LEGACY - Delusione: come gli “egoisti perdenti" dell'Inghilterra hanno sprecato la loro più grande occasione nel 2002
Con una generazione d'oro al suo apice e un Brasile vulnerabile, doveva essere il momento in cui il calcio tornava finalmente a casa. Invece, la paura e la cultura di una squadra frammentata hanno trasformato la più grande opportunità dell'Inghilterra in un altro atto caratterizzato dal crepacuore.
L'Inghilterra non ha vissuto altro che delusioni ai Mondiali dopo lo storico successo in patria nel 1966. I "Tre Leoni" hanno dovuto soccombere di fronte all'Argentina e alla "Mano de Dios" di Diego Maradona nei quarti di finale del 1986, prima di essere rispediti a casa in semifinale quattro anni dopo dalla Germania, dopo una logorante partita conclusa ai tempi supplementari. Sia l’Argentina che la Germania, di nuovo, furono la causa delle eliminazioni agli ottavi di finale rispettivamente nel 1998 e nel 2010, mentre il Portogallo ebbe la meglio sull'Inghilterra, sempre agli ottavi, nel 2006.
Un senso di reale fiducia è finalmente tornato vivo nel 2018 con Sir Gareth Southgate, quando l'Inghilterra ha superato le aspettative raggiungendo le semifinali, deludendo di nuovo nel 2022 dopo essere stata considerata tra le favorite del torneo, perdendo per 2-1 ai quarti contro la Francia, gara caratterizzata dal peggior rigore della carriera di Harry Kane.
L'Inghilterra ha avuto 11 occasioni per sollevare nuovamente il trofeo al cielo, fallendo la qualificazione al torneo solo nel 1974, 1978 e nel 1994; un'imbarazzante eliminazione ai gironi nel 2014 ha, poi, rappresentato l’esperienza peggiore tra tutte. La sfortuna ha innegabilmente giocato un ruolo importante, vero, ma ogni generazione di giocatori ha in qualche modo deluso, sia bloccandosi nei momenti più importanti, sia fallendo nel replicare le proprie prestazioni mostrate nei club in nazionale.
Ecco, nel 2002 ci fu un'imperdonabile combinazione di entrambe le cose. Quello avrebbe dovuto essere l'anno in cui il calcio tornava a casa per la seconda volta. Erano questi i sentimenti dell'allenatore Sven-Goran Eriksson, dopo che la sua squadra era tornata a casa da Corea del Sud e Giappone ammaccata, e ovviamente sconfitta. "L'unica cosa che dicevamo sempre ai giocatori era che, con la squadra che avevamo, non avremmo dovuto aver paura di nessuno e che, con un po' di fortuna, avremmo potuto arrivare fino in fondo", ha detto. "Penso ancora che avremmo potuto farcela".
Ma sì, avevano paura. È stato forse uno dei peggiori casi di paura capace di paralizzare una squadra top nella storia del calcio internazionale. E se l'attuale gruppo di Thomas Tuchel vuole riuscire dove quello di Eriksson ha fallito 23 anni fa, bisogna ascoltare e approfondire le lezioni di quella fallimentare spedizione in Estremo Oriente.
QUALIFICAZIONI... DRAMMATICHE

Eriksson prese le redini della gestione della nazionale inglese in un momento in cui la squadra era in completo disordine. L'Inghilterra uscì da Euro 2000 nella fase a gironi prima di aprire il girone di qualificazione ai Mondiali 2002 con una sconfitta per 1-0 contro la Germania, nell'ultima partita giocata al vecchio Wembley. Dopo il fischio finale, l'allora direttore della FA David Davies, come ricordato nel suo diario FA Confidential, trascinò Kevin Keegan nel box di un bagno per cercare di convincerlo a non dimettersi, ma le sue preghiere caddero nel vuoto.
"Non puoi farmi cambiare idea", disse Keegan. "Me ne vado. Non sono all'altezza. Andrò dalla stampa a dire loro che non sono all'altezza. Non riesco a motivare i giocatori. Non riesco a ottenere da questi giocatori quel qualcosa in più di cui ho bisogno". Fedele alla sua parola, l’icona del Liverpool si dimise, definendo in seguito il suo mandato di 20 mesi con la nazionale come "senza anima".
Agli occhi di molti, i Tre Leoni avevano toccato il fondo, e la FA decise che era necessario un vincente seriale per invertire la rotta. Entrò in scena Eriksson, considerato uno dei migliori allenatori d'Europa dopo aver guidato la Lazio allo scudetto 1999/00. C'era ancora molto scetticismo quando lo svedese, sereno, fu nominato primo allenatore straniero nella storia dell'Inghilterra, ma conquistò la maggior parte del pubblico vincendo le prime cinque partite, un misto di amichevoli e qualificazioni contro Spagna, Finlandia, Albania, Messico e Grecia.
Eriksson fu poi l'artefice di una prestazione storica che valse la vittoria per 5-1 sulla Germania all'Olympiastadion di Monaco, con Michael Owen autore di un'indimenticabile tripletta. Fu un risultato che scosse il calcio internazionale, e l'Inghilterra gli diede seguito con una agevole vittoria casalinga per 2-0 contro l'Albania quattro giorni dopo, che la mise nella condizione di dover anche solo eguagliare i punti della Germania nell'ultimo turno di qualificazione per finire in testa al girone.
Completarono la missione, ma fu qualcosa di drammatico, e non lineare come avrebbe dovuto essere. La Grecia spiazzò i Tre Leoni siglando e mantenendo il vantaggio per 2-1 all'Old Trafford fino al terzo minuto di recupero, quando David Beckham, simbolo del Manchester United, salì in cattedra per pareggiare con una sensazionale punizione da 30 metri. Con la Finlandia che bloccava la Germania sullo 0-0, quella magia fu sufficiente per assicurare all'Inghilterra il pass per il primo Mondiale in Asia.
GLI INFORTUNI PRIMA DEL TORNEO

