Legge elettorale, muro contro muro tra le coalizioni: ecco a chi conviene lo Stabilicum
Il muro contro muro sulla legge elettorale tra maggioranza e opposizione va avanti, di pari passo con le audizioni dei costituzionalisti che si alternano nella prima commissione di Montecitorio.
La condizione per sedere al tavolo, per il centrosinistra, resta la stessa: il centrodestra deve ritirare la proposta di legge assunta come testo base in commissione, che prevede un sistema di stampo proporzionale con un premio di maggioranza pari a 70 seggi per la Camera e 35 per il Senato, attribuito alla lista o alla coalizione che abbia ottenuto almeno il 40% dei voti; un eventuale turno di ballottaggio se le prime due liste, pur non avendo raggiunto il 40%, raggiungano il 35% dei consensi, e una soglia di sbarramento al 3%. Ma a chi conviene lo Stabilicum?
Proporzionale con premio e via i collegi
Una prima risposta è arrivata dalle audizioni che si sono svolte in commissione Affari costituzionali alla Camera. Massimo Villone, professore emerito di diritto costituzionale presso l’Università di Napoli “Federico II” ha infatti mostrato ai parlamentari una simulazione, fatta con l’AI, che applica la legge elettorale proposta dalla maggioranza ai risultati elettorali Camera dei deputati 2022. Lo Stabilicum, spiega il costituzionalista, “si mostra costruito sull’obiettivo che il centrodestra sostanzialmente ripeta il risultato del 2022, quando con circa il 44% dei voti ottenne il 58-59% dei seggi”.
All’interno dell’attuale coalizione di maggioranza “avvantaggia fortemente FdI, e reca danno a Lega e FI”, mentre nel centrosinistra “non avvantaggia in misura rilevante alcuna forza politica”. Andiamo ai numeri: se il centrodestra dovesse ottenere i 70 seggi previsti dal premio otterrebbe 137 deputati contro i 119 avuti con il Rosatellum in questa legislatura. La Lega, data l’eliminazione dei collegi uninominali vinti al Nord con la legge elettorale attualmente in vigore, passerebbe da 66 a 45 deputati, pagando il prezzo più alto all’interno della coalizione.
Perderebbe qualcosa anche FI che passerebbe a Montecitorio dai 45 seggi attuali a 42 poltrone nella nuova legislatura. “Male” anche Noi moderati, che perderebbe tutti e 7 i deputati conquistati nel 2022. Diversa la situazione del ‘pallottoliere’ del centrosinistra: se si presentasse unito, invece, non modificherebbe di molto, con la nuova legge, i suoi equilibri interni. Otterrebbe gli stessi seggi il Pd (69), passerebbe da 52 a 57 il M5S e guadagnerebbe un parlamentare Avs. Totale 237 vs 136.
Soglia di sbarramento
Nulla cambierà per i partiti, invece, per quel che riguarda la soglia di sbarramento, che di fatto rimane invariata. Il Rosatellum prevede una soglia di sbarramento nazionale del 3% per le liste singole e del 10% per le coalizioni. Lo Stabilicum mantiene il 3% per chi corre da solo, come dovrebbe fare Azione (nel 2022 la lista unica con Iv prese il 7,8%). Roberto Vannacci non ha ancora sciolto le riserve, ma una soglia di ingresso così bassa potrebbe portare il Generale a tentare la corsa in solitaria.
Nome del premier
Non cambiare la legge elettorale e lasciare in vigore il Rosatellum potrebbe infine “aiutare” il campo largo perché quest’ultimo non fa alcun riferimento al leader della coalizione. La legge attualmente all’esame della Camera, invece, prevede l’indicazione preventiva del candidato alla Presidenza del Consiglio nel programma da consegnare al Viminale. Questo costringerebbe il centrosinistra a scegliere il leader prima del voto, magari attraverso la sfida interna delle primarie, che vedrebbe gli alleati l’un contro l’altro.
Il ballottaggio
Difficile prevedere, infine, quale coalizione potrebbe essere avvantaggiata nel caso nessuno raggiungesse il 40% e si arrivasse al ballottaggio. Carlo Calenda dovrebbe a quel punto scegliere da che parte stare e schierarsi per il secondo turno. Vannacci, se alla fine decidesse di correre da solo, potrebbe “alzare il prezzo” con i possibili alleati di centrodestra.


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