Medicina Generale, CIPe e SINSPe dicono no alla riforma stralcio: “Rischia di snaturare la Pediatria di Famiglia”

28 Giugno 2026 - 11:37
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Medicina Generale, CIPe e SINSPe dicono no alla riforma stralcio: “Rischia di snaturare la Pediatria di Famiglia”

Roma, 28 giugno 2026 – La Confederazione Italiana Pediatri (CIPe) congiuntamente con il Sindacato Italiano Nazionale Specialisti Pediatri (SINSPe) esprimono profonda perplessità nei confronti della cosiddetta riforma stralcio della Medicina Generale, siglata nei giorni scorsi in SISAC, che disciplina l’impiego dei Medici di Medicina Generale nelle Case di Comunità.

Le Case di Comunità, nella maggior parte dei casi, non sono collocate nei piccoli centri. Ciò comporterebbe per centinaia di migliaia di cittadini la necessità di percorrere inutilmente molti chilometri oppure di rinunciare, per almeno sei ore settimanali, alla presenza del proprio Medico di Medicina Generale, ore che si aggiungono ai due giorni del fine settimana già coperti dalla Continuità Assistenziale.

Alessandro Giannattasio e Teresa Mazzone

Riteniamo che le Case di Comunità possano rappresentare un importante supporto all’attività quotidiana dei Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di Libera Scelta, oltre a costituire uno strumento utile per contribuire a ridurre la pressione sui Pronto Soccorso, ormai cronicamente congestionati.

Una vera riforma della medicina territoriale dovrebbe però partire da un’altra priorità: mettere il Medico di Medicina Generale e il Pediatra di Libera Scelta nelle condizioni di svolgere una diagnostica di primo livello direttamente nel proprio ambulatorio, dotandoli di adeguato personale infermieristico e di segreteria a tempo pieno.
È inoltre indispensabile alleggerire il carico burocratico che oggi assorbe una parte rilevante del tempo di lavoro dei professionisti, sottraendolo all’attività clinica e all’assistenza dei pazienti.

CIPe & SINSPe esprimono una netta contrarietà all’eventuale estensione ai Pediatri di Libera Scelta del cosiddetto “debito orario”, che finirebbe per allontanare i pediatri dai propri ambulatori e dalle famiglie assistite, trasformando di fatto una professione convenzionata e autonoma in un’attività organizzata secondo logiche assimilabili a quelle del lavoro dipendente all’interno delle Case di Comunità.

C’è chi sostiene che la figura del Pediatra di Famiglia rappresenti un’anomalia esclusivamente italiana. Noi riteniamo, al contrario, che essa costituisca un punto di forza del nostro Servizio Sanitario Nazionale: una figura professionale che ha dimostrato negli anni la propria efficacia grazie al rapporto continuativo con il bambino e la sua famiglia, alla propria autonomia professionale e alla capillarità sul territorio.

Per queste ragioni, CIPe & SINSPe ribadiscono il proprio NO a qualsiasi Accordo Collettivo Nazionale “stralcio” che imponga ai Pediatri di Libera Scelta un obbligo di attività nelle Case di Comunità, senza una preventiva e complessiva riforma della pediatria territoriale fondata sul rafforzamento degli ambulatori, della prossimità e della qualità dell’assistenza.

Teresa Mazzone
Presidente Nazionale CIPe

Alessandro Giannattasio
Sindacato Italiano Nazionale Specialisti Pediatri

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