Mel Brooks compie 100 anni, un genio della risata scorretta che ha divertito dissacrando (e che oggi Hollywood sanzionerebbe)

28 Giugno 2026 - 13:51
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Mel Brooks compie 100 anni, un genio della risata scorretta che ha divertito dissacrando (e che oggi Hollywood sanzionerebbe)

C’è stato un tempo in cui un ragazzino cresciuto a Brooklyn usava i suoi pochi risparmi per andare al cinema il sabato mattina, sognando a occhi aperti davanti al grande schermo. Quel ragazzino si chiamava Melvin Kaminsky, ed era nato a New York il 28 giugno 1926 da una famiglia ebrea di origini polacche.

Oggi, quel ragazzo festeggia il suo centesimo compleanno con il nome d’arte di Mel Brooks: un gigante del cinema. Un maestro assoluto della commedia. E uno dei pochissimi artisti al mondo capaci di scalare l’Olimpo dello spettacolo conquistando l’ambitissimo “Egot” (acronimo che spetta a chi ha vinto almeno un Emmy, un Grammy, un Oscar e un Tony Award).

Mel Brooks compie 100 anni: un secolo d’oro di successi e storia del cinema

E Mel Brooks di premi ne ha vinti e accumulati parecchi nel corso della sua lunga vita e brillante carriera da regista, sceneggiatore, produttore e attore. Un artigiano di classe, Brooks, creativo e sapiente, graffiante e pungente, che ha letteralmente reinventato il linguaggio della risata. Il suo segreto? Un’arguta capacità di coniugare la ricca tradizione umoristica yiddish con la fisicità della comicità slapstick tipica del cinema muto. Demolendo, contestualmente, i generi cinematografici tradizionali attraverso l’arma della parodia. Del paradosso. E dell'”accumulo”.

Del resto l’apprendistato è stato dirimente per Mel Brooks. Anzi, di più: perché prima di rivoluzionare il cinema ha vissuto un’intera vita di formazione. Dopo aver combattuto in Europa durante la seconda guerra mondiale come caporale, è tornato in patria muovendo i primi passi come batterista, adottando il cognome modificato della madre (Brookman) per non confondersi con un noto trombettista dell’epoca. Nei primi anni ’50 ha affinato i tempi comici lavorando come direttore d’albergo nella Borscht Belt, la celebre zona di villeggiatura degli ebrei newyorkesi.

Ma sarà la televisione la sua vera maestra, una palestra di vita e un laboratorio professionale per quasi vent’anni. Ha scritto per lo show di Sid Caesar Your Show of Shows – lavorando al fianco di altre future menti geniali come Woody Allen e Neil Simon –. E ha contributo a creare la serie cult Get Smart (1965), irresistibile satira delle storie di spionaggio. Il primo grande trionfo popolare è arrivato però insieme all’amico Carl Reiner con gli sketch dell’ Uomo di 2.000 anni, una miniera d’oro di aneddotica yiddish che non per niente è valsa loro un Grammy Award.

L’esordio da Oscar e la “Mel Brooks Stock Company”

Il salto sul grande schermo avviene dopo la vittoria di un Oscar per il cortometraggio d’animazione The Critic (1963). Quattro anni dopo, nel 1967, Mel Brooks firma il suo primo lungometraggio: Per favore, non toccate le vecchiette. Nato originariamente come musical e incentrato sulla provocatoria canzone farsa Springtime for Hitler, il film vince l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale. È l’inizio di una svolta epocale, segnata anche dall’incontro con Gene Wilder, che diventerà il perno della sua celebre squadra di attori feticcio (la Mel Brooks Stock Company).

Mel Brooks, l’incontro con Gene Wilder e il capolavoro “Frankenstein Junior”

Così, se il successivo Il mistero delle dodici sedie (1970) rappresenta una farsa in costume alla riscoperta delle proprie radici, il 1974 è l’anno d’oro in cui Mel Brooks scrive la storia del cinema con due capolavori assoluti: Mezzogiorno e mezzo di fuoco e Frankenstein Junior. Parodie rispettivamente del western e dell’horror, si presentano dal primo fotogramma e dalla proiezione in anteprima come film vanno ben oltre la semplice satira. “Frankenstein Junior“, impreziosito dalle interpretazioni dello stesso Wilder e del memorabile Marty Feldman nel ruolo del servitore gobbo Igor, è da decenni un cult movie transgenerazionale, capace di fondere perfettamente il brivido dell’horror classico con la farsa più pura.

Mel Brooks, talento eclettico tra parodie e ispirazione dal cinema muto

Negli anni successivi, Brooks continua a smontare i generi cinematografici. Con L’ultima follia di Mel Brooks (1976) rende un poetico omaggio a Chaplin e Keaton girando un film interamente muto, in cui l’unica parola (“No!”) viene paradossalmente pronunciata dal celebre mimo Marcel Marceau. Poi prende di mira il thriller hitchcockiano in Alta tensione (1977) e i kolossal storici in La pazza storia del mondo (1981).

Il suo fiuto e l’amore per il cinema d’autore (in tutti i generi)

Ma limitare la figura di Mel Brooks alla sola comicità destrutturante sarebbe un limite e un errore imperdonabile. Con la sua casa di produzione, la Brooksfilms, ha dimostrato un fiuto straordinario e un profondo amore per il cinema d’autore, producendo opere drammatiche, intense e acclamate dalla critica come The Elephant Man di David Lynch, La mosca di David Cronenberg, Frances e 84 Charing Cross Road.

Non tutti ricorderanno che…

Nel 1983, insieme al grande amore della sua vita, l’attrice Anne Bancroft (sposata nel 1964 dopo il primo matrimonio del regista con Florence Baum), recita in “Essere o non essere”, elegante remake del capolavoro di Ernst Lubitsch. La parodia fantascientifica “Balle spaziali” (1987) e l’omaggio alle commedie di Frank Capra con “Che vita da cani!” (1991) precedono gli ultimi divertenti lavori alla regia, come “Robin Hood – Un uomo in calzamaglia” (1993) e “Dracula morto e contento” (1995). C’è spazio anche per una curiosa parentesi italiana: a metà degli anni ’90, Brooks collabora con Ezio Greggio nei film “Il silenzio dei prosciutti” e “Svitati”, arrivando persino a cimentarsi in un dialogo in dialetto siciliano.

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