo'oalewa è un asteroide della fascia principale finito per caso in un'orbita insolita, gli scienziati dovrebbero spiegare perché il suo spettro imita così fedelmente quello lunare — un rebus tutt'altro che banale.
Altrimenti l'intera comprensione della meccanica degli impatti lunari, delle leggi di scala dei crateri e della storia geologica della Luna andrebbe riscritta da capo. In entrambi i casi, sarebbe una scoperta di prima grandezza. E come poche volte è accaduto nella storia dell'esplorazione spaziale non dovremo limitarci a guardare dall'esterno: avremo la roccia in mano..
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