L'euforia generata dalla disfatta della Germania e dal goal iconico di Beckham lasciò presto il posto a una nuova forma di apprensione, visto che l'Inghilterra fu sorteggiata nel temuto "Girone della Morte" per il Mondiale del 2002, insieme ai vecchi nemici dell'Argentina, alla Svezia nativa di Eriksson e alla potenziale sorpresa della Nigeria. Giusto per peggiorare le cose, Beckham, Gary Neville e Steven Gerrard si fermarono tutti per gravi infortuni alla fine della stagione coi rispettivi club, ed Eriksson si ritrovò su tutte le prime e ultime pagine dei giornali britannici per aver tradito la sua storica fidanzata Nancy Dell'Olio con la presentatrice televisiva Ulrika Jonsson.
Si temeva che la vita privata di Eriksson avrebbe distratto la preparazione dell'Inghilterra, e le sue convocazioni finali attirarono molte critiche. Scelse Wes Brown e Danny Mills rispetto a Jamie Carragher e Phil Neville in difesa, ignorò Steve McManaman e Frank Lampard a centrocampo e scelse solo cinque attaccanti, con Andy Cole che annunciò il ritiro dal calcio internazionale dopo essere stato escluso.
"C'è una grande preoccupazione su da chi verranno i goal", disse l'ex opinionista di Sky Sports e nazionale scozzese Andy Gray su BBC Radio Five Live. "Se Michael Owen non è in forma, dov'è la sua riserva? Chi segnerà se Michael non ci riesce?". Eriksson fu giudicato troppo prudente con una linea difensiva a otto uomini, ma si prese un grande rischio includendo Beckham, a cui era stato dato un tempo di recupero di sei-otto settimane dopo aver subito la frattura di un piede nella vittoria dello United contro il Deportivo La Coruna in Champions League all'inizio di aprile.
La riabilitazione del capitano, e il significato della parola "metatarso", furono oggetto delle discussioni di tifosi e media fino al calcio d'inizio e oltre. Gary Neville e Gerrard non riuscirono però a giocare superando la soglia del dolore, e il sostituto di quest'ultimo, Danny Murphy, si fratturò anch'egli il piede appena otto giorni prima della partita d'esordio dell'Inghilterra, con Trevor Sinclair del West Ham chiamato a prendere il suo posto. Anche Kieron Dyer e Nicky Butt erano alle prese con acciacchi, portando alcuni esperti a sostenere che la spedizione fosse segnata prima ancora di iniziare.
UNA PARTITA STRANA CONTRO LA SVEZIA

