LEGACY - Fino al Grande Sogno: il percorso del Marocco dal deserto del Messico alla gloria di Qatar 2022
Dai loro inizi come primi africani nella Coppa del Mondo alla loro storica esperienza in Qatar, i Leoni dell'Atlante hanno trasformato decenni di speranza, frustrazione e resistenza in un'eredità che ha cambiato per sempre il calcio arabo e africano.
Questa è una storia diversa da tutte le altre. Una storia di leoni che non hanno mai conosciuto la resa, di uomini che hanno portato la bandiera del Marocco negli angoli più remoti della terra e hanno fatto sì che il mondo intero ricordasse il nome della loro nazione. Questa storia è cominciata nel deserto messicano nel 1970 e più di mezzo secolo dopo ha raggiunto i cieli del Qatar.
Il calcio non è solo un gioco: è come un riflesso della vita stessa. È fatto di sogni, ambizioni e dell’orgoglio di un’intera nazione. Il Marocco è diventata la prima squadra araba della storia a raggiungere una semifinale di Coppa del Mondo, ma la sua storia va ben oltre; attraverso cinque Coppe del Mondo, ognuna delle quali ha scritto un nuovo capitolo nella storia del Marocco, lasciando una cicatrice o un sorriso nel cuore di ogni tifoso dei Leoni dell’Atlante.
LA NASCITA

Nel 1970 accadde qualcosa che non si era mai verificato prima: il Marocco divenne la prima squadra africana a qualificarsi per i Mondiali attraverso le qualificazioni ufficiali, come unico rappresentante del continente, dopo il boicottaggio del torneo del 1966.
Alla sua prima apparizione in assoluto sulla scena mondiale, l’inesperienza della nazionale marocchina era evidente: perse 2-1 contro la Germania Ovest e 3-0 contro il Perù. I giornali europei scrissero: “Il Marocco è venuto per partecipare, non per competere”, ma la squadra mantenne la sua dignità. Nella partita finale contro la Bulgaria, Maouhoub Ghazouani segnò uno splendido goal che assicurò un pareggio per 1-1. I giocatori del Marocco festeggiarono sul campo: erano appena diventati la prima squadra africana a guadagnare un punto ai Mondiali.
C'erano solo poche migliaia di tifosi marocchini sugli spalti, ma le loro voci riempirono lo stadio. Nel frattempo, milioni di persone erano scese per le strade in patria a festeggiare. Quel giorno, il Marocco ha piantato il seme della speranza africana, dicendo al mondo che mai più dovevano essere sottovalutati.
UNA DICHIARAZIONE D'INTENTI

Sedici lunghi anni di attesa. Sedici anni di sogni e di speranze. E ancora una volta, nel 1986, il destino riportò il Marocco in Messico, come se volesse che la squadra si riappropriasse di ciò che si era lasciata alle spalle.
L’allenatore brasiliano della squadra, José Faria, abbracciò l’Islam e divenne Mahdi Faria, mentre il re Hassan II gli concesse persino la cittadinanza marocchina.
Il Marocco era stato inserito in un girone complesso con Inghilterra, Polonia e Portogallo: i media europei addirittura ignorarono completamente i nordafricani nelle loro anteprime del torneo. Gli hotel di lusso, nel frattempo, erano riservati alle ‘grandi squadre’, mentre il Marocco era stato sistemato in alloggi modesti. Non si lasciarono però umiliare, ma usarono invece questa situazione come motivazione.
La prima partita del Marocco contro la Polonia si è conclusa con un 0-0. Come aveva fatto una squadra africana a tenere a bada una nazionale europea? Il mondo era sbalordito. È arrivato poi un altro 0-0 contro l’Inghilterra, con il portiere marocchino Badou Zaki – che sarebbe poi stato eletto Calciatore africano dell’anno – a erigersi come un muro d’acciaio nel respingere i Tre Leoni.
La stampa spagnola ha soprannominato il raggruppamento ‘Il girone del sonno’, a causa della scarsità di goal. Ma nella partita finale, i Leoni dell'Atlante si sono improvvisamente svegliati. Il Portogallo, che aveva battuto l'Inghilterra e deriso il Marocco prima della partita, era una squadra divisa e in conflitto. Il Marocco, al contrario, era unito, affamato e orgoglioso.
Al 19° minuto, Abderrazak Khairi ha segnato. Poi, otto minuti dopo, ha bissato l'impresa. Al 62° minuto, Krimau ha segnato il terzo goal, fissando il risultato sul 3-1. Per la prima volta, il Marocco aveva segnato tre reti in una partita dei Mondiali e, conquistando il primo posto nel girone, è diventata la prima squadra africana a raggiungere gli ottavi di finale. Il Marocco è esploso in un tripudio di festeggiamenti. La gente ballava, cantava e versava lacrime di gioia.
Poi arrivò la Germania Ovest, una delle squadre più forti al mondo, e per 85 minuti il Marocco lottò con tutte le sue forze. Zaki compì parate impossibili mentre Aziz Bouderbala andò vicino al goal. Poi, a cinque minuti dalla fine, Lothar Matthäus segnò su calcio di punizione e il sogno del Marocco finì.
Al fischio finale, i tifosi all'interno dello stadio, compresi quelli che tifavano per la Germania, si alzarono in piedi per applaudire il Marocco. Si erano guadagnati il rispetto del mondo. Il Times di Londra dichiarò: “Il Marocco ha cambiato il volto del calcio africano”. Avranno anche perso per una sola rete, ma non sono mai stati sconfitti.
UN'ELIMINAZIONE CRUDELE

