«Magnifica humanitas», Simona Beretta: «Donne e uomini vengono prima delle macchine»
La presentazione dell'enciclica (foto Vatican Media / Sir)Il lavoro, le sue trasformazioni, la disoccupazione e il dovere dei cristiani di interrogarsi, cercando risposte adeguate alla sostenibilità di questi ambiti fondamentali per la vita e la dignità umana. Così come suggerisce, o meglio indica con chiarezza, il Papa nella sua prima enciclica. «Certamente la sottolineatura dei temi relativi al lavoro, nel pronunciamento di Leone XIV, è forte proprio perché il tema generale è quello della centralità della persona, in rapporto con l’artificialità dell’intelligenza: bisogna che il criterio economico non sia il solo profitto, ma la dignità di ogni persona e il bene dei popoli. Il Papa denuncia in particolare qualcosa di molto grave, che è l’abitudine a considerare le persone secondo la loro efficienza, perseguendo una performance materiale che non necessariamente contribuisce alla crescita condivisa per tutti». A dirlo è Simona Beretta, a lungo docente di economia presso l’Università Cattolica e attualmente direttore del Centro di ateneo per la Dottrina sociale della Chiesa.
Qual è la prima preoccupazione del Pontefice?
Mi sembra quella di valorizzare il lavoro umano che, come si dice al paragrafo 149 di Magnifica humanitas, non è un semplice strumento, ma esprime e accresce la dignità della nostra vita. Quindi è la centralità della persona e la sua valorizzazione che guidano – o dovrebbero guidare – un’economia che faccia bene il suo mestiere. Le donne e gli uomini, a maggior ragione nel mondo del lavoro, vengono prima delle macchine; l’essere costretti a subire i ritmi e i tempi imposti delle nuove tecnologie riduce la persona ad appendice di una macchina e può erodere la creatività umana. Peggio ancora, l’innovazione può portare disoccupazione, per esempio quando si ricorre a strumenti tecnologici che espellono i lavoratori dall’attività produttiva semplicemente per far aumentare i profitti. Occorre allora, scrive il Pontefice, progettare sistemi centrati sulla persona, e non solo sulla sua prestazione, perché la tecnologia può sollevare chi lavora da mansioni gravose o ripetitive, ma bisogna comunque tutelare il lavoro e l’insostituibilità della persona.

Come coniugare il progresso tecnologico, il Pil e la custodia della persona?
Il Papa è realistico in questo, dicendo che il cambiamento è sempre problematico e procede per discontinuità (153). Non c’è un unico modo di rispondere all’automazione; per esempio, in differenti settori e in diverse parti del mondo devono essere individuate risposte diverse, che siano appropriate. Basti pensare alle differenze nell’uso delle tecnologie a seconda della maggiore o minore ricchezza nei diversi Paesi. Mi pare di poter riassumere dicendo che il Santo Padre ci chiede di assumere un ruolo creativo nelle problematiche della disoccupazione, re-immaginando iniziative adatte al presente, come i sindacati e le associazioni di categoria avevano svolto un ruolo importante ai tempi della Rerum Novarum. Analogamente Leone XIV ribadisce la necessità di superare il Pil come unico parametro del grado di sviluppo di una nazione.
La finanza per la finanza è diversa dalla finanza per lo sviluppo, come diceva già Benedetto XVI nella Caritas in Veritate…
Sì, e in questa enciclica c’è un passaggio ulteriore: il legame della finanza con le nuove tecnologie. Rispetto a quando, in maniera profetica, Benedetto parlava della dimensione autoreferenziale della finanza all’indomani della grande crisi del 2007-2008, la possibilità di accumulare posizioni di ricchezza e di rendita è oggi moltiplicata on l’IA. Le transazioni sono più rapide e semplici grazie alle macchine, e la concentrazione delle rendite finanziarie si configura come un pericolo ancora più grande. Questo non significa che la finanza non serve, anzi: l’enciclica ribadisce chiaramente, al paragrafo 160, la funzione sociale del credito, ossia la creazione e l’evoluzione del lavoro.
Si può invertire, o almeno arginare, il trend della concentrazione nelle mani di pochi delle leve finanziarie? E qual è, in questo orizzonte, la responsabilità dei cristiani?
La grande finanza oggi è legata a doppio filo agli sviluppi dell’intelligenza artificiale. Sviluppo basato sulla logica della grande dimensione: una gara che vincono quelli che hanno la macchina più veloce, il database più grande e così via. L’innovazione frenetica “paga”, e non si pone troppe domande. Così ci troviamo in questa “trappola della corsa”: all’intelligenza artificiale, agli armamenti, alla tecnocrazia. Una morsa in cui ci troviamo stretti. Però è ragionevole resistere, perché la vita è il primo bene comune, come dice l’enciclica, e la verità è che abbiamo tutti assolutamente bisogno di ricostruire una convivenza che manifesti la dignità umana di tutti e di ciascuno, in una prospettiva di sostenibilità collettiva.
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