Mattarella ricorda il disastro di Seveso: "Evento drammatico, tra i più gravi a livello globale"

10 Luglio 2026 - 19:26
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L'intervento integrale del presidente della Repubblica:

Rivolgo un saluto cordiale al Presidente del Senato, al Ministro dell’Ambiente, al Presidente della Regione, ai Sindaci di Seveso e di Meda, ai Sindaci del territorio, a tutti i presenti e, attraverso i Sindaci, a tutti i loro concittadini. Un ringraziamento alla signora Giuliana Zorzi e a Giuseppe Cassina per la testimonianza che hanno recato. E vorrei ricordare che Giuseppe Cassina è stato Sindaco nella fase dell’inizio del rilancio, della reazione positiva, della ripresa di Seveso. E in collegamento con lui, alla Regione vi era il Presidente della Giunta regionale, Giuseppe Guzzetti, che ringrazio di essere presente.

Il disastro ambientale che, cinquant’anni fa, dalla periferia di Meda sconvolse la comunità di Seveso e coinvolse anche quelle di Cesano Maderno e Desio, fu un evento tra i più drammatici che il nostro Paese si sia trovato ad affrontare e, ancora oggi – come ci è stato ricordato poc’anzi - i suoi effetti inquinanti lo fanno considerare uno degli eventi più gravi a livello globale.

Un intero paese, un’intera zona della operosa Brianza si fermarono. L’intera Regione Lombardia, l’intera Italia erano sgomente.

Come abbiamo ascoltato dalle parole del Sindaco, dalla sua esperienza personale – la ringrazio Sindaco dell’accoglienza nella sua città – dalle sue parole e dalle due testimonianze che sono state recate dalla signora Zorzi e da Giuseppe Cassina, e dalla coinvolgente ed efficace narrazione – per cui rivolgo i complimenti agli autori e agli esecutori – abbiamo registrato come appaia evidente a chiunque che nessuno dei testimoni diretti potrà mai dimenticare il trauma, le sofferenze, l’angoscia per la nube tossica. E, poi, l’esodo che fu necessario disporre. Come nessuno potrà cancellare dalla memoria collettiva l’allarme e le paure che allora si diffusero in un’area molto vasta.

Quel che accadde divenne un punto di svolta, nella coscienza italiana ed europea, per la cultura della sicurezza e della prevenzione, cui l’emergenza di Seveso impresse una doverosa, significativa accelerazione.

Quanto avvenne era inammissibile, e le norme successivamente elaborate su scala continentale ebbero valore storico, perché si fondarono sulla tutela della vita delle persone, sulla tutela della comunità e dell’ambiente come diritto umano primario.

In questa ricorrenza il pensiero va anzitutto a quanti subirono le conseguenze umanamente più pesanti per la fuoriuscita da quella fabbrica di quella grande quantità di sostanze altamente tossiche.

A chi perse la vita in seguito a malattie causate, o aggravate, dall’esposizione prolungata alla diossina.

Ai loro familiari che, oltre lo choc dei primi giorni e degli abbandoni forzati delle case e della terra, convissero con i patimenti dei propri cari.

Ai quasi 200 bambini di allora che vennero colpiti da una seria patologia della pelle, come abbiamo visto con immagini fortemente coinvolgenti.

Alle donne che si trovarono improvvisamente con la propria gravidanza a rischio di malformazioni di chi doveva ancora affacciarsi alla vita.

A quanti, a distanza di anni, si ammalarono con il comprensibile sospetto che ne fosse responsabile la contaminazione dell’aria, del cibo, della terra per effetto di quel veleno.

Tanti drammi personali: l’allontanamento dalla propria casa, dal terreno coltivato, la morte degli animali allevati, la rinuncia all’attività commerciale o d’impresa costruita e sviluppata con impegno e fatica. 

Drammi per la comunità che si interrogava sulla continuità del proprio insediamento.

Accanto alle vicende più gravi e dolorose è giusto, in questo giorno, ricordare le donne e gli uomini della solidarietà, che si impegnarono ad alleviare i tanti affanni. Chi prestò subito soccorso alle popolazioni colpite, a partire dai Vigili del fuoco, che intervennero quando erano ancora incerte le conseguenze su loro stessi della nube tossica. Chi aiutò nell’evacuazione dalle case e dalle aziende. Chi vi provvide nei controlli.

Va rinnovato il ringraziamento e l’apprezzamento nei confronti dei medici e degli operatori sanitari che, nell’emergenza, si prestarono con coraggio alla cura dei tanti che si trovavano nel bisogno e nel pericolo, o che nutrivano timore per i loro familiari.

Medici e personale sanitario, ancora una volta, dimostrarono - in quelle circostanze che erano così incerte – un impegno senza sosta, ben oltre i doveri della professionalità.

Va ricordata l’opera preziosa svolta dall’Ospedale di Desio.

Pensando al senso civico e di solidarietà manifestati in quella occasione, in quella grave emergenza, assume aspetto di alto valore simbolico la figura di Carlo Galante – poc’anzi ricordata - scomparso da più di due decenni e al quale la Repubblica ha conferito la medaglia d’argento al valor civile.

Operaio dell’Icmesa, entrò nel reparto in cui il reattore aveva innescato il violento getto di vapore letale e al cui interno, in quel reparto, una nebbia velenosa, potenzialmente mortale, avvolgeva tutto.

Con soltanto una semplice maschera sul viso, Carlo Galante riuscì ad azionare la valvola del raffreddamento e quell’operazione consentì di limitare l’uscita della sostanza tossica, riducendo un danno, pur ormai gravissimo, che, senza il suo intervento, sarebbe divenuto di gran lunga più devastante.