Dopo altri 12 anni di assenza, il Marocco tornò a disputare i Mondiali nel 1998, in un torneo che si svolse in Francia, una nazione che ospita da sempre molti immigrati marocchini. Il Marocco aveva persino un allenatore francese, Henri Michel, e fu sorteggiato in un girone molto difficile con i campioni in carica del Brasile, oltre a Norvegia e Scozia.
I Leoni dell'Atlante pareggiarono 2-2 con la Norvegia grazie agli splendidi goal di Abdeljalil Hadda e Salaheddine Bassir, ma persero 3-0 contro un Brasile semplicemente troppo forte.
Poi arrivò l'ultima partita contro la Scozia, dove il Marocco giocò con coraggio e grinta, vincendo 3-0. Bassir segnò due volte e Hadda aggiunse il terzo goal, mentre i tifosi marocchini riempivano le tribune, sventolando bandiere e cantando con orgoglio.
Il Marocco si era assicurato la qualificazione agli ottavi di finale, ma il destino aveva altri piani. Contemporaneamente a Marsiglia, la Norvegia affrontava il Brasile. Il Marocco stava già festeggiando a Saint-Étienne quando, improvvisamente, all'83° minuto, la Norvegia pareggiò. Poi, cinque minuti dopo, il disastro per i Leoni dell'Atlante, con un rigore molto dubbio concesso alla Norvegia: 2-1, il Marocco era eliminato.
I giocatori del Marocco stavano già festeggiando, scambiandosi le maglie con gli scozzesi, ignari di ciò che era accaduto nell'altra partita del loro girone. Quando la notizia finalmente li raggiunse, l’allenatore Michel diede un calcio alla panchina per la rabbia. Giocatori, tifosi, un’intera nazione: tutti scoppiarono in lacrime.
Il Marocco aveva segnato cinque reti, ma era stato eliminato a causa di un rigore controverso in un’altra gara. Il centrocampista brasiliano Leonardo disse: “Mi dispiace per il Marocco. Hanno giocato un calcio bellissimo. È triste tutto ciò”.
È stato davvero crudele, ma il Marocco è tornato a casa con orgoglio. Il re Hassan II ha accolto la squadra e ha concesso all’allenatore Michel la cittadinanza marocchina che aveva richiesto.
IL DESERTO

Il Marocco è poi scomparso dai Mondiali per 20 lunghi anni. Intere generazioni sono cresciute senza mai vedere la propria nazionale sulla scena intercontinentale.
Ogni quattro anni, i marocchini guardavano giocare gli altri, a volte tifando per squadre arabe o africane, ma il loro cuore soffriva sempre per la propria nazione. Alcuni cominciarono a perdere la speranza.
Poi arrivò il 2018, in Russia. Dopo due decenni, il Marocco era tornato e la speranza era tornata viva. Combatterono coraggiosamente contro Iran, Portogallo e Spagna, ma persero tutte e tre le partite per un solo goal. Così vicini, così lontani… Non era abbastanza.
Il destino, però, aveva in serbo qualcosa di più grande. Nel deserto dell’Arabia, in Qatar, il Marocco stava per scrivere la storia…
IL MIRACOLO

