Massimo Cacciari rifà Nanni Moretti: “Basta campi larghi, dite qualcosa di sinistra!”

15 Luglio 2026 - 11:50
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Massimo Cacciari rifà Nanni Moretti: “Basta campi larghi, dite qualcosa di sinistra!”

C’è una scena del cinema italiano che continua a inseguire la sinistra da oltre vent’anni. È quella in cui il regista Nanni Moretti, rivolgendosi a Massimo D’Alema, nel suo film Aprile sbotta con un’esortazione diventata ORMAI proverbiale: “Dì qualcosa di sinistra”. Oggi, a raccogliere idealmente quel testimone, sembra essere Massimo Cacciari. Solo che il bersaglio non è più D’Alema, ma l’intero universo progressista, da Elly Schlein a Giuseppe Conte.

Il filosofo veneziano, con un intervento destinato a far discutere, liquida come un gigantesco esercizio di arredamento politico il dibattito infinito su campi larghi, campi stretti, primarie, leadership e formule elettorali. Cambiare disposizione ai mobili, osserva in sostanza, non serve se la casa continua ad avere le fondamenta che scricchiolano.

Lavoro, tasse e diritti: il convitato di pietra

Secondo Cacciari, il centrosinistra sta smarrendo il contatto con i temi che dovrebbero definirne l’identità. Mentre il dibattito pubblico si riempie di tatticismi, congressi permanenti e geometrie delle alleanze, finiscono sullo sfondo le questioni che incidono davvero sulla vita quotidiana: salari, pressione fiscale, crisi dello Stato sociale, disuguaglianze, pace, guerra e tutela dei diritti, soprattutto dei più deboli. Il rischio, sostiene, è che la politica finisca per parlare una lingua comprensibile soltanto agli addetti ai lavori. Una sorta di esperanto politologico che entusiasma gli analisti televisivi ma lascia indifferente chi ogni mese deve fare i conti con stipendi, bollette e mutui.

Un richiamo ai “corpi intermedi” e la sfida alla sinistra

Nel ragionamento del filosofo c’è anche una critica più profonda: la democrazia non può ridursi alla semplice ricerca della governabilità o alla costruzione di leadership personali. Senza sindacati forti, associazioni, partiti radicati e corpi intermedi capaci di rappresentare interessi reali, il rapporto tra cittadini e istituzioni rischia di trasformarsi in un dialogo sempre più fragile. Il messaggio è destinato soprattutto alle forze progressiste. Perché, avverte Cacciari, se la destra gioca la partita della stabilità, inseguirla sul suo stesso terreno significa partire già sconfitti. La vera alternativa dovrebbe nascere dalla capacità di rimettere al centro il lavoro, la giustizia sociale e la mobilità economica.

In fondo, il filosofo sembra aggiornare la celebre invettiva di Moretti. Non più “dì qualcosa di sinistra”, ma un appello ancora più concreto: parlate finalmente dei problemi di chi vi dovrebbe votare.

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