Malagò spiega la candidatura a presidente della FIGC: "Ho sentito il richiamo della foresta"
Le parole del candidato alla poltrona numero uno del calcio italiano
Giovanni Malagò, candidato alla presidenza della FIGC, è intervenuto telefonicamente al ‘Global Launch of the 100’s’ dell’European Golden Boy a Solomeo:
“Io sono una persona che ha sempre apprezzato le sfide. E poi in concreto: ho finito da poco l’avventura Milano-Cortina durata 6 anni e mezzo in cui è successo di tutto. A questo evento ci sono tanti rappresentanti delle società di Serie A che mi hanno appoggiato in 19, nelle epoche recenti non è mai successo di ottenere un semi plebiscito del genere senza proporsi e questo mi ha fatto riflettere. Poi è arrivato l’endorsement anche da tecnici e giocatori, lì ci ho riflettuto sempre di più. Ho sentito il richiamo della foresta, chi mi conosce sa che ho sempre sostenuto questo ruolo di essere al servizio del calcio, della Federazione. Io ci ho messo sempre la faccia”.
QUESTIONE STRUTTURALE
“Nella vita faccio l’imprenditore, sono da sempre abituato a guardare le aziende. Per me è un elemento imprescindibile quello economico. Poi ci può essere l’anno in cui ci sono fattori straordinari in cui può essere bypassato, ma non può essere qualcosa di strutturale. I dati dicono che questo problema è strutturale. Sui ricavi vedremo se saremo capaci di fare di più e di meglio, mentre sull’ambito dei costi non posso impedire di fare certe scelte. Quello che è sicuro è che ci sono regole chiare e che non si deve continuare a perpetrare errori in fatto di sostenibilità”.
DOVE INTERVENIRE
“Decreto Crescita, Decreto Dignità, questione scommesse… sono tutti argomenti inflazionati, il presidente della Federazione non è che domani mattina può abbassare le aliquote o gli impegni fiscali su certe voci. Deve essere un discorso collaborativo, c’è un percorso di opportunità, benefici, privilegi fiscali… Noi dobbiamo agire in questo senso. Se si ottiene qualcosa questo non deve essere indirizzato per forza per comprare l’ennesimo giocatore della rosa però”.
CREARE I PRESUPPOSTI
"Puoi avere il campione e noi è indubbio che non lo abbiamo, ma puoi compensare con un gruppo di giocatori che possano creare una Nazionale competitiva. A detta dei numeri, abbiamo squadre che dalle Under 17 in poi funzionano, sono leader. Poi però è successo quello che sappiamo con la Nazionale maggiore. Sullo sport di squadra, a prescindere dal fenomeno pallavolo, abbiamo avuto più difficoltà. Penso a pallanuoto, pallacanestro… Il problema è dove deve collocarsi la Nazionale di calcio. C’è da creare i presupposti, poi magari questa famosa entità di gruppo riesce a compensare come nel 2006 o come nell’82, quando non eravamo favoriti sulla carta”.
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