Tuttavia, ad Eriksson non mancava la qualità. David Seaman, Martin Keown, Sol Campbell, Paul Scholes, Owen Hargreaves e Teddy Sheringham completavano la lista di nomi celebri accanto a Beckham e Neville, mentre Owen, Rio Ferdinand e Ashley Cole guidavano il gruppo di talenti più giovani dell'Inghilterra.
La prima partita contro una Svezia decisamente mediocre era un'opportunità per i Tre Leoni di mostrare i loro muscoli. Purtroppo, non la colsero. Un Beckham in condizioni precarie, con una distintiva cresta bionda, giustificò la sua presenza dall’inizio con un calcio d'angolo perfetto per il colpo di testa di Sol Campbell che portò in vantaggio la squadra di Eriksson nei primi 25 minuti; ma invece di spingere ulteriormente, l'Inghilterra si abbassò e invitò gli avversari ad avanzare.
Niclas Alexandersson approfittò di un pessimo rinvio di Mills per segnare il pareggio e la Svezia dominò il resto del secondo tempo, con Teddy Lucic e Henrik Larsson che andarono entrambi vicini al goal della vittoria. L'Inghilterra resistette conquistando un pari per 1-1, ma fu un’occasione persa e l'umore nello spogliatoio era cupo, anche perché l'Argentina aveva vinto la sua gara d'esordio contro la Nigeria per 1-0.
Eriksson non si perse d'animo, però. "Quando sei in vantaggio 1-0 e poi pareggi, ti senti come se avessi perso. Non dovresti sentirti così, ma questa era la sensazione nello spogliatoio dopo la partita, quindi ho detto ai miei che non siamo a un funerale", disse ai giornalisti. "Abbiamo appena iniziato il Mondiale e ovviamente possiamo ancora passare. Tutto è ancora possibile perché è tutto molto equilibrato".
LA RIVINCITA CONTRO L'ARGENTINA

Come spesso accade, l'Inghilterra ha dato una risposta forte nella seconda partita contro l'Argentina, ma il discorso motivazionale di Eriksson c'entrava poco. Fu il desiderio di vendetta ad alimentare la squadra quattro anni dopo la dolorosa sconfitta ai rigori contro l'Albiceleste in Francia, e in particolare Beckham, che era stato espulso all'inizio del secondo tempo sul punteggio di 2-2 per aver scalciato Diego Simeone.
Fin dall'inizio al Sapporo Dome in Giappone, ci fu quel tipo di ferocia nel gioco dell'Inghilterra che, purtroppo, non venne mai più replicata nell'era Eriksson. I Tre Leoni lottarono duramente e giocarono meglio dell'Argentina in un primo tempo vibrante, e passarono in vantaggio poco dopo che Owen si procurò astutamente un rigore causato da Mauricio Pochettino appena dentro l'area.
Beckham prese la palla e affrontò tutti i suoi demoni in una situazione carica di pressione. Sarebbe stato facile cedere. Ma proprio come fece nelle qualificazioni contro la Grecia, il centrocampista fece un respiro profondo e si concentrò puramente sulla sua tecnica, scagliando in rete un tiro rasoterra così veloce che il portiere argentino Pablo Cavallero non fece in tempo respingere.
Fu un momento di catarsi per Beckham e fece considerare di nuovo l'Inghilterra come forza di questo Mondiale. L'Argentina tentò il tutto per tutto nel secondo tempo ma non trovò alcuno spazio, con Ferdinand e Campbell che incarnarono lo spirito indistruttibile del gruppo con una serie di blocchi, intercetti e contrasti decisivi. L'Inghilterra ottenne la vittoria e la rivincita che bramava e, quando arrivò la notizia della vittoria per 2-1 della Svezia sulla Nigeria, seppe anche che un pareggio nell'ultima partita del girone gli avrebbe garantito il passaggio agli ottavi.
IL PAREGGIO CONTRO LA NIGERIA

L'Inghilterra ottenne il punto di cui aveva bisogno pareggiando 0-0 con la Nigeria, ma perse il primo posto nel girone dopo che la Svezia pareggiò 1-1 con l'Argentina. Ancora più preoccupante fu la prestazione dei giocatori, nel caldo asfissiante, e la mancanza di incisività negli ultimi metri.
Invece di un accoppiamento (sulla carta) più favorevole con il Senegal, a frapporsi sul cammino dell'Inghilterra verso i quarti di finale ci fu la Danimarca. I danesi avevano vinto il Gruppo A proprio davanti al Senegal ottenendo vittorie a sorpresa contro l'Uruguay e i campioni in carica della Francia, segnando cinque goal in totale.
Ci si aspettava una notte difficile al Big Swan Stadium di Niigata e i tifosi, infatti, erano nervosi. Ma non ce n'era bisogno. L'Inghilterra partì a razzo e superò la difesa della Danimarca dopo soli cinque minuti, con Beckham che fornì un altro assist da calcio d'angolo per l'incornata di Ferdinand sul secondo palo.
Owen raddoppiò con un tocco da rapace d'area, e Heskey siglò il terzo goal dell'Inghilterra poco prima dell'intervallo dopo un’altra buona azione di Beckham. Quella del primo tempo fu una prestazione quasi impeccabile, caratterizzata da scambi di passaggi fluidi e pressing aggressivo.
Gli uomini di Eriksson nel secondo tempo gestirono il parziale di 3-0, assicurandosi un quarto di finale stellare contro un Brasile che era stato sicuramente meno impressionante nel suo ottavo di finale. Il Belgio aveva perso 2-0 contro la Seleção, vero, ma aveva creato abbastanza occasioni per vincere la partita e aveva controllato il centrocampo per gran parte dell'incontro. I Tre Leoni avevano gli strumenti per battere il Brasile, se questo avesse ripetuto gli errori della partita precedente, tanto che persino la leggenda brasiliana Pelé ammise alla BBC Sport: "Se l'Inghilterra riuscirà a mantenere la calma e la disciplina, vincerà la partita".
IL BRASILE NE APPROFITTA

