Giuseppe Lacerna e Energea: comunità energetiche, batterie al sale e leadership in pillole
Come si passa da una fabbrica di elettronica a guidare un’azienda che costruisce comunità energetiche? Lo racconta Giuseppe Lacerna, ceo di Energea Srl, in questa intervista della rubrica “Leadership in pillole”, fatta di risposte rapide e visioni da leader. Tra energia condivisa, batterie al sale al posto del litio, prodotti locali acquistati con una “moneta virtuale” e una pensione integrativa per famiglie e collaboratori, emerge il ritratto di un imprenditore che ha scelto di cambiare settore quando tutti parlavano di crisi. Ecco le sue risposte, dalle riflessioni sul lavoro ai gusti personali.
L’intervista completa:
Giuseppe, se togliamo il titolo di ceo, quali tre parole ti descrivono?
Mi descrivono tre parole: perseveranza, testardaggine e un tocco di visionario.
Qual è stata la scelta che ha cambiato direzione al tuo percorso professionale?
Il cambio di direzione è arrivato intorno al 2010, quando in Italia si parlava continuamente di crisi. Io avevo una fabbrica di elettronica e ero convinto che questa crisi esistesse davvero, ma allo stesso tempo credevo nell’energia. Ho cambiato settore e ne ho trovato uno senza problemi, in cui ho visto addirittura cinquant’anni di business davanti a me. Da quel momento è cambiato tutto.
Una convinzione sul lavoro che l’esperienza ti ha fatto cambiare?
Oggi sono convinto che non esista una vera crisi. Esistono settori che cambiano ed evoluzioni del mercato. Chi vuole fare business su grande scala e rimane ancorato per tutta la vita a un solo modello finisce, piano piano, in una crisi. Cambiano i settori e cambia il mercato, quindi bisogna cambiare quando è il momento.
Cosa volevi fare da bambino?
L’astronauta.
Qual è la canzone che ti mette subito di buon umore?
Ne ho una ricorrente, che cambia ogni estate. Al momento è Summer Funk di Gabbani.
Un oggetto che porti sempre con te?
Un braccialetto che mi ha regalato mio figlio.
Con quale personaggio ti piacerebbe prendere un caffè?
Purtroppo è un po’ complicato, ma mi piacerebbe farlo con Steve Jobs.
Se avessi una giornata tutta per te, come la passeresti?
Tutte le mie giornate sono tutte per me. Ogni giorno lo passo esattamente come desidero passarlo.
Quale problema aiutate a risolvere per famiglie e imprese?
Risolviamo il problema dell’energia, che oggi pesa moltissimo sulle famiglie e rende poco competitive le aziende, che pagano a caro prezzo il caro energia. Le aiutiamo a produrre energia da sole e a condividerla. Con i ricavati sosteniamo anche le associazioni di bambini autistici e altre forme di aiuto sociale.
Nel tuo lavoro sulle comunità energetiche, come convinci persone e imprese a costruire un progetto comune?
Chi fa parte della nostra organizzazione ci crede davvero. Chi propone un impianto o un progetto lo ha già acquistato per sé, lo ha fatto suo. Per questo riesce a trasmettere qualcosa che le persone sentono, e alla fine vogliono entrare a far parte della squadra.
Nel progetto Mondo Energia colleghi energia e prodotti locali: come funziona, spiegato a chi non conosce il settore?
Le comunità energetiche sono nate per unire una zona ristretta, una piccola area, in cui le persone condividono la propria energia. Aziende e famiglie sono collegate da un filo ideale che permette loro di scambiarsi energia green. Da qui è nata l’idea di unire a livello locale anche i prodotti locali, che oggi rappresentano l’eccellenza. Siamo invasi da prodotti di bassa qualità, anche per quanto riguarda il valore biologico degli alimenti, mentre le piccole realtà continuano a produrre vere eccellenze. L’Italia è fatta di prodotti di nicchia e di qualità, che però spesso non emergono perché mancano della forza per pubblicizzarsi e farsi conoscere dal proprio mercato.
