Le liti, la coca, il pugno nell’occhio: a Varese il processo per maltrattamenti: “Mi rincorreva col coltello”

«Era grosso così». Seduta al banchetto dei testimoni, con le mani mostrava una lunghezza di oltre trenta centimetri imputabile ad uno di quei coltelli che tanti chiamano “alla Rambo”, da caccia, impugnato – secondo la testimone – in almeno un’occasione con disinvoltura da un uomo a processo per maltrattamenti in famiglia. A raccontare davanti ai giudici la sua ex compagna.
Si è difatti svolta oggi, martedì, davanti al collegio del Tribunale di Varese, una nuova udienza del processo legato all’ipotesi accusatoria di maltrattamenti in famiglia nei confronti di un uomo residente nel Varesotto. Il procedimento è stato rinviato al prossimo novembre.
Nel corso dell’udienza è stata ascoltata la testimonianza della donna che ha raccontato la relazione avuta con l’imputato, difeso dall’avvocato Mariano Chiaravalli. Secondo quanto riferito in aula, i due si sarebbero conosciuti nel 2016 e avrebbero iniziato la convivenza nel 2018, protrattasi fino al marzo del 2021. La coppia viveva in un centro appena fuori Varese.
La testimone ha descritto una relazione caratterizzata da continui litigi e da episodi che somigliano a qualcosa come una ira folle. In aula ha riferito di frequenti discussioni anche successive alla fine della convivenza, spiegando che nel settembre del 2023 i due continuavano a incontrarsi «per bere e pippare coca», ma che gli incontri sfociavano spesso in tensioni e contrasti.
Tra gli episodi raccontati davanti ai giudici, la donna ha parlato di un’aggressione culminata con “un pugno in faccia” e di un altro momento di forte paura durante il quale l’uomo l’avrebbe rincorsa impugnando un grosso coltello da sopravvivenza che l’ex compagno teneva in casa.
Il collegio ha quindi disposto il rinvio del processo alla prossima udienza fissata nel mese di novembre, quando l’istruttoria dibattimentale proseguirà con nuove testimonianze e approfondimenti.
Fra i testimoni sentiti oggi in aula anche il padre della persona offesa che ha confermato la temperie nella quale si svolgevano i fatti, in un contesto legato a dipendenze anche da alcool.
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