Leone XIV: “Superare l’egoismo in favore del bene comune”
La ricerca della verità, una libertà vissuta come relazione e il dialogo fondato sulla dignità umana sono i temi al centro del discorso di Papa Leone XIV alla Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice. Ricevendo in Vaticano i partecipanti all’Assemblea generale e alla Conferenza internazionale 2026, il Pontefice ha richiamato il valore della Dottrina sociale della Chiesa per affrontare guerre, divisioni e crisi delle democrazie, indicando nella comune umanità il punto di partenza per costruire speranza.
Le parole del Santo Padre
Nel suo discorso, pronunciato in inglese, Papa Leone XIV richiama la recente l’enciclica Magnifica humanitas per sottolineare l’importanza della Dottrina sociale della Chiesa nella società contemporanea. È un tema che “mi sta particolarmente a cuore”, spiega, poiché “costituisce una parte essenziale della missione della Chiesa nel mondo”. Dall’enciclica, dunque, scaturiscono gli orientamenti offerti dal Papa. In primo luogo, la riflessione sulla “comune umanità”: Viviamo in un’era caratterizzata da guerre e da una crescente polarizzazione, nonché da divisioni culturali e sociali. Tuttavia, in mezzo alla fragilità nasce una nuova speranza. Anche se le divisioni sembrano crescere, emerge un comune denominatore che indiscutibilmente ci unisce tutti: la nostra comune umanità.
La ricerca della verità
Di fronte alle avversità, l’uomo è chiamato a ripensare a una domanda fondamentale, ovvero a quale direzione scegliere come “comunità umana”. Si tratta – spiega il Papa – di un interrogativo cruciale: Tali domande sono una chiara manifestazione della ricerca di verità dell’umanità e fanno nascere un desiderio di qualcosa di più, una sete di Dio e un senso duraturo.
Le democrazie
Nel cuore dell’uomo, prosegue il Pontefice, alberga anche il desiderio di libertà intesa non come “capacità di fare ciò che si vuole” o assolutismo, bensì come “dimensione relazionale”, “dono di sé e apertura agli altri”. Questo tipo di libertà – rimarca ancora il Papa – rimanda alla Città di Dio descritta da Sant’Agostino: “fondata sull’amore di Dio fino al dono di sé e sulla coltivazione delle relazioni”, essa “rende realmente possibile costruire una civiltà dell’amore”. In quest’ottica possiamo scoprire che ciò che si cela dietro la crisi delle democrazie contemporanee e l’indebolimento del multilateralismo è, di fatto, una crisi antropologica che deriva dall’aver in gran parte dimenticato il Creatore.
La dignità dell’individuo
Nonostante tutto – è l’incoraggiamento del Papa – non bisogna cedere alla disperazione, ma costruire un argine contro la disumanizzazione mettendo in atto “una somma di fedeltà piccole e tenaci” e, soprattutto, praticando il dialogo “fondato sulla verità che riconosce e apprezza la comune umanità di ogni persona”: Tenere presente l’innata dignità di ogni individuo permette di superare l’egoismo e gli interessi particolari in favore del bene comune. Questa stessa dignità fornisce anche il contesto in cui possiamo parlare di un sano pluralismo che riconosce la ricchezza di contributi che giungono dalle persone di origini diverse e che porta alla pacifica coesistenza.
L’attività della Fondazione
L’udienza con il Pontefice ha concluso, di fatto, due momenti di rilievo per l’attività della Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice: l’Assemblea generale, svoltasi il 28 maggio a Roma sul tema “Il pensiero sociale cattolico affronta le sfide alla libertà e al pluralismo in un’economia e società disordinate. Rinnovare la visione di Centesimus Annus”; e la conferenza internazionale tenutasi ieri in Vaticano e intitolata “Un mondo frammentato alla ricerca della spiritualità: libertà e pluralismo attraverso la dottrina sociale della Chiesa”.
Fonte Vatican News
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