Alla vigilia della prima Coppa del Mondo mai disputata in terra araba, Walid Regragui, il giovane commissario tecnico del Marocco, ha assunto la guida della squadra appena tre mesi prima dell’inizio del torneo. Tutti dicevano che fosse un’impresa impossibile: aveva troppo poco tempo per portare a termine un compito così arduo. Ma Regragui ha detto ai suoi giocatori: “Chiunque non creda che possiamo vincere la Coppa del Mondo non verrà in Qatar”.
Ha riunito stelle del calcio europeo - come Hakim Ziyech, Achraf Hakimi e Noussair Mazraoui - e le ha unite a giovani talenti dell’Accademia Mohammed VI. Una squadra, un cuore.
Inserito nel Gruppo F insieme alla Croazia, finalista sconfitta nel 2018, al Belgio, seconda squadra al mondo nel ranking, e a un Canada in grande ripresa, pochi si aspettavano che il Marocco potesse lasciare il segno. E così è stato nella loro prima partita, un pareggio per 0-0 contro la Croazia.
Poi è iniziato il miracolo, con una vittoria per 2-0 sul Belgio. Il mondo arabo è esploso di gioia. In Egitto, in Arabia Saudita, in Giordania, negli Emirati: tutti hanno tifato per il Marocco. Poi c’è stata la vittoria per 2-1 sul Canada che permise di conquistare il primo posto nel girone, proprio come nel 1986. Questa volta, però, i Leoni dell’Atlante erano più forti.
Agli ottavi di finale affrontarono la Spagna, campione del mondo nel 2010, che nella fase a gironi aveva già inflitto una sconfitta per 7-0 al Costa Rica. Ma il Marocco ha lottato per 120 minuti, strappando un pareggio per 0-0. Poi sono arrivati i rigori. Pablo Sarabia ha colpito il palo, mentre Yassine Bounou, il fenomenale portiere del Marocco, è entrato nella leggenda parando i tiri di Carlos Soler e Sergio Busquets. La Spagna non segnò nemmeno un rigore e Hakimi sigillò la vittoria con un audace cucchiaio, in pieno stile Panenka.
Il Marocco: la prima nazione araba in assoluto a raggiungere i quarti di finale della Coppa del Mondo. L’intero mondo arabo ha festeggiato, da Il Cairo a Beirut, da Riyadh ad Amman, milioni di persone hanno riempito le strade. Il Burj Khalifa è stato illuminato con i colori del Marocco in un segno di unità, orgoglio e gloria condivisa.
Il prossimo avversario era il Portogallo di Cristiano Ronaldo, ma il Marocco non aveva paura. Regragui ha detto ai suoi uomini: “Non siete inferiori a loro, siete migliori di loro. Andate e dimostratelo”. Al 42° minuto, Youssef En-Nesyri si è alzato in volo e ha segnato con un maestoso colpo di testa. Tanto è bastato per un’altra vittoria storica, con il continente africano che ha visto nascere la sua prima semifinalista ai Mondiali.
Dopo la partita, l'ala Sofiane Boufal ha ballato con sua madre in campo in un momento di pura umanità, amore e orgoglio che ha trasceso lo sport. Il Marocco avrà poi anche perso 2-0 contro la Francia in semifinale, ma è uscito a testa alta mentre l’intero mondo si alzava in piedi per tributargli il giusto e meritato rispetto.
UN'EREDITÀ ETERNA

Dai deserti del Messico nel 1970 alle sabbie del Qatar nel 2022, dal debutto dell'Africa ai Mondiali alla prima semifinale del continente, il Marocco non è mai stato solo un altro partecipante sulla scena internazionale.
I Leoni dell'Atlante hanno imparato che i sogni non muoiono mai, anche se bisogna aspettare 36 anni affinché si realizzino. Hanno imparato che i più piccoli possono sconfiggere i più potenti quando ci credono. Hanno imparato che la sconfitta non è la fine: si può perdere una partita o uscire da un torneo, ma il Marocco non si arrende mai.
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