Meloni al 94%, Venezia a Venturini: quando il futuro diventa un contratto

Aprile 19, 2026 - 19:00
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Meloni al 94%, Venezia a Venturini: quando il futuro diventa un contratto
Generico 13 Apr 2026

Un mio amico mi ha detto che ha fatto soldi scommettendo sulle dichiarazioni di Trump.
Ho cercato di capire meglio come.

Su Polymarket, oggi, il mercato dice che Giorgia Meloni ha solo il 6% di probabilità di lasciare Palazzo Chigi entro il 30 giugno. Detto al contrario: il mercato le attribuisce circa il 94% di
probabilità di restare presidente del Consiglio fino a quella data. Nello stesso momento, sempre su Polymarket, il mercato sul prossimo sindaco di Venezia vede Simone Venturini al 55%,
davanti ad Andrea Martella al 45%.

Sono due esempi piccoli, quasi laterali, ma bastano per capire che cosa sta succedendo. Perché qui non siamo più nel territorio dei sondaggi, né in quello delle semplici quote dei bookmaker. Qui siamo dentro un altro oggetto: il prediction market, il mercato della previsione. Un posto dove il futuro viene trasformato in contratti comprabili e vendibili, e dove ogni prezzo diventa una probabilità in tempo reale.

La prima cosa da chiarire è da dove arrivano questi dati. I due esempi italiani arrivano da Polymarket, che oggi ha una pagina “Italy” con mercati attivi legati all’Italia e mostra esplicitamente sia il mercato su Meloni sia quello sul sindaco di Venezia. Polymarket spiega anche il meccanismo in modo molto diretto: nei mercati sì/no si comprano quote “yes” o “no”, e il prezzo riflette la probabilità implicita. Se un esito quota 55 centesimi, il mercato gli sta attribuendo circa il 55% di possibilità. Pago 55 centesimi, se vinco prendo un dollaro.

Kalshi, l’altra grande piattaforma del settore, oggi conferma che anche l’Italia è già dentro il suo perimetro. Ci sono scommesse su inflazione italiana, crescita del Pil, referendum sulla riforma giudiziaria e perfino sulla prossima elezione del Senato italiano. La differenza è che, almeno in questo momento, Kalshi sull’Italia appare più orientata a dati macroeconomici e istituzionali, mentre Polymarket è più immediata nel trasformare in contratto anche la politica italiana raccontata quasi come una cronaca continua.

Per capire davvero che cosa siano queste piattaforme bisogna aprire un piccolo approndimento. Polymarket è, in sostanza, una piattaforma dove si scambiano quote su eventi del mondo reale: politica, guerre, sport, cultura pop, finanza, tecnologia. La piattaforma si definisce “the world’s largest prediction market” e spiega che i prezzi aggiornano in tempo reale la visione collettiva degli scambisti. Nelle pagine dei singoli mercati, sono dettagliate le regole di risoluzione e le fonti ufficiali che determinano il risultato finale.

Kalshi fa una cosa simile, ma con una differenza decisiva di linguaggio e di inquadramento. Non si presenta come un sito di scommesse, bensì come un exchange regolato dove si comprano e vendono event contracts, contratti che pagano in base all’esito di un evento reale. La homepage lo dice in modo esplicito: è un “regulated exchange & prediction market”. Anche Kalshi indica la fonte che userà per decidere il risultato: per esempio la Federal Reserve per le decisioni sui tassi, Trading Economics per alcuni dati macro, oppure l’autorità istituzionale competente per referendum ed elezioni.

Chi ha inventato tutto questo? Perché, molto spesso, la biografia dei fondatori spiega l’architettura mentale dell’oggetto creato meglio di cento documenti tecnici.
Shayne Coplan, fondatore e CEO di Polymarket, è il volto della versione più giovane, aggressiva e crypto di questo mondo. Ha fondato Polymarket nel 2020 dopo aver lasciato la New York
University, quando aveva 21 anni. È un profilo tipicamente newyorchese, tech, rapido, cresciuto nel linguaggio della rete e della blockchain più che in quello della regolazione classica. Non sorprende che Polymarket abbia avuto una storia turbolenta con i regolatori: nel 2022 la CFTC le ha imposto una sanzione da 1,4 milioni di dollari per avere offerto contratti event-based senza la necessaria registrazione negli Stati Uniti.

Tarek Mansour è il cofondatore e CEO di Kalshi, e la sua biografia racconta un’altra America.
Nato in California e cresciuto in Libano, ha studiato al MIT, poi ha lavorato come quantitative trader a Goldman Sachs e a Citadel. La sua intuizione è nata a Wall Street. Vedeva clienti che
volevano esporsi a un evento, come Brexit, ma potevano farlo solo attraverso strumenti indiretti, complessi, costosi. Da quella frustrazione nacque l’idea di un mercato diretto sugli eventi. Non più un derivato costruito intorno al fatto. Il fatto stesso come asset.

