Marocco: la sfida dell’acqua apre un nuovo mercato per le imprese italiane

02 Ottobre 2026 - 17:00
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C’è anche l’Italia nella nuova partita dell’acqua in Marocco, dove la crisi idrica sta alimentando un programma senza precedenti di investimenti in desalinizzazione, riuso delle acque reflue e infrastrutture di trasferimento. Tra i protagonisti italiani figura Fisia Italimpianti, società del gruppo Webuild specializzata negli impianti di trattamento e desalinizzazione, mentre sul fronte finanziario Ocp ha già attivato con Sace una linea verde da 365 milioni di euro destinata a sostenere investimenti e forniture italiane. Il mercato marocchino dell’acqua si sta così trasformando in un nuovo spazio per il sistema industriale italiano. Il piano di investimenti 2026-2030 dell’Ufficio nazionale dell’elettricità e dell’acqua potabile (Onee), approvato a luglio, prevede oltre 248 miliardi di dirham, circa 23 miliardi di euro, di investimenti complessivi, di cui 42,1 miliardi di dirham, circa 3,9 miliardi di euro, per l’acqua potabile. L’obiettivo è portare entro il 2030 la capacità di desalinizzazione destinata all’acqua potabile oltre 1,3 miliardi di metri cubi l’anno, pari al 63 per cento del fabbisogno nazionale, contro il 13 per cento del 2025 e meno dell’otto per cento del 2023.

Il programma si inserisce in una strategia più ampia che punta a superare entro il 2030 la soglia di 1,7 miliardi di metri cubi annui di acqua dissalata. A Casablanca, l’impianto da 300 milioni di metri cubi l’anno ha raggiunto l’81 per cento di avanzamento e la prima fase dovrebbe entrare in funzione il primo febbraio 2027, secondo l’Onee. La spinta arriva anche dai grandi gruppi industriali marocchini. Ocp Green Water, società del gruppo fosfati Ocp, ha ottenuto ad agosto l’autorizzazione a creare due controllate dedicate alla desalinizzazione e al trasporto dell’acqua, con una capacità complessiva prevista di 410 milioni di metri cubi l’anno. La prima, destinata all’area centrale, dovrebbe sviluppare 195 milioni di metri cubi annui per Safi, Benguerir, Youssoufia e Marrakech; la seconda, nel Nord, 215 milioni per l’area di Jorf Lasfar, El Jadida, Casablanca e Khouribga. L’obiettivo è rafforzare l’autonomia idrica delle attività industriali e minerarie di Ocp, contribuendo anche all’approvvigionamento urbano e agricolo.

Acqua ed energia procedono così sempre più insieme. Taqa Morocco, Nareva e il Fondo per l’investimento Mohammed VI stanno sviluppando cinque grandi impianti con una capacità aggiuntiva complessiva vicina ai 900 milioni di metri cubi annui, sostenuta da circa 600 megawatt di capacità rinnovabile. È inoltre previsto un sistema di trasferimento dell’acqua con una capacità di circa 800 milioni di metri cubi annui e 200 megawatt di capacità rinnovabile associata. L’altra direttrice è il riuso. Il Marocco tratta circa 1,2 miliardi di metri cubi di acque reflue all’anno. Una valutazione del Water Solidarity Programme rileva che, escludendo gli otto grandi sistemi di scarico costieri, i 185 impianti convenzionali esistenti producono circa 384 milioni di metri cubi annui e che circa 133 milioni potrebbero essere destinati all’irrigazione con un investimento aggiuntivo stimato in 260 milioni di dirham, circa 24 milioni di euro.

Rabat punta inoltre a mobilitare oltre tre miliardi di dirham, circa 280 milioni di euro, per il riuso delle acque trattate e altri 2,34 miliardi di dirham, circa 220 milioni di euro, da donatori e partner internazionali, soprattutto per l’impiego agricolo delle acque reflue. È in questo mercato che si inserisce Fisia Italimpianti. La società del gruppo Webuild ha una presenza in Marocco e una struttura a Dakhla ed è attiva nella progettazione e realizzazione di impianti di trattamento e desalinizzazione. Il progetto di Dakhla rappresenta uno dei casi più significativi della presenza italiana nel settore: l’impianto combina la produzione di acqua dissalata con lo sviluppo delle attività agricole nell’area. Il secondo canale è quello finanziario. Nel 2025 Ocp e Sace hanno sottoscritto una linea di finanziamento verde da 365 milioni di euro, la prima operazione di questo tipo garantita da Sace attraverso la Push Strategy in Marocco. L’operazione non è specificamente dedicata all’acqua, ma rafforza il collegamento tra investimenti del gruppo marocchino e partecipazione delle imprese italiane alle sue filiere strategiche.

Il dossier arriva a Roma in una fase particolarmente significativa. Si conclude infatti oggi nella capitale italiana ospita il primo EuroMediterranean Water Forum, con delegazioni di circa 40 Paesi. Il Marocco è rappresentato da Tarik Hamane, amministratore delegato dell’Onee. Nel programma del Forum figurano anche una sessione sul finanziamento della sicurezza idrica con rappresentanti di Cassa depositi e prestiti, Caisse de dépôt et de gestion marocchina e Onee, e un confronto sui partenariati pubblico-privati per il riuso delle acque reflue con la società regionale Srm Casablanca-Settat. Per l’Italia, la domanda marocchina si estende alla progettazione delle infrastrutture, al trattamento e riuso delle acque, all’efficienza delle reti, alla digitalizzazione e alla gestione energetica degli impianti, oltre che al finanziamento dei grandi progetti. Il Marocco sta costruendo un modello nel quale desalinizzazione, riuso, trasferimento delle risorse e produzione da fonti rinnovabili vengono sviluppati come parti di una stessa strategia. La sfida, nei prossimi anni, secondo quanto emerso dall’evento romano, sarà combinare l’aumento dell’offerta con una gestione più efficiente della domanda.

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