L’Italia ai vertici mondiali della mixology: Bar Leone e Moebius sul podio di The World’s 50 Best Bars 2026

08 Ottobre 2026 - 17:45
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Due bar italiani, due città, due idee molto diverse di ospitalità. E un risultato che porta l’Italia al vertice della cocktail industry mondiale: Bar Leone di Hong Kong conquista, per il secondo anno consecutivo, il primo posto nella classifica The World’s 50 Best Bars, mentre il milanese Moebius compie il salto dal settimo al secondo posto, diventando il miglior bar d’Europa.

È una doppietta che racconta qualcosa che va oltre la mixology. Da una parte c’è Lorenzo Antinori, romano trapiantato in Asia, che ha costruito a Hong Kong un locale profondamente italiano senza trasformarlo in una caricatura del made in Italy. Dall’altra Lorenzo Querci, a Milano, ha sviluppato un progetto che mette insieme cocktail, cucina, musica e accoglienza, trasformando il bar in una destinazione urbana a tutto tondo.

La 18esima edizione di The World’s 50 Best Bars, ospitata quest’anno a Milano, fotografa una geografia del bere sempre più internazionale: la classifica comprende locali di 26 città e 14 new entry. Parigi, Hong Kong e New York sono le città più rappresentate, con quattro indirizzi ciascuna.

Moebius, la cucina entra nel cocktail

Il secondo posto di Moebius è forse la fotografia più interessante della nuova idea di cocktail bar. Il progetto milanese non separa il bere dalla ristorazione, ma li fa dialogare. E il Pesto Martini ne è quasi una dichiarazione d’identità: vodka, vermouth, infuso al pesto e gli elementi aromatici della cucina italiana. Un Martini che porta nel bicchiere uno degli ingredienti più riconoscibili della gastronomia italiana e che nasce proprio dalla relazione tra bar e cucina.

“Da settimi a secondi, e soprattutto in una piazza come Milano, significa puntare un riflettore sulla città. E questo beneficio ricade su tutta Italia”, racconta Querci. “Cambia tutto e non cambia niente. Quando si cerca di fare un team felice del lavoro, quell’energia positiva inonda e avvolge tutto. Anche se siamo un locale ad alto volume, cerchiamo di offrire una grande esperienza. Dedichiamo tempo e denaro e cerchiamo una grande accoglienza”.

È un approccio che spiega anche la natura di Moebius, sviluppato come un ecosistema in cui cocktail, cucina, musica e cultura convivono. Il bar non è quindi soltanto il luogo dove bere un drink, ma una parte di un’esperienza più ampia.

Il Pesto Martini, uno dei signature del locale, è emblematico proprio per questo: il pesto diventa ingrediente del cocktail, gastronomia e miscelazione si incontrano e il confine tra cucina e bar si assottiglia.

Ora che Moebius è il numero due al mondo, Querci si aspetta “ancora più clientela curiosa”. Ma senza rivoluzioni: “Faremo quello che abbiamo fatto fino a oggi”.

Bar Leone, il made in Italy che ha trovato casa a Hong Kong

Se Moebius porta l’Italia contemporanea nel bicchiere, Bar Leone la trasporta dall’altra parte del mondo attraverso un’idea ancora più essenziale: quella del bar di quartiere.

Antinori ha costruito a Hong Kong un progetto ispirato ai bar popolari romani, con una filosofia che definisce attraverso il concetto di ‘cocktail popolari’. L’obiettivo non è inseguire la complessità tecnica, ma lavorare sui grandi classici, sulla qualità degli ingredienti e sull’ospitalità. Il risultato è un bar che parla italiano senza avere bisogno di dichiararlo continuamente. E che, dopo avere conquistato il vertice della classifica mondiale, lo mantiene per il secondo anno consecutivo. “Non me l’aspettavo, non ero tra i favoriti. È un grande orgoglio, soprattutto considerando tutti i nuovi bar nel mondo”, racconta Antinori.

Uno dei signature che meglio racconta questa filosofia è l’Olive Oil Sour, una rilettura del Whiskey Sour con whiskey, miele, limone e olio extravergine d’oliva siciliano. Un cocktail di matrice americana con un marcato accento siciliano, nel quale l’olio interviene anche sulla consistenza e sulla struttura del drink.

È proprio questa capacità di prendere un riferimento internazionale e riportarlo dentro una grammatica italiana a rendere Bar Leone un caso imprenditoriale oltre che mixologico. “Tanto del progetto imprenditoriale è made in Italy: volevo ricreare un contenitore di cultura popolare italiana e mantenere vive le radici. L’ho aperto anche per sentirmi meno solo all’estero, per avere qualcosa di quello che avevo a casa”.

Il progetto non si è fermato a Hong Kong. Da circa un anno Bar Leone è arrivato anche a Shanghai, mantenendo la stessa identità: cocktail popolari, radici nei grandi classici e una componente food importante. Per Antinori, il futuro del bar passa sempre più dalla contaminazione con la cucina: “Secondo me il food fa la differenza. L’offerta food è importante, non solo i cocktail. Oggi il cliente fa tutto insieme e mangia direttamente”.

Una filosofia che si ritrova anche a Hong Kong, dove ai drink si affiancano proposte semplici e fortemente italiane, come le olive affumicate e il panino alla mortadella.

L’Asia come laboratorio del futuro

Il percorso di Antinori è anche la dimostrazione di come il made in Italy della ristorazione e dell’ospitalità possa acquisire forza proprio quando viene portato all’estero. “Tutta la bar industry italiana può trarre beneficio. Gli italiani all’estero sono maestri dell’ospitalità: è una tradizione che fa parte del nostro dna. In Italia c’è un settore molto vivo, con tanti personaggi e tanta qualità”.

