LEGACY - DNA: "Ovvio che vinceremo oggi: siamo la Germania", come Julian Nagelsmann vuole rendere di nuovo viva la tradizione del calcio tedesco

Maggio 12, 2026 - 13:48
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LEGACY - DNA: "Ovvio che vinceremo oggi: siamo la Germania", come Julian Nagelsmann vuole rendere di nuovo viva la tradizione del calcio tedesco

Julian Nagelsmann vuole riportare la nazionale tedesca alla sua antica forza, non attraverso la nostalgia, ma tornando a virtù che pensavano tutti fossero perdute. Si tratta di un tentativo di portare lo spirito del calcio tedesco nell'era moderna, affinché la leggendaria frase di Gary Lineker torni a essere realistica.

Quando i tifosi fuori dalla Germania parlavano della nazionale, citavano spesso una frase diventata ormai un tormentone: "Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine vince sempre la Germania". Gary Lineker la pronunciò dopo la semifinale dei Mondiali del 1990, che l'Inghilterra perse ai rigori proprio contro la Germania. Lo disse con un sentimento a metà tra l’ammirazione e la rassegnazione.


Questa frase era però più di una semplice battuta ironica. Racchiudeva l'immagine di una nazione che per decenni ha definito il calcio non attraverso il gioco esteticamente più bello, ma attraverso un'attitudine incrollabile. La Germania era la squadra che non si arrendeva mai, che prevaleva sugli altri grazie all'organizzazione, alla forza di volontà e alla disciplina tattica, che spiccava nei momenti decisivi. Questa identità era parte della sua tradizione. Era un calcio basato sulla mentalità, non sull'estetica. I Mondiali erano tutte prove di carattere, non esibizioni di perfezione tecnica. Questi valori hanno plasmato l'immagine collettiva del calcio tedesco.

Gli eroi di Berna del 1954, i campioni di Monaco del 1974, i combattenti di Roma del 1990 – tutti loro rappresentavano una squadra che aveva trovato l'equilibrio tra determinazione collettiva e semplicità tattica nei momenti decisivi. La Germania era una squadra che raramente giocava il calcio più attraente, ma spesso era proprio il più efficace. Quello era il loro DNA, lo stile del calcio tedesco: organizzato, implacabile, determinato.

VERSO UNA NUOVA ERA

Germany v Argentina: 2014 FIFA World Cup Brazil Final

Ma all'inizio degli anni 2000, il mondo del calcio stava cambiando rapidamente. Il gioco a livello globale stava diventando più veloce, più tecnico e più esigente. Anche in Germania cresceva il desiderio di un approccio più moderno. Quando Joachim Löw assunse la guida della nazionale dopo i Mondiali del 2006, la DFB (la Federcalcio tedesca) stava entrando in una nuova era.

Con Löw, la Germania mostrò un volto diverso: meno lotta e più controllo, meno reazione e più azione. Lo stesso Löw descrisse questo cambiamento nel 2012 con parole precise: "Abbiamo sviluppato un buon mix di palleggio e corsa, riconquista della palla e rapidi contropiedi".

Era evidente l'impegno verso uno stile di calcio che non si limitava a rincorrere il pallone, ma lo controllava. La squadra tedesca divenne una macchina da possesso palla, influenzata dall'estetica di Pep Guardiola e ispirata dal dominio della Spagna. Il nuovo stile era l'espressione di un'immagine di sé… modernizzata: la Germania non voleva più solo vincere, ma anche piacere.

Il successo diede ragione a Löw. Ai Mondiali del 2014 in Brasile, questo stile culminò in quella che forse è stata l’espressione perfetta del mix tra ordine e creatività, qualcosa di mai mostrato da una squadra tedesca. La combinazione di lucidità tattica, precisione tecnica e armonia di squadra portò al quarto trionfo mondiale – con la vittoria per 7-1 in semifinale contro i padroni di casa come momento epocale.