La gara tra Inghilterra e Brasile iniziò a metà pomeriggio con temperature torride di 28°C e un'umidità all'interno dello stadio di Yokohama che segnava il 57%. Quelle condizioni favorivano la squadra di Luis Felipe Scolari, e ciò fu evidente nel gioco del Brasile sin dall'inizio della partita, mentre schiacciava l'Inghilterra e faceva girare palla con fiducia.
Tuttavia, con il colossale Campbell a guidare la difesa, l'Inghilterra riuscì a spegnere l'illustre attacco della Seleção risultando poi pericolosa in contropiede. Al 23° minuto, una di queste ripartenze portò Heskey a servire un pallone filtrante a Owen. Leggermente impreciso, a dire la verità, tanto che avrebbe dovuto essere gestito facilmente da Lucio, ma il pessimo primo tocco del difensore centrale brasiliano aiutò Owen, che controllò prima di battere sapientemente il portiere nell'angolo lontano.
Il Brasile rimase stordito e, improvvisamente, la previsione pre-partita di Pelé sembrava potersi realizzare. Ma l'Inghilterra avrebbe dovuto insistere piuttosto che abbassarsi, come aveva fatto contro la Svezia nella prima giornata. I quattro volte campioni del mondo erano stati feriti e potevano essere battuti.
Purtroppo, però, quello non era proprio lo stile di Eriksson. Disse alla sua squadra di restare bassa e proteggere il vantaggio fino all'intervallo, il che permise al Brasile di recuperare rapidamente fiducia. A pochi secondi dal fischio, accadde l'inevitabile.
La sequenza di errori che valsero il pareggio inizia quando Beckham, chiaramente preoccupato di subire un colpo al suo piede debole, evita un contrasto con Roberto Carlos. Roque Junior procede poi con un passaggio impreciso a centrocampo che Scholes poteva raccogliere, ma che gli viene soffiato dall’allungo di Kleberson, e la palla finisce a Ronaldinho, che parte verso la porta.
Il brasiliano con un rapido doppio passo supera Cole, uscito fuori posizione lasciando Campbell esposto, prima di servire Rivaldo che insacca con un bel tiro di prima intenzione su cui Seaman è troppo lento a intervenire. L'Inghilterra ha inspiegabilmente regalato al Brasile un modo per rientrare in partita e, come si è scoperto, Eriksson non aveva un piano B.
IL GOAL "ICONICO" DI RONALDINHO

Secondo Southgate, l'allenatore svedese fallì anche nel galvanizzare i giocatori con il suo discorso nell'intervallo. Il difensore, che non si mosse dalla panchina, disse parlando della partita anni dopo: "Ci aspettavamo Winston Churchill e invece abbiamo ricevuto Iain Duncan Smith".
In effetti, Eriksson non fece cambi all'intervallo e rimase fedele al suo pragmatico 4-4-2. L'Inghilterra rientrò senza spinta e il Brasile prese il pieno comando delle operazioni. Dopo cinque minuti dall’inizio della ripresa, era in vantaggio.
Questa volta, un solo uomo fu il responsabile del goal subito. Quando il Brasile ottenne una punizione a circa 38 metri dalla porta sulla fascia destra, non sembravano esserci pericoli, ma non appena la palla si allontanò dal piede di Ronaldinho, Seaman entrò nel panico.
Si rivelò essere un tiro piuttosto che un cross in area, e il numero 1 dell'Inghilterra ne giudicò male la traiettoria. La palla lo superò con un pallonetto finendo in rete prima ancora che potesse allungare un braccio, con Ronaldinho che era già corso verso la pista olimpica che circondava il campo per ballare con i suoi compagni quando Seaman finalmente la recuperò.
"Cafu mi aveva fatto notare che Seaman gioca fuori dai pali e che c'è spesso spazio tra lui e la porta", disse in seguito Ronaldinho. "Ho seguito il suo consiglio e ho cercato quello spazio per sorprenderlo e segnare. Ho cercato di mettergliela sopra la testa e sono stato fortunato".
Seaman venne completamente umiliato e l'Inghilterra si lasciò andare. Mancavano ancora 40 minuti, ma il Brasile aveva già vinto dal punto di vista mentale. Anche dopo che Ronaldinho ricevette un rosso diretto per un intervento alto su Mills allo scoccare dell'ora di gioco, non ci fu un minimo cambio di inerzia. La Seleção continuò a dominare il possesso e l'Inghilterra ricorse a una disperata strategia di lanci lunghi che venne facilmente neutralizzata. Il fischio finale non interruppe alcun assedio conclusivo alla porta del Brasile, mise semplicemente fine all'agonia dell'Inghilterra.
MANCANZA DI FIDUCIA

