Immigrazione irregolare, da Catania la sfida dei conservatori all’Europa: “Ora basta slogan”

18 Luglio 2026 - 00:50
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Immigrazione irregolare, da Catania la sfida dei conservatori all’Europa: “Ora basta slogan”

Ecr Party Sicilia Catania Mediterraneo

«Vogliamo che il Mediterraneo torni al centro dell’agenda europea. Per questo abbiamo portato in Sicilia parlamentari e rappresentanti conservatori da tutta Europa». Antonio Giordano indica così l’obiettivo della tre giorni aperta venerdì 17 luglio da Ecr party a Catania: spostare il fianco Sud dalla periferia delle decisioni comunitarie al cuore del confronto su immigrazione, sicurezza, cooperazione con l’Africa e nuove rotte economiche. 

L’Europa in Sicilia

Il deputato di Fratelli d’Italia e segretario generale di Ecr party è il padrino politico dell’appuntamento che ha chiamato a rapporto anche le alte cariche della Repubblica, come il presidente del Senato Ignazio La Russa. Le prime due giornate si tengono a Catania; domenica il forum si trasferirà a Palermo per gli appuntamenti in memoria di Paolo Borsellino e la fiaccolata fino a via D’Amelio.

La scelta della Sicilia non è un caso. È qui che molte delle questioni discusse nelle istituzioni europee assumono una dimensione concreta: gli arrivi irregolari, il controllo delle rotte marittime, i collegamenti energetici, i rapporti con l’Africa e la competizione per i nuovi corridoi commerciali.

Fidanza: «Gli slogan non risolvono i problemi»

È sulla gestione dell’immigrazione irregolare che Carlo Fidanza ha tracciato la linea politica dell’iniziativa. Il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo ha rivendicato il lavoro svolto per superare un modello che per anni aveva dato per inevitabili le partenze, riducendo il dibattito comunitario alla redistribuzione dei migranti tra gli Stati membri.

«Gli slogan possono riempire qualche agenzia stampa, possono suscitare qualche pulsione positiva e di facile assorbimento, ma non risolvono i problemi. Quando si è al governo, bisogna esercitare la propria capacità di governo, andando a convincere quelli che non si facevano convincere», ha detto il vicepresidente del partito dei Conservatori Ue.

«Quello che abbiamo fatto noi è stato cambiare completamente il paradigma di questa politica e lo abbiamo fatto non con gli slogan, ma con quattro anni di lavoro che non si è mai fermato e che oggi finalmente comincia a vedere i primi importanti risultati», ha aggiunto.

Dai confini agli accordi con l’Africa

La nuova impostazione rivendicata dai conservatori parte dalla protezione delle frontiere esterne, dalla lotta al traffico di esseri umani e dai rimpatri. Ma non si ferma alla dimensione dell’ordine pubblico. Il controllo dei flussi viene collegato alle intese con i Paesi di origine e transito, agli investimenti e alla necessità di ricostruire una presenza europea nella sponda Sud.

Per Fidanza, l’Europa ha lasciato troppo spazio in Africa alla penetrazione economica cinese e all’influenza politica e militare russa. Da qui il richiamo al Piano Mattei, indicato come base di un rapporto fondato sulla cooperazione e su interessi condivisi, anziché sulla gestione episodica delle crisi. Perché, come spiega il vice ministro degli Esteri Edoardo Cirielli, «il problema della sicurezza non è un problema italiano, è un problema dei paesi europei, un problema anche dei Paesi nordafricani e grazie anche al ministro Piantedosi abbiamo fatto un lavoro importante di partnership in tutti i paesi del Nord Africa».

Insomma, «l’Italia si muove a 360 gradi, siamo un po’ la punta avanzata della sicurezza non soltanto militare, ma la sicurezza diplomatica del Mediterraneo di tutta l’Unione Europea».

La Sicilia da frontiera a piattaforma

Nel disegno emerso a Catania, l’isola non è soltanto il territorio sul quale ricadono le conseguenze dell’instabilità proveniente da Sud. Può diventare un punto di accesso alle nuove reti energetiche, digitali e commerciali che collegano l’Europa all’Africa, al Golfo e all’India.

Fidanza ha richiamato il progetto Imec, il corridoio destinato a congiungere l’India e i Paesi del Golfo con il continente europeo attraverso il Mediterraneo. Una prospettiva nella quale l’Italia può assumere un ruolo nei trasporti, nella manifattura e nelle infrastrutture strategiche.

Il confronto continuerà sabato cercando di andare ancora più a fondo sui singoli dossier. La questione consegnata da Ecr party al dibattito europeo è chiara: il fianco Sud non può tornare nell’agenda di Bruxelles soltanto quando esplode una nuova emergenza.

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