L’Asia resta per lui il mercato più interessante: “È una regione dalla crescita incredibile, con qualità e curiosità. È il posto più eccitante dove sviluppare una proposta imprenditoriale”. La possibilità di un ritorno in Italia, però, non è esclusa: “Magari l’anno prossimo sarebbe bello aprire anche in Italia e tornare a testa alta”.

Il successo di Bar Leone e Moebius racconta così due direzioni apparentemente opposte, ma complementari. Un bar italiano può funzionare a Hong Kong proprio perché non cerca di diventare asiatico, così come può conquistare Milano e il mondo perché interpreta la città attraverso una formula contemporanea. In entrambi i casi, la tecnica è soltanto una parte della storia: l’altra è l’identità.

La nuova mappa mondiale dei cocktail

Dietro la doppietta italiana, la classifica 2026 restituisce una scena sempre più distribuita. Parigi conta quattro indirizzi: The Cambridge Public House al numero 13, Bar Nouveau al 15, De Vie al 23 e Danico al 26. Londra ne ha tre, con Connaught Bar all’8, Satan’s Whiskers al 29 e la new entry Waltz al 32. Tre anche per Atene, con Line al 5, The Bar in Front of the Bar al 19 e Barro Negro al 40. The Bar in Front of the Bar ha inoltre conquistato il Nikka Highest Climber Award, mentre il Ketel One Sustainable Bar Award è andato al Line.

L’Italia mantiene in classifica anche Locale Firenze, al numero 33. In Spagna Sips e Paradiso, entrambi a Barcellona, sono rispettivamente al 16esimo e 17esimo posto; Paradiso ha ricevuto anche il Rémy Martin Legend of the List Award. Angelita di Madrid entra al numero 50.

New York porta quattro insegne: Schmuck all’11, vincitore del Three Cents Best New Opening Award, Sip & Guzzle al 14, Martiny’s al 46 e la new entry Bar Snack al 49. Hong Kong, oltre al numero uno di Bar Leone, schiera Argo al 25, Montana al 36 e Gokan al 41; al suo fondatore Shingo Gokan è andato il Roku Industry Icon Award.

In Asia Bangkok conta tre indirizzi: Bar Us al 4, Dry Wave Cocktail Studio al 27 e BKK Social Club al 30. Seul è rappresentata da Zest al numero 7, mentre Singapore e Tokyo contano due locali ciascuna.

Tra gli altri riconoscimenti, Three Horses di Melbourne ha ricevuto il Campari One to Watch Award, mentre Bar Mauro di Città del Messico, new entry al numero 10, ha conquistato il Disaronno Highest New Entry Award. Il Siete Misterios Best Cocktail Menu Award è andato al Panda & Sons di Edimburgo e il SevenRooms Best Bar Design Award al Saikindō di Abu Dhabi.

A completare la geografia globale sono Handshake Speakeasy di Città del Messico, The Best Bar in North America; Alquímico di Cartagena, The Best Bar in South America; Mimi Kakushi di Dubai, The Best Bar in the Middle East; e Caretaker’s Cottage di Melbourne, The Best Bar in Australasia.

La serata ha inoltre segnato la prima presenza di Accra nella classifica estesa, con Front/Back nominato The Best Bar in Africa 2026.

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La classifica completa

1 | Bar Leone, Hong Kong

2 | Moebius, Milano (Best Bar Europe)

3 | Alquimico, Cartagena (Best Bar South America)

4 | Bar Us, Bangkok

5 | Line, Atene

6 | Handshake Speakeasy, Città del Messico (Best Bar in North America)

7 | Zest, Seul

8 | Connaught Bar, Londra

9 | Lady Bee, Lima

10 | Bar Mauro, Città del Messico (nuovo entrato)

11 | Schmuck, New York (nuovo entrato)

12 | Hope&Sesame, Guangzhou

13 | The Cambridge Public House, Parigi

14 | Sip&Guzzle, New York

15 | Bar Nouveau, Parigi

16 | Sips, Barcellona

17 | Paradiso Barcellona

18 | Jager&Pony, Singapore

19 | The Bar in Front of the Bar, Atene

20 | Eximia, San Paolo

21 | Tres Monos, Buenos Aires

22 | Mamba Negra, Medellin (nuovo entrato)

23 | De Vie, Parigi

24 | Himkok, Oslo

25 | Argo, Hong Kong

26 | Danico, Parigi

27 | Dry Wave Cocktail Studio, Bangkok

28 | El Gallo Altanero, Guadalajara

29 | Satani’s Whiskers, Londra

30 | Bkk Social Club, Bangkok

31 | Victor Audio Bar, Buenos Aires

32 | Waltz Londra (nuovo entrato)

33 | Locale Firenze

34 | Mirror Bar, Bratislava

35 | Tan Tan, Sao Paolo

36 | Montana, Hong Kong

37 | Sastreria Martinez, Lima

38 | Nutme&Clove, Singapore

39 | Bar Carmen, Medellin

40 | Barro Negro Atene, nuova entrata

41 | Gokan, Hong Kong

42 | Mimi Kakushi, Dubai (Best Bar Middle East)

43 | Nouvelle Vague, Tirana

44 | Bar Benfiddich, Tokyo

45 | Caretaker’s Cottage, Melbourne (Best Bar Australasia)

46 | Martiny’s New York (rientrato)

47 | Tlecan, Città del Messico

48 | Virtù, Tokyo

49 | Bar Snack, NewYork (nuovo entrato)

50 | Angelita, Madrid (nuovo entrato)

L’articolo L’Italia ai vertici mondiali della mixology: Bar Leone e Moebius sul podio di The World’s 50 Best Bars 2026 è tratto da Forbes Italia.

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