Luana Lopes Lara, cofondatrice di Kalshi, completa il quadro con una biografia ancora più ibrida. È cresciuta in Brasile, ha frequentato il Bolshoi Theatre, ha vinto medaglie in olimpiadi scientifiche, poi è andata al MIT, ha lavorato in ricerca e ha avuto esperienze in Bridgewater, Citadel e Five Rings Capital. È stata ballerina professionista, ha danzato in Austria ed è stata invitata per la stagione del Lago dei cigni. Dentro Kalshi segue molto del lavoro su prodotto e operations. È una traiettoria che mescola disciplina artistica, matematica e finanza quantitativa. E si sente: Kalshi ha il volto più ordinato, più istituzionale, più “mercato regolato” del settore.

Fin qui, si potrebbe ancora liquidare tutto come una nuova forma di scommessa sofisticata. Ma il punto vero comincia adesso. Perché nel marzo 2026 un paper firmato da Joshua Mitts della Columbia University e Moran Ofir dell’Università di Haifa ha provato a misurare il fenomeno in modo sistematico, analizzando i mercati Polymarket tra febbraio 2024 e febbraio 2026. Non qualche caso isolato. Non una manciata di puntate fortunate. Un’analisi ampia, strutturata, su due anni di attività.
Il risultato è quello che cambia davvero il peso della discussione. Lo studio identifica 210.718 coppie wallet-mercato sospette, cioè combinazioni tra portafogli digitali e mercati che presentano
segnali anomali per dimensione della puntata, tempismo, concentrazione direzionale e redditività. Su questo insieme, i trader segnalati hanno ottenuto un tasso di successo del 69,9%, enormemente superiore a quello che ci si aspetterebbe dal caso, e i ricercatori stimano circa 143 milioni di dollari di profitti anomali aggregati nel periodo osservato. Gli stessi autori precisano che si tratta probabilmente di una stima prudente, perché il metodo non cattura tutto.

È qui che entrano in scena la geopolitica e il sospetto. Il Guardian, nelle ultime settimane, ha ricostruito una serie di scambi perfettamente sincronizzati con sviluppi della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il 27 febbraio, poco prima degli attacchi su Iran, un’ondata di account ha comprato contratti che scommettevano su un raid imminente; secondo il Guardian, 16 account avrebbero guadagnato più di 100 mila dollari ciascuno. Più tardi, un singolo utente avrebbe incassato oltre 550 mila dollari puntando sulla rimozione di Ali Khamenei appena prima della sua uccisione. E il 7 aprile, poco prima dell’annuncio di tregua da parte di Donald Trump, altri trader hanno puntato massicciamente sia sul cessate il fuoco sia sulla discesa del petrolio.

Qui cambia il significato stesso dell’insider trading. Un tempo, chi voleva monetizzare informazione riservata su una crisi, doveva spesso muoversi indirettamente: comprare o vendere petrolio, oro, azioni di difesa, futures, opzioni. Oggi il meccanismo è più diretto. Non scommetti più sulle conseguenze dell’evento. Scommetti sull’evento stesso: ci sarà il raid? Cadrà quel leader? Verrà annunciata la tregua? Questo abbassa la dispersione, semplifica la posizione e rende la monetizzazione dell’informazione sensibile molto più immediata. È proprio questo il vuoto normativo segnalato dagli studiosi: nei prediction markets, rispetto al classico insider trading azionario, il quadro legale è più incerto e più difficile da far valere.

Nel frattempo, sulle piattaforme si trova ormai di tutto. Non solo Meloni o Venezia. Su Polymarket i mercati più grandi visibili oggi riguardano le nomination presidenziali americane del 2028, il vincitore dei Mondiali 2026, la NBA, la Champions League, le decisioni della Federal Reserve, il prezzo del petrolio, ma anche guerre, tregue, referendum, leader politici, cultura pop e persino fenomeni bizzarri. Kalshi ospita mercati su inflazione, PIL, tassi, referendum, sport, meteo e politica. In altre parole: non si scommette più soltanto sul cavallo o sulla partita. Si scommette sul mondo.

E allora la domanda arriva quasi da sola. Un conto è usare il mercato come strumento per aggregare informazioni disperse. Un altro è consentire che guerra, morte, instabilità istituzionale e decisioni pubbliche diventino occasioni di profitto personale in tempo reale. Se lo studio di Mitts e Ofir ha ragione anche solo in parte, il sospetto non è più episodico: può essere strutturale. E allora la vera domanda non è se questi siti siano intelligenti o moderni. La vera domanda è questa: quando il mercato comincia a quotare tutto, stiamo ancora cercando di capire il futuro o abbiamo già cominciato a venderlo al miglior offerente?

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