Lavoro, 7 italiani su 10 soffrono la sindrome dell’impostore
Milano, 17 mag. (askanews) – Sentirsi inadeguati, dubitare delle proprie capacità o pensare di non meritare i risultati raggiunti. È la cosiddetta “sindrome dell’impostore”, fenomeno che secondo una rilevazione di Hays in collaborazione con Serenis riguarda 7 italiani su 10 almeno una volta nella carriera lavorativa. Oltre il 30% afferma inoltre di provarla spesso.
Secondo l’indagine, il momento più critico è l’inizio di un nuovo ruolo, indicato dal 39% dei rispondenti, seguito dal confronto con i colleghi (31%) e dai processi di selezione per una nuova posizione (18%).
“La sindrome dell’impostore non dipende necessariamente da una reale mancanza di competenze, ma spesso da una percezione distorta del proprio valore professionale”, spiega Alessio Campi, People & Culture Director di Hays Italia, sottolineando il ruolo delle aziende nel creare contesti di lavoro più inclusivi e capaci di supportare i dipendenti attraverso feedback continui e dialogo con i manager.
Secondo Martina Migliore, psicoterapeuta cognitivo comportamentale e Head of Business Learning & Culture di Serenis, il fenomeno non è una patologia ma “un’esperienza psicologica caratterizzata dall’incapacità di interiorizzare i propri successi”. Alla base ci sarebbe spesso un “locus of control esterno”, cioè la tendenza ad attribuire i successi alla fortuna e gli insuccessi esclusivamente a sé stessi.
La sindrome colpirebbe in particolare i profili high-achiever, chi affronta transizioni di carriera, giovani talenti, donne e minoranze, soprattutto in contesti molto competitivi. Tra le strategie suggerite dagli esperti per affrontarla: valorizzare i feedback ricevuti, ridurre il perfezionismo, condividere il disagio con colleghi fidati e, nei casi più persistenti, intraprendere un percorso terapeutico.
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