L’Ebola torna a far paura: oltre cento vittime tra Congo, Uganda e Sud Sudan. Per l’Oms è «emergenza sanitaria pubblica»

27 Maggio 2026 - 08:59
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Una nuova epidemia di ebola causata dal virus Bundibugyo sta colpendo l’Africa centrale. I casi confermati sono ancora limitati, ma quelli sospetti superano già i cinquecento e i morti sono oltre 130. L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale, mentre diversi Paesi adottano misure preventive. In Europa il rischio resta basso, ma anche l’Italia ha rafforzato i controlli sanitari negli aeroporti

Dopo l’allarme legato all’Hantavirus, una nuova minaccia sanitaria preoccupa la comunità internazionale: l’epidemia di ebola provocata dal virus Bundibugyo, una variante per la quale non esistono attualmente vaccini né cure specifiche.

I Paesi maggiormente colpiti sono la Repubblica Democratica del Congo, l’Uganda e il Sud Sudan. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), i casi confermati sono circa trenta, mentre quelli sospetti superano i cinquecento. Le morti sospette registrate sono oltre 130.

Le autorità sanitarie temono una possibile espansione del contagio a causa di diversi fattori: la presenza di casi in grandi centri urbani come Kampala e Goma, i contagi tra il personale sanitario e gli intensi movimenti di popolazione provocati dai conflitti nella provincia di Ituri. A questi elementi si aggiunge l’elevata mobilità legata alle attività minerarie della regione, che rende più complesso il controllo della diffusione del virus.

La dichiarazione di emergenza dell’Oms

Di fronte alla rapidità della diffusione e al crescente numero di casi sospetti, il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato l’epidemia una “Emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale” (PHEIC), secondo quanto previsto dal Regolamento sanitario internazionale.

La dichiarazione consente di mobilitare risorse straordinarie e coordinare una risposta globale tra i diversi Paesi coinvolti. Tuttavia, l’Oms precisa che questa misura non implica necessariamente il rischio imminente di una pandemia mondiale.

Il rischio per Europa e Stati Uniti

Nonostante la gravità della situazione in Africa centrale, il rischio di diffusione in Europa viene considerato molto basso. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ritiene infatti improbabile una trasmissione significativa nei Paesi dell’Unione Europea.

Gli Stati Uniti hanno però adottato misure più severe. Le autorità americane hanno emesso il massimo livello di allerta per i viaggi verso Congo, Uganda e Sud Sudan e hanno temporaneamente sospeso l’ingresso nel Paese ai cittadini non statunitensi che abbiano soggiornato nelle aree colpite negli ultimi 21 giorni.

Il provvedimento, disposto dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), resterà in vigore per 30 giorni ed è motivato dalla necessità di ridurre il rischio di importazione del virus negli Stati Uniti.

I controlli rafforzati in Italia

Anche l’Italia ha attivato misure preventive. Il Ministero della Salute ha disposto controlli sanitari rafforzati negli aeroporti, in particolare negli scali di Fiumicino e Malpensa.

Le compagnie aeree sono state invitate a segnalare immediatamente eventuali casi sospetti e a collaborare con le autorità sanitarie per il tracciamento dei contatti. In caso di sintomi manifestati durante il volo, gli aerei provenienti dalle aree interessate dovranno atterrare esclusivamente negli aeroporti sanitari autorizzati, dove saranno applicate le procedure previste per la gestione dei casi sospetti.

Le strategie per contenere il contagio

L’Oms sottolinea che, anche in assenza di vaccini o trattamenti specifici contro il virus Bundibugyo, è possibile limitare la diffusione dell’epidemia attraverso strumenti di prevenzione e controllo.

Tra le misure considerate fondamentali vi sono il rafforzamento della sorveglianza sanitaria, il tracciamento dei contatti, le analisi di laboratorio e una comunicazione efficace con le comunità locali, indispensabile per contenere il contagio e ridurre il numero delle infezioni.

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