Queensland, la tassa sulla terra verso i 5 miliardi l’anno: cresce la pressione sugli investitori immobiliari

07 Luglio 2026 - 23:22
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Il governo del Queensland prevede un forte aumento degli incassi dalla land tax, destinati a salire fino a quasi 4,8 miliardi di dollari entro il 2029-30. Una tassa che il premier David Crisafulli, quando era all’opposizione, aveva definito una “stealth tax” capace di colpire anche piccoli investitori familiari.

Entrate in forte crescita

La land tax sta diventando una delle fonti di entrata più pesanti per il bilancio del Queensland.

Secondo i dati contenuti nel budget statale, il governo dovrebbe incassare circa 2,7 miliardi di dollari dalla tassa nel 2025-26, con una crescita prevista fino a 4,8 miliardi di dollari entro il 2029-30.

In un precedente articolo sul budget 2026-27, ABC News aveva già evidenziato che le entrate da land tax sono previste in aumento a circa 3,16 miliardi di dollari nel prossimo esercizio finanziario, per poi arrivare a 4,82 miliardi nel 2029-30.

Si tratta di una crescita di circa l’80% in quattro anni, spinta soprattutto dall’aumento dei valori fondiari e dal mancato adeguamento delle soglie di esenzione.

Una tassa che non colpisce la prima casa

La land tax non si applica alla principal place of residence, cioè alla casa principale in cui una persona vive.

Può però colpire immobili d’investimento, terreni, proprietà commerciali e altri beni fondiari detenuti da privati, società o trust.

In Queensland, una persona fisica residente diventa soggetta alla tassa quando il valore complessivo imponibile dei terreni posseduti raggiunge almeno 600.000 dollari. Per società e trust, la soglia è molto più bassa: 350.000 dollari. Il Queensland Revenue Office conferma che per companies e trustees la soglia scatta da 350.000 dollari di valore imponibile complessivo dei terreni.

Il nodo delle soglie ferme dal 2007

Il problema politico è che le soglie non sono state adeguate da anni.

La soglia per gli individui resta fissata a 600.000 dollari, mentre quella per società e trust è a 350.000 dollari. ABC aveva già ricostruito nel 2024 che anche la soglia per società e trust non cambiava dal 2007.

In quasi vent’anni, però, i valori immobiliari sono aumentati in modo significativo. Questo significa che proprietari che in passato sarebbero rimasti fuori dalla tassa oggi possono finirci dentro senza che il Parlamento abbia formalmente aumentato l’imposta.

È il classico effetto del bracket creep: la soglia resta ferma, il valore degli asset sale, e sempre più contribuenti entrano nel perimetro fiscale.

Crisafulli e la “stealth tax”

Il dato crea imbarazzo politico per il governo di David Crisafulli.

Quando era leader dell’opposizione, Crisafulli aveva criticato duramente la land tax, definendola una sorta di “tax by stealth”, una tassa nascosta, e sostenendo che finisse per colpire anche “mum and dad investors”, cioè piccoli investitori familiari.

Nel 2023, parlando a 4BC, aveva sottolineato quanto fosse cambiato il significato di una soglia da 600.000 dollari rispetto a dieci anni prima, sostenendo che i cittadini del Queensland meritassero una spiegazione sul perché quel limite non fosse stato aggiornato.

Oggi, però, il suo governo non ha annunciato modifiche alle soglie.

Il governo: nessuna nuova tassa

Il tesoriere David Janetzki ha difeso l’impostazione del budget, sostenendo che il governo non ha introdotto nuove tasse né aumentato quelle esistenti.

Il governo Crisafulli ha presentato il budget come un piano di stabilità e certezza fiscale, insistendo sul fatto che non ci siano nuove imposte o incrementi di aliquote. Una nota ufficiale del governo afferma che il budget 2026-27 viene consegnato con “no new or increased taxes”.

Formalmente è vero: la land tax non viene aumentata nelle aliquote. Ma politicamente il tema resta aperto, perché le entrate crescono comunque in modo consistente grazie all’aumento dei valori e alla mancata indicizzazione delle soglie.