Fu il trionfo di una nuova Germania, capace ora di dominare gli avversari invece di limitarsi a travolgerli con la forza. Ma proprio in questa vittoria qui c’erano già i semi della crisi a venire. Lo stile di gioco divenne sempre più ideologico, con l'idea del possesso palla che diventava fine a se stessa.

LA SCOMPARSA DELL'AURA TEDESCA

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E dopo la prematura eliminazione della Germania dai Mondiali 2018, Löw ammise autocriticamente: "Il mio più grande errore di valutazione e il mio più grande sbaglio è stato credere che potessimo superare la fase a gironi con un calcio dominante basato sul possesso. Avrei dovuto preparare la squadra come nel 2014, quando avevamo portato un blocco più equilibrato tra attacco e difesa".

Queste parole contengono l'ammissione del fatto che il calcio tedesco si era allontanato dalle proprie fondamenta. La squadra era tecnicamente eccezionale, ma la sua identità era stata compromessa. Il risultato fu una crisi più profonda dei soli e semplici fallimenti sportivi.

Dopo il 2014 è iniziato un graduale processo di alienazione. Il calcio della nazionale tedesca si era sviluppato verso una direzione moderna, ma non era più "tipicamente tedesco". Voleva essere tutto allo stesso tempo: elegante come la Spagna, tatticamente un po’ come la Francia, intenso nel pressing come l'Inghilterra – e in questo processo ha perso ciò che lo aveva distinto per decenni.

Il risultato sono state squadre strutturalmente discrete ma che sembravano emotivamente vuote. Le esperienze ai mondiali del 2018 e del 2022 hanno mostrato chiaramente che il possesso palla non è un valore in sé e per sé. Nel 2018 non era nemmeno più così moderno. Squadre di club come il Manchester City di Guardiola avevano già implementato un contro-pressing più intenso proprio in quel periodo.

Uno dei problemi di Löw in tal senso fu che non si era evoluto abbastanza. Un controllo palla del 70% era inutile senza passione e lucidità. La Mannschaft appariva spesso troppo "educata", troppo prevedibile e non così pronta a lottare. L'aura che Lineker aveva descritto una volta era svanita.

UN NUOVO INIZIO

Germany Training And Press Conference

La tradizione che un tempo faceva il paio con la forza era diventata un'ombra. Ma è proprio questa tradizione che sta tornando in vita oggi. In un'epoca in cui il calcio è sempre più plasmato da dati, strutture e sistemi, la dimensione emotiva e caratteriale rimane un fattore di successo sottovalutato.

I Mondiali di solito non sono un palcoscenico ideale per sistemi teorici, ma prove di determinazione e tornei di attitudine. Non vince necessariamente la squadra con le migliori statistiche di passaggio, ma quella con la maggiore unità. La tradizione tedesca – spirito combattivo, spirito di squadra, forza mentale – non è quindi un'idealizzazione nostalgica, ma una risorsa per il futuro.

Julian Nagelsmann lo ha riconosciuto, recentemente. Da quando ha assunto l'incarico di commissario tecnico nel 2023, ha parlato con regolarità di mentalità e comunità. Nel marzo 2024, prima degli Europei in casa, ha dichiarato: “La pressione a cui siamo sottoposti è quella che richiama al successo. Tutto il resto è solo roba che viene dall'esterno. È calcio e dovrebbe suscitare emozioni”.

Questo può essere inteso come un nuovo inizio. Nagelsmann voleva che il calcio scatenasse di nuovo qualcosa – nei giocatori, nei tifosi e nel Paese. Dopo il torneo, in cui la Germania è tornata a essere riconoscibile come squadra, ha spiegato: “Ho detto che abbiamo bisogno del sostegno della gente del nostro Paese perché sappiamo semplicemente che non siamo stati abbastanza bravi negli ultimi tornei. E dopo le ultime partite, penso che i tifosi abbiano capito che vogliamo raggiungere uno scopo e cambiare le cose”.