Noi le mettiamo in rete e permettiamo di acquistare i loro prodotti attraverso una moneta virtuale, che è l’energia in eccesso di persone, famiglie e aziende. È quasi come scoprire una moneta dal nulla. In questo modo rilanciamo l’economia locale e il chilometro zero, non solo dell’energia ma anche di prodotti e servizi.
Quale decisione ha inciso di più sulla crescita di Energea?
Se mi avessero fatto questa domanda sei mesi fa, avrei parlato del fatto che l’idea di comunità sta cominciando a piacere solo adesso, dopo anni in cui le comunità energetiche erano già possibili. In realtà credo che oggi ci stia spingendo soprattutto la scelta di aver abbandonato il litio, di aver dichiarato per così dire guerra al litio e di utilizzare le batterie al sale. Questo ci ha portato in altri settori e ambiti e ha creato una nuova consapevolezza nella nostra clientela. Credo che il vero salto sia stato questo.
Qual è il prossimo traguardo che vuoi raggiungere con l’azienda?
Da due anni ho lanciato un programma che sto portando avanti. Vorrei creare una rendita per tutte le persone che hanno un impianto fotovoltaico, senza togliere nulla ai clienti. Vorrei crearla anche per tutti i nostri collaboratori e per le loro famiglie, attraverso l’eccesso di energia prodotta dalle centrali fotovoltaiche. Sarebbe una specie di pensione integrativa. Questo è il mio programma.
Qual è la prima cosa che fai al mattino per mettere a fuoco le priorità della giornata?
Bevo quattro caffè, uno dietro l’altro, con la macchina del caffè, e guardo le piante che ho sul terrazzo.
Quando tutti ti portano urgenze, come scegli ciò che conta davvero?
In genere scelgo in base a quella che reputo la più pericolosa.
Quando il team incontra un problema, come decidi se intervenire o lasciare autonomia?
Se vedo che qualcuno nel team ha un’idea, li lascio dialogare tra loro e cerco di sviluppare il senso di squadra e la capacità di risolvere il problema. Se invece li vedo tutti in panico, fermo il gioco e lo risolvo in diretta.
Dopo una giornata intensa, cosa ti ricarica davvero?
Togliermi le scarpe, stare a piedi nudi sul mio pavimento e bere un bicchiere di vino.
Sei più da caffè o tè?
Caffè.
Instagram o LinkedIn?
Su questo non sono molto ferrato e non sono particolarmente presente su nessuno dei due. Ogni tanto trovo qualche foto su Instagram.
Mare o montagna?
Montagna.
Per ricaricarti preferisci sport o divano?
Sport.
Playlist o silenzio?
Né l’uno né l’altra. Mi piacciono le canzoni casuali che girano sul canale, perché ogni tanto ne esce una che non sentivo da una vita ed è un ricordo. Lascio correre come propone la musica.
Sei più da vacanza pianificata o improvvisata?
Improvvisata, in tutto.
Cena a casa o al ristorante?
Entrambe. A me piace cucinare, ed è l’unico obbligo che mi concedo.
Forbes in una parola?
Successo.
Quale consiglio concreto daresti a chi sta per guidare un team per la prima volta?
Ho maturato nel tempo la convinzione che ogni persona abbia una sua particolarità. Chi guida un team e vuole formarlo deve capire che non tutti possono arrivare allo stesso livello. Bisogna chiedersi che tipo di team si vuole creare: se cerchi un team di cavalli di razza è molto complicato, perché non tutti ci arrivano. Allora è meglio sviluppare in ciascuno la particolarità che ha, tenendo presente che il fuoriclasse si trova una volta ogni tanto. Sono tanti i formatori che dicono che tutti possono e devono arrivare allo stesso livello, ma questo crea stress, sia in chi forma sia in chi viene formato. Per me è ormai una cosa assodata.
L’articolo Giuseppe Lacerna e Energea: comunità energetiche, batterie al sale e leadership in pillole è tratto da Forbes Italia.
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