Maturità, quest’anno ci prova anche Pupo. Il cantante alla conquista del diploma: mi serve per aumentare la fiducia in me stesso
Ci siamo: sta per prendere il via la notte prima degli esami, la più lunga dell’anno. Forse una tra le più indimenticabili della vita di una persona. Lo diceva Venditti, anzi lo cantava e le note di quella canzone immortale che accompagna da decenni generazioni di maturando, una «notte di lacrime e preghiere», quella in cui l’ansia si taglia con il coltello e i libri di testo sembrano improvvisamente scritti in una lingua sconosciuta. Ebbene è alle porte: e per ben per 527.747 studenti italiani, con una novità degna di nota per quest’annata degli esami di Stato: una storia straordinaria, capace di dimostrare come la fame di conoscenza e il desiderio di mettersi alla prova non abbiano età.
Maturità al via con Pupo tra i banchi e l’eterno rito degli esami tra sogni e incubi
Tra i banchi dell’Istituto Minerva di Roma ci sarà infatti anche Enzo Ghinazzi, in arte Pupo. Alla tenera età di 70 anni, il celebre cantante ha deciso di affrontare la prima prova scritta, chiudendo un cerchio aperto ben 54 anni fa, quando a soli 16 anni abbandonò il liceo scientifico al secondo anno per inseguire il sogno della musica. Un sogno che ha trasformato aspettative e sacrifici in un successo internazionale che non ha bisogno di presentazioni. «Lo so che tecnicamente non mi servirà a niente, ma servirà a me per aumentare l’autostima e la fiducia in me stesso», ha confidato l’artista alla vigilia. Una fioritura tardiva mossa dal desiderio di trovare nuovi stimoli, dimostrando che la Maturità resta lo spartiacque simbolico della vita, a 18 come a 70 anni…
L’esercito dei furbetti, l’illusione del web, il ritorno dell’analogico
Se Pupo affronta l’esame con lo spirito del neofita, aspirazioni di ritorno e sogni da tirare fuori dal cassetto, per molti altri studenti alla vigilia della prova l’annuale fotografia scattata dall’Osservatorio di Skuola.net (su un campione di 1.000 diplomandi) rivela invece che la tensione sta spingendo un numero crescente di ragazzi a preparare un “piano B” non propriamente ortodosso.
E allora, il grido d’ordinanza per quest’anno è più che mai “(Si) copi chi può”: ben 1 studente su 4 (il 27%) ammette di aver imbastito una strategia per barare o di essere pronto a farlo in caso di emergenza. Si tratta di un balzo in avanti notevole rispetto al 2025, quando i propensi alla scorciatoia si fermavano al 19%. A scatenare questo assalto al suggerimento è soprattutto il terrore per la seconda prova, lo scritto d’indirizzo, che agita il 60% dei potenziali “furbetti”.
Maturità, non solo Pupo: debuttanti alla prova dell’esame tra ansia e stratagemmi
Eppure, in questo Festival della copia ad arte e della scopiazzatura d’autore si consuma comunque un paradosso tecnologico: nell’era della Generazione Z e dei chatbot, l’analogico batte l’Intelligenza Artificiale. Forse per paura di essere intercettati, i vecchi e cari bigliettini di carta nascosti addosso o nell’astuccio restano il metodo preferito dal 29% dei ragazzi. Crolla invece il trucco degli appunti nel vocabolario (sceso dal 25% del 2025 al 14% di oggi), mentre resistono i fogli protocollo già scritti da casa (7%) e le fughe strategiche nei bagni (12%).
La tecnologia, tuttavia, non scompare: il 22% confida in smartphone e smartwatch per consultare l’Intelligenza Artificiale. E un 8% dichiara di voler aggirare il sequestro dei dispositivi consegnando un “telefono civetta” alla commissione. Occhio però a chiedere aiuto al vicino: l’individualismo impera e il 45% dei candidati nega categoricamente ogni forma di solidarietà per paura di essere scoperto.
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