Marotta: "L'addio alla Juventus? Non fu per Ronaldo. Agnelli voleva ringiovanire e avere un ruolo.
Non solo il presente all'Inter, ma anche il passato e come arrivò l'addio alla Juventus nella lunga intervista concessa dal presidente nerazzurro a Dazn.
Beppe Marotta guarda al futuro dell'Inter continuando a sognare di migliorarsi e migliorare di giornata in giornata. Alzare l'asticella, soprattutto in Europa è un obiettivo concreto che porrà davanti a Cristian Chivu, ma nel corso della lunga intervista concessa a Dazn nel format condotto da Giorgia Rossi c'è stato spazio anche per parlare di passato.
E in particolare il numero uno del club di Viale della Liberazione ha spiegato bene quali sono stati i motivi che lo hanno portato a dire addio alla Juventus, smentendo una volta per tutte le voci sull'affare Cristiano Ronaldo.
JUVE E INTER
"La Juve aveva una proprietà e ce l'ha tutt'ora che è la stessa da 100 e rotti anni. All'Inter ci sono stati cambiamenti negli ultimi 20 anni. Sono entrambe grandi società, fanno parte della storia del calcio italiano. Sono molto orgoglioso di essere all'Inter e di esserne presidente, è qualcosa di straordinario"
I MOTIVI DELL'ADDIO ALLA JUVE
"L'addio alla Juventus? C'è la consapevolezza che la proprietà aveva voglia di dare un cambiamento alla struttura dei manager, ringiovanendola. Andrea Agnelli aveva acquisito esperienza e voleva un ruolo, in quel caso con stima reciproca le strade si sono divise"
NON FU PER RONALDO
"Fu per l'affare CristianoRonaldo? No è una leggenda metropolitana, non la condividevo al massimo, ma in modo spontaneo di confronto con presidente e società. Non era una cosa di litigiosità.
È un grandissimo campione ma ritenevo fosse una operazione troppo grande per noi. Fa parte dei ruoli, il presidente ha fatto la sua scelta e io mi sono accodato. Chiaro che ricordo quel sabato, era un giorno di tristezza dopo 8 anni bellissimi"
CHIUSA UNA PORTA APERTO UN PORTONE
"Poi io sono fortunato e coraggioso, ero sicuro si sarebbe aperto un portone. E nel giro di 24 ore è arrivata la chiamata di Zhang. Talmente in modo strano, non avevo il suo numero, pensavo fosse uno scherzo. Chiesi a Cairo, che aveva un rapporto con lui, se era il suo numero. L'ho poi richiamato e ci siamo visti il lunedì, qualche giorno dopo".
LA DIFESA DI BASTONI DOPO INTER-JUVE
"Lo avrei fatto e lo farei sempre, Alessandro va giudicato dalle persone che lo conoscono. Chi non conosce, non può esprimere giudizi. Lo conosco bene: bravo calciatore e bravissimo ragazzo. Cosa ha commesso? Nulla di grave, un gesto che nel mondo del calcio ho rivisto esattamente 40 anni fa e lo rivedo oggi. L'enfasi mediatica oggi è incredibile, 40 anni fa non c'era. Un errore dettato dall'istinto più che dalla razionalità. Lui per primo lo ha capito, ma questo linciaggio morale che lo ha accompagnato... È un patrimonio dell'Inter e del calcio italiano. Degnamente indossa la maglia azzurra".
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