L’inferno di Ceuta, 57 morti e 60mila arrivi. Oltre 37mila migranti già tornati indietro, la Spagna: “Quasi tutti già in Marocco”. Ma l’Italia non molla su Schengen
Ceuta, strage di migranti: 57 morti. Madrid rassicura, ma l’Italia tiene chiuso Schengen
Si allenta la tensione sul fronte degli arrivi a Ceuta, mentre resta aperto il nodo diplomatico tra Italia e Spagna sulla sospensione di Schengen decisa da Roma. A fare il punto è il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, che in un messaggio su X assicura come praticamente tutti coloro che erano riusciti a entrare a Ceuta siano già rientrati in Marocco. Il ministro ha voluto anche fugare i timori di un possibile “effetto contagio” verso il resto d’Europa, ricordando che il trasferimento dei migranti da Ceuta e Melilla verso la Penisola iberica non è possibile senza un’identificazione tramite controllo di polizia. “L’integrità dello spazio Schengen è assolutamente garantita”, ha scritto Albares, invitando a non generare confusione strumentale sulla vicenda.
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Bruxelles attende la notifica dell’Italia
Sul fronte europeo, la sospensione di Schengen annunciata dall’Italia non risulta ancora formalmente notificata alla Commissione Ue. Solo dopo la notifica Bruxelles potrà valutare la misura: gli Stati membri possono infatti reintrodurre in via eccezionale e temporanea i controlli alle frontiere interne, ma solo come ultima risorsa e a fronte di gravi minacce all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale, motivazione che l’Italia dovrà esplicitare a Commissione, Consiglio, Parlamento europeo e agli altri Stati membri.
Sempre da Bruxelles, la presidenza di turno irlandese dell’Ue conferma che oltre 37.500 persone sono già rientrate volontariamente in Marocco e che non risultano ulteriori flussi migratori da Ceuta verso il continente. La presidenza ha però ricordato il pesante bilancio di vittime nel tentativo di raggiungere l’enclave, e ha annunciato per domani una riunione del meccanismo integrato di risposta alle crisi politiche (Icpr), seguita lunedì da un Coreper per fare il punto sugli sviluppi.
La sospensione di Schengen decisa dall’Italia
Intanto, il Viminale ha disposto la chiusura delle frontiere aeree e marittime con la Spagna, decisione maturata dopo l’analisi del Comitato Analisi sull’Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere, presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Piantedosi ha inoltre concordato telefonicamente con l’omologo francese Laurent Nuñez un rafforzamento dei controlli lungo il confine tra Francia e Italia. Secondo quanto trapela dal Viminale, i controlli – in vigore da oggi, sabato 1 agosto, per un mese prorogabile – non riguarderanno cittadini italiani, spagnoli o europei, ma solo i cittadini extra-Ue provenienti dalla Spagna, per verificarne la regolarità d’ingresso. Nessuna modifica invece per chi si sposta dall’Italia verso la Spagna.
Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha difeso la misura definendola “necessaria per tutelare la sicurezza dei nostri cittadini e difendere le frontiere europee”, sottolineando come la gestione dei confini Ue sia una responsabilità condivisa tra Stati membri. Anche la premier Giorgia Meloni ha confermato la linea, precisando che la sospensione “sarà mantenuta in vigore solo per il tempo necessario”, con l’obiettivo di limitare l’impatto sui flussi turistici estivi.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso solidarietà alla Spagna, offrendo collaborazione anche attraverso Frontex e valorizzando l’intesa con il Marocco sui rimpatri; Parigi ha già rafforzato i controlli al confine con la Spagna con forze mobili, aerei e droni. Diverso il tono di Donald Trump, che a Camp David ha criticato la gestione spagnola dell’emergenza, definendo quanto accaduto a Ceuta “qualcosa che sembrava un’invasione” e rivendicando la sicurezza del confine statunitense, avvertendo che negli Usa la situazione sarebbe «peggio» senza un’amministrazione repubblicana al potere.
Restano 57 le vittime accertate tra i migranti che hanno tentato di raggiungere Ceuta, a fronte di circa 60mila arrivi complessivi nell’enclave. Oltre 37.500 persone sono già rientrate in Marocco, in gran parte su base volontaria, come confermato sia da Madrid sia da Bruxelles.
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