Se è vero che l'Inghilterra venne ostacolata dal caldo e dagli infortuni, è stata la mancanza di ambizione a portare alla sua caduta in Corea del Sud e Giappone. Eriksson fu troppo cauto e troppi grandi nomi latitarono quando il gioco si fece duro.
Il Brasile non dovette fare nulla di speciale, semplicemente voleva vincere di più. Quella enorme differenza di mentalità venne forse riassunta al meglio dalla reazione di Owen al risultato finale, con un'alzata di spalle disse: "Il Brasile è una squadra discreta, quindi non è così difficile da accettare pensando a chi ci ha eliminato".
La Seleção proseguì e sollevò il trofeo eliminando la sorpresa Turchia e una Germania sottotono che ottenne tre vittorie consecutive per 1-0 prima raggiungere la finale. L'Inghilterra avrebbe potuto arrivare fino in fondo se avesse superato il Brasile, ma sembrava che i giocatori non credevano davvero di poterlo fare. Questo divenne un tema ricorrente con Eriksson, che avrebbe subito altre due sconfitte ai quarti di finale contro Scolari dopo che il brasiliano andò ad allenare il Portogallo.
L'Inghilterra sprecò il vantaggio iniziale ai quarti a Euro 2004, pareggiando infine 2-2 dopo i supplementari prima di perdere ai rigori. La squadra di Scolari ripeté la cosa ai Mondiali in Germania due anni dopo, cosa che tormentò Eriksson a lungo dopo il suo addio.
"Saremmo dovuti arrivare in finale", disse il compianto svedese nel 2018. "Non penso che nessuna squadra, all'epoca, fosse migliore di noi. Sì, penso ancora che non ci fosse nessuna squadra migliore. Nessuna".
UN COMPITO CHIARO PER TUCHEL

È stato detto a lungo che Eriksson abbia sprecato la "Generazione d'Oro" dell'Inghilterra, ma diversi suoi ex giocatori hanno smentito questo mito. Gerrard è stato l'ultimo, come ammesso in un'intervista nel podcast Rio Ferdinand Presents all'inizio di ottobre: "Eravamo tutti 'egoisti perdenti'. Era dovuto alla cultura inglese. Non eravamo amici o legati. Non eravamo una squadra. In nessuna fase siamo mai diventati una vera, buona, forte squadra".
I problemi di mentalità della squadra continuarono dopo l’addio di Eriksson, con Steve McClaren, Fabio Capello e Roy Hodgson tutti incapaci di correggere quella cultura tossica. Southgate è stato il primo uomo a rendere l'Inghilterra un vero gruppo, promuovendo un'atmosfera simile a quella di un club incentrata sulla chimica di squadra e sulla continuità.
Ma nonostante tutti i progressi fatti da Southgate tra il 2018 e il 2024, l'Inghilterra alla fine non ha ancora ottenuto nulla, e ci sono molte somiglianze tra le loro prestazioni nelle partite più importanti e la sconfitta contro il Brasile al Mondiale 2002.
Croazia e Italia sono entrambe riuscite a rimontare e sconfiggere l'Inghilterra rispettivamente nelle semifinali del Mondiale 2018 e nella finale dell'Europeo 2020. E nella finale dell'Europeo del 2024 i Tre Leoni hanno pareggiato con un goal di Cole Palmer al 73° minuto, per poi capitolare di nuovo e perdere 2-1.
In assenza di una genuina fiducia in se stessa, l'Inghilterra continuerà a fallire. È stato particolarmente difficile da accettare in Corea del Sud e Giappone, perché Eriksson aveva in mano il biglietto vincente. Il compito principale di Tuchel la prossima estate con una squadra altrettanto talentuosa è assicurarsi che i suoi giocatori sappiano di appartenere a un livello più importante e alto del calcio e che spengano la mancanza di fiducia una volta per tutte. Solo allora l'Inghilterra riuscirà finalmente a vincere.
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