Il Real Estate Institute chiede una revisione

Il Real Estate Institute of Queensland chiede da tempo una revisione della soglia.

La chief executive Antonia Mercorella ha sostenuto che il limite dovrebbe essere rivisto e indicizzato al CPI, cioè all’inflazione, per evitare che l’aumento dei valori immobiliari trascini automaticamente più proprietari dentro il sistema.

Secondo il REIQ, la questione non è abolire la land tax, ma renderla più equa e aggiornata al mercato attuale.

La richiesta parte da un principio semplice: una soglia stabilita quasi vent’anni fa non può essere trattata come se il mercato immobiliare fosse rimasto fermo.

Investitori sotto pressione

La crescita della land tax arriva in un momento già difficile per chi investe nel mercato immobiliare.

Tassi d’interesse elevati, costi di manutenzione, assicurazioni più care, normative più stringenti sugli affitti e incertezza sulle politiche federali stanno cambiando il calcolo economico degli investitori.

La pressione fiscale può spingere alcuni proprietari a vendere o a trasferire parte dei costi sugli affitti, aggravando un mercato già segnato dalla scarsità di case disponibili.

È qui che il tema fiscale si intreccia con la crisi abitativa: tassare di più la proprietà può aumentare le entrate pubbliche, ma rischia anche di ridurre l’offerta di immobili in affitto se non accompagnato da politiche abitative efficaci.

Il governo conta sulla crescita delle entrate

Il budget del Queensland si muove dentro un quadro fiscale complesso.

Il governo deve finanziare sanità, infrastrutture, housing, servizi pubblici e spesa corrente, mentre prova a contenere debito e deficit. Il Guardian ha evidenziato che il budget 2026 del Queensland presenta una situazione fiscale fragile, con deficit elevato, pressione sul debito e necessità di tenere sotto controllo la spesa.

In questo contesto, le entrate da land tax diventano una leva importante.

Ma la domanda politica è inevitabile: se una tassa cresce rapidamente senza modifiche formali di aliquote, il governo può davvero dire che non sta aumentando la pressione fiscale?

Una questione di equità

La land tax nasce per colpire la ricchezza fondiaria non legata alla prima casa.

In teoria, quindi, riguarda chi possiede asset immobiliari oltre la propria abitazione principale. Ma con soglie ferme da quasi vent’anni, il rischio è che il tributo colpisca anche proprietari non particolarmente ricchi, soprattutto in aree dove i valori dei terreni sono aumentati molto.

La definizione di “mum and dad investors” usata da Crisafulli quando era all’opposizione torna quindi oggi come boomerang politico.

Perché se quella critica era valida allora, la domanda è perché non debba valere anche adesso.

Il bivio del governo Crisafulli

Il governo del Queensland si trova davanti a una scelta.

Può lasciare tutto com’è, incassando una crescita consistente delle entrate senza introdurre nuove tasse. Oppure può avviare una revisione delle soglie, riducendo il bracket creep ma rinunciando a una parte significativa del gettito futuro.

La prima opzione aiuta il bilancio. La seconda risponderebbe alle critiche di equità fiscale.

Per ora, l’esecutivo non si sbilancia.

Una tassa sempre più politica

La land tax è destinata a diventare un tema centrale nel dibattito del Queensland.

Da una parte ci sono le esigenze di bilancio. Dall’altra ci sono investitori, settore immobiliare e proprietari che chiedono soglie più aggiornate. Nel mezzo c’è un governo che aveva criticato quella tassa dall’opposizione e ora si trova a beneficiare della sua crescita.

Il punto non è solo quanto incasserà lo Stato.

Il punto è se una soglia ferma dal 2007 possa ancora essere considerata giusta in un mercato immobiliare completamente cambiato.

E se il Queensland incasserà davvero quasi 5 miliardi di dollari l’anno dalla land tax entro il 2029-30, il governo dovrà spiegare se quella che ieri chiamava “stealth tax” oggi sia diventata una tassa indispensabile.

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