Fu un’azione, la sua, di vero eroismo, che merita perenne riconoscenza.

Tante volte, nelle sedi processuali e più in generale nelle pubblicazioni che hanno indagato e riflettuto sull’accaduto, sono stati ricostruiti minuziosamente i fatti.

Risalta molto, ancora oggi, a distanza di cinquant’anni, l’intollerabile irresponsabilità dei vertici aziendali con il colpevole ritardo con cui fornirono notizie della gravità di quanto stava accadendo.

La presenza di diossina nell’aria fu così prima taciuta, occultata, quindi minimizzata. Altrettanto sconcertante è la circostanza che soltanto il disastro svelò che, nello stabilimento, veniva prodotto triclorofenolo, altamente pericoloso.

Reticenze e occultamenti gravissimi. 

L’imperdonabile ritardo nelle informazioni che, invece, sarebbero dovute doverosamente giungere, con chiarezza e immediatezza, alle istituzioni e alla popolazione, divenne esso stesso - quel ritardo, ripeto, imperdonabile - causa di protrarsi dell’esposizione alla diossina di persone e di animali.

Nella reazione al disastro provocato da quella nube tossica, nella ripartenza della vita sociale ed economica sono impressi i segni di una riscossa civile, che ci è stata poc’anzi ben illustrata. Una riscossa civile che è andata al di là della bonifica e della ricostruzione.

È giusto sottolineare e celebrare questa risposta e questo rilancio oggi, a distanza di cinquant’anni.

La ripresa delle comunità locali e, accanto ad esse, di tutta la società lombarda e di quella nazionale viene emblematicamente rappresentata dal “Bosco delle Querce”, dove ci siamo appena recati, testimonianza di ricomposizione dell’ecosistema dopo la devastazione che sembrava aver cancellato ogni avvenire.

Così non è stato.

Il pioppo monumentale che sopravvisse al disastro, sconfiggendo la diossina, è divenuto – come abbiamo visto - il simbolo della resilienza e della volontà di futuro di questa comunità.

Il futuro è stato riconquistato.

Le piante e gli animali sono tornati a vivere accanto alle persone.

Persone che hanno nuovamente progettato e costruito il domani delle proprie famiglie e delle proprie comunità.

Deve accompagnarle una attenzione immutata.

La tragedia dell’Icmesa divenne triste paradigma di quel che non si deve fare, ispirando l’avvio di un cantiere europeo che ha dato vita a norme stringenti - anche in Italia - come la Valutazione di impatto ambientale e le Autorizzazioni integrate ambientali, a difesa dei cittadini. Specialmente a tutela dai rischi indotti da industrie con lavorazioni potenzialmente nocive.

È una strada che va costantemente percorsa con determinazione.

Le tre direttive “Seveso”, che nell’arco di trent’anni – dal 1982 al 2012 - sono divenute leggi dell’Unione europea, contengono norme a garanzia della sicurezza, contengono previsioni di piani di emergenza, di coordinamento tra Stati nei casi in cui la minaccia ambientale assuma più vaste proporzioni.

Il progresso tecnologico deve essere a servizio dell’uomo, delle comunità. 

Qualsiasi opinione che immagini possibile pianificare cinicamente uno scambio tra costi umani e vantaggi economici va respinta con fermezza.

L’Europa deve saper offrire una sua risposta equilibrata al mondo.

Una comunità cresce, produce, vive assicurandosi l’avvenire, se sa far proprio il valore della sostenibilità delle risorse dell’ambiente e il consolidamento della coesione sociale.

Seveso e i Comuni circostanti ne sono esempio. Con la risolutezza manifestata nel fronteggiare le conseguenze del disastro. Affrontando la bonifica, assicurando la ripartenza civile e quella dell’economia locale con una vitalità che nasce dalla tenacia e dall’impegno che sono stati, e continuano a essere, profusi; con l’inserimento in reti di infrastrutture vitali.

Poc’anzi al Bosco delle Querce, il Sindaco mi ha mostrato il progetto del parco che sovrasta la Pedemontana che si realizza, manifestando così la compatibilità e la prevalenza delle esigenze di tutela dell’ambiente, della sicurezza della vita della società.

L’allarme allora lanciato dal Sindaco Rocca per l’isolamento in cui era caduta Seveso: “rischiamo di essere separati, espulsi dalla comunità”, ebbe a dire, ha incontrato solidarietà, perché - come ha sottolineato il presidente Fontana - è stato onorato il patto tra istituzioni, cittadini, territori.

Fu un banco di prova per le istituzioni e, in particolare, per la Regione, da poco entrata in piena attività – come ricorda bene il Presidente Piero Bassetti, che è presente e che ringrazio per essere presente.

La Regione da poco entrata in funzione e in attività, rivendicò e seppe esercitare il suo ruolo protagonista.

Strumento permanente rimane la Fondazione Lombardia Ambiente, voluta e realizzata in quegli anni.

Alla lungimiranza e all’impegno del Sindaco di Seveso di allora, Francesco Rocca – più volte ricordato poc’anzi - del presidente della Giunta regionale, Cesare Golfari, di chi li affiancò, come i commissari straordinari Antonio Spallino e Luigi Noè, va rivolto un pensiero riconoscente.

La Repubblica ricorda la loro opera.

La vita e il futuro sono tornati nelle vostre mani.

È stato un percorso impegnativo, faticoso.

Colmo di sacrifici, quando alla speranza si alternava il dolore.

Con l’impegno di tutti hanno vinto la speranza e la vita.

Auguri di buon futuro.

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