Si riferiva a ciò che Löw aveva perso nei suoi ultimi anni: il legame tra squadra, identità e pubblico. Nagelsmann ha espresso il suo progetto in modo ancora più chiaro a fine luglio al Congresso Internazionale degli Allenatori tenutosi a Lipsia.

“Non dobbiamo essere la Spagna 2.0”, ha detto. Al contrario, ha affermato che era necessario “pensare all'antica” e, nel vecchio stile tedesco, “pensare più in difesa e difendere”. Il ritorno delle virtù tedesche era in atto.

UNA SQUADRA DI OPERAI

Germany v Northern Ireland - FIFA World Cup 2026 Qualifier

Questo è un segnale chiaro: il calcio tedesco vuole tornare a essere se stesso, per così dire. Non una copia né un imitatore stilistico, ma una squadra con il proprio carattere. Non è un caso che Nagelsmann abbia parlato ripetutamente di "operai" in questo contesto, giocatori disposti a sacrificarsi per il collettivo. Vuole dei giocatori che magari sono meno brillanti dal punto di vista tecnico ma con personalità più forti. Questo atteggiamento si inserisce nella tradizione di quelle squadre che un tempo caratterizzavano il rispetto di Lineker.

Nagelsmann ha già chiamato Robert Andrich del Bayer Leverkusen, Pascal Groß (ex Brighton e ora al Borussia Dortmund) e Grischa Prömel dell'Hoffenheim proprio nel ruolo di "operai". Anche i compagni di squadra di Groß, Waldemar Anton e Nico Schlotterbeck, sono tra questi, sebbene debbano ancora stabilizzarsi in nazionale. Joshua Kimmich e Leon Goretzka, parte del nucleo storico, così come Jonathan Tah del Bayern Monaco, si sono uniti ad Antonio Rüdiger e al capitano del Lipsia David Raum in questo senso.

La definizione di "operaio" per Nagelsmann si riferisce a giocatori che si distinguono per forza nella corsa, nei contrasti e affidabilità tattica. Sono meno responsabili della creazione di occasioni e più della stabilità, della sicurezza e del mantenimento della struttura di squadra. Andrich, Groß e Prömel incarnano questo tipo di giocatore perché chiudono gli spazi, cercano i contrasti e mantengono la posizione anche in fasi ad alta intensità.

La coppia del Dortmund, Anton e Schlotterbeck, insieme alla collaudata coppia di centrali Tah e Rüdiger, portano robustezza fisica e anticipo alla difesa, rappresentando affidabilità e forti doti comunicative. Kimmich e Goretzka sono importanti a centrocampo grazie al posizionamento, alla corsa e ai ruoli di leadership. Per Nagelsmann, questi giocatori sono componenti chiave di una squadra funzionale che punta meno sulla brillantezza individuale e più sul lavoro collettivo e sulla resilienza.

Allo stesso tempo, Nagelsmann ha riconosciuto che la mentalità si crea attraverso la leadership. Idealmente, ciò dovrebbe portare a una stabilità mentale tra i giocatori, che può poi essere convertita in scioltezza di gioco sul campo.

L'importante è che le altre squadre ci percepiscano di nuovo come una nazione calcistica. In generale, voglio che saliamo sull'autobus e andiamo alla partita pensando tutti: 'Certo che vinceremo oggi, siamo la Germania, siamo una nazione calcistica, vinceremo'”, ha spiegato Nagelsmann a Blickpunkt Sport poco più di un anno fa.

UN MONITO... E UNA GUIDA

Germany v Slovakia - FIFA World Cup 2026 Qualifier

Per Nagelsmann, questo è il fondamento emotivo del suo progetto. Non si tratta di un ritorno al calcio dei decenni passati, ma di riscoprire una convinzione interiore che era andata perduta negli anni. Il calcio tedesco moderno dovrebbe mostrare di nuovo carattere – ma senza perdere di vista il pallone, ovviamente. Dovrebbe essere giocato in modo moderno, ma senza "sentirsi" solo tedesco.

L'equilibrio tra innovazione e tradizione, tra possesso e "aggressività", è, per così dire, il cuore di questo riorientamento. La tradizione gioca qui un doppio ruolo: da un lato è un monito di quanto facilmente si possa perdere la propria identità; dall'altro è anche una guida su come ritrovarla.

Storicamente, il calcio tedesco ha sempre funzionato meglio quando era consapevole di sé. Le squadre del 1974 e del 1990 avevano giocatori tecnicamente eccezionali, ma vincevano soprattutto grazie alla struttura, alla chiarezza e alla disciplina. La squadra del 2014 combinava queste virtù con l'eleganza moderna. Le squadre venute dopo hanno perso questo equilibrio. La fiducia nel proprio stile di gioco ha lasciato il posto a tentativi di compiacere un po' tutti – tifosi, analisti ed esteti. Il risultato è stata una squadra capace di fare molte cose ma priva di carisma. Il tentativo di Nagelsmann di introdurre più "operai" in campo non è quindi retrogrado, ma lungimirante: cerca di unire attitudine e talento.

Il fatto che questo approccio funzioni si vede nella percezione pubblica. Se negli anni precedenti agli Europei 2024 la nazionale era considerata smorta, per la prima volta durante e dopo il torneo si è percepito un entusiasmo genuino. Il suo calcio sembrava emotivamente pregno e meno sterile. Giocatori dallo stile diverso come Jamal Musiala e Rüdiger incarnano la nuova immagine della Germania: abilità tecnica abbinata a determinazione. Questa miscela è il nucleo della tradizione tedesca nella sua forma modernizzata.

Ma perché questa tradizione è di nuovo rilevante oggi? Perché il calcio internazionale è entrato in una fase in cui il puro possesso palla non garantisce più il successo. Squadre come Francia e Argentina dimostrano che le vittorie nei tornei si basano sulla mentalità e sull'adattabilità. Le migliori squadre al mondo sono quelle che mantengono i nervi saldi nei momenti decisivi. La Germania un tempo era l'epitome di questa qualità.

FONDAMENTA PER IL FUTURO

Germany v Ghana - International Friendly

In un calcio globalizzato e tatticamente sofisticato, la tecnica da sola non basta più. Ciò che distingue le squadre non è l'analisi dei dati, ma la cultura. Una squadra che sa cosa rappresenta rimarrà stabile anche nei momenti di crisi. Questo fornisce direzione, orientamento e identità. Quindi, quando Nagelsmann sottolinea che "resilienza, spirito di squadra e passione" sono cruciali, sta descrivendo le fondamenta per il futuro.

Il calcio tedesco è di nuovo a un bivio. Il ricordo della frase di Lineker sembra oggi uno specchio: un tempo era espressione di forza, poi è diventata ironica. Ma la possibilità che un giorno possa essere intesa di nuovo come un complimento è reale.

Con Nagelsmann, la Germania non sta cercando di copiare il passato, quanto piuttosto di interpretarlo correttamente. L'allenatore vuole che la forza che un tempo derivava dalla disciplina e dalla forza di volontà derivi oggi dallo spirito di squadra, dalla chiarezza e dalla stabilità mentale.

La tradizione dell'arte calcistica tedesca vive nei momenti in cui le squadre si spingono oltre i propri limiti – in emozionanti tempi supplementari, nei calci di rigore, nei duelli psicologici. Riscoprire questo patrimonio non significa romanticizzare il passato, piuttosto sfruttare il suo potenziale per il futuro.

Nagelsmann ha intrapreso questo cammino. Il suo successo dipenderà non solo dalla tattica e dal sistema, ma anche dalla sua capacità di combinare quella vecchia forza con la nuova passione. Se ci riuscirà, la frase di Lineker potrebbe un giorno risuonare di nuovo per come era stata concepita: come espressione di rispetto per una squadra che sa chi è – e che, alla fine, vince perché tiene fede alla propria tradizione.

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