Meloni-Trump, Fidanza e Procaccini spiegano quello che la sinistra non capisce: “Italia mai suddita, Meloni non arretra per un maschio alpha”

Il tema non è personale e non riguarda neanche le alleanze politiche. Il tema è il rapporto tra due nazioni storicamente alleate nella cornice della tenuta dell’Occidente. A ribadirlo, all’indomani dello scomposto attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni, sono i vertici di FdI al Parlamento europeo, il capodelegazione Carlo Fidanza e l’eurodeputato co-presidente di Ecr Nicola Procaccini.
La posta in gioco
Si tratta dello stesso punto centrato ieri dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari quando, ospite di Nicola Porro a 10 minuti su Rete 4, ha chiarito che «Giorgia Meloni ragiona da statista e non da leader di parte». È su questo piano, che una certa parte dell’opposizione italiana non riesce a cogliere, che si sviluppano i ragionamenti anche su quello che avverrà ora, tenendo presente alcuni punti fermi: Meloni continuerà a dire e fare quello che serve nell’interesse dell’Italia e per l’affermazione della sua visione geopolitica e, dunque, non saranno le intemerate di Trump a farla deflettere dallo sforzo per tenere insieme l’Occidente.
Procaccini: «Meloni non arretrerà per un maschio alpha che tenta di umiliarla»
«Giorgia Meloni non smetterà di dire quello che pensa solo perché c’è un maschio alpha che tenta di umiliarla», chiarisce Procaccini, intervistato da Repubblica, che chiarisce come non vi sia alcuna preoccupazione interna per quanto accaduto. Semmai è il contrario: «Gli scontri con Trump rafforzano la premier sul piano elettorale: tutti vedono quanto questi attacchi siano gratuiti ed eccessivi».
Il consenso intorno alla premier
Un riscontro in questo senso si è già avuto dall’analisi dei social: nella giornata di ieri la premier ha guadagnato ulteriori 100mila follower su Instagram, consolidando la soglia dei 7 milioni che era stata superata nei giorni precedenti; i sentiment nei confronti di Trump sono risultati negativi nell’82% delle interazioni.
L’Italia mai suddita
«Il presidente degli Stati Uniti si aspetta dall’Italia un atteggiamento di sudditanza che Meloni non avrà mai verso nessuno. Come ha dimostrato quando ha detto no all’utilizzo irregolare di Sigonella o ha difeso Papa Leone XIV. Episodi che devono aver lasciato un certo nervosismo alla Casa Bianca», ha detto ancora Procaccini, per il quale risulta possibile il fatto che a irritare Trump siano stati dei video molto circolati negli Usa e nello specifico nella galassia Maga in cui la premier sembra tenergli testa.
Trump colpito dal suo boomerang
Se le parole di Trump servivano a “riequilibrare” l’opinione pubblica interna e di riferimento non è andata benissimo. La ferma reazione di Meloni, che nel suo video si è anche domandata perché il tycoon non usi gli stessi toni con i «nemici dell’Occidente», infatti, ha trasformato l’impressione dei video in conferma che da questa parte dell’Oceano c’è davvero chi non ha paura di tenergli testa, con titoli sui principali giornali che hanno valorizzato la reazione della premier italiana, come il «Meloni asfalta Trump» del New York Post o il «Meloni risponde per le rime» del giornale di orientamento conservatore Washington Examiner, che per altro ha dato voce a un sentimento di disagio diffuso anche tra i repubblicani.
Il punto dei rapporti tra Italia e Usa
Detto ciò, resta il tema dei rapporti tra Italia, Europa e Usa. «Chi siede a Palazzo Chigi deve fare di tutto per avere un rapporto eccellente con gli Stati Uniti. Siamo alleati di destino. Ricordo infatti che Meloni veniva attaccata anche per la relazione cordiale con Joe Biden», sottolinea ancora Procaccini, respingendo al mittente le critiche di una sinistra che, tra solidarietà e indignazioni più o meno convinte, ha accusato Meloni di essere stata nel tempo troppo compiacente con Trump.
«Meloni non desisterà» dal suo impegno per tenere unita questa parte di mondo «perché sa che è nell’interesse di tutti. A maggior ragione quando il dialogo è difficile occorre uno sforzo supplementare di impegno», sottolinea quindi il co-presidente di Ecr, per il quale delle scuse della Casa Bianca «farebbero piacere, ma non sono necessarie. È necessario lavorare insieme nell’interesse dei rispettivi popoli. Siamo legati dal comune destino di essere Occidente».
Fidanza: «Da Trump dichiarazioni false che rischiamo di allargare un solco tra nazioni amiche»
Anche Carlo Fidanza mantiene il focus sul fatto che quelle «dichiarazioni false» rischiano di «allargare un solco tra nazioni amiche». «E questo è tanto più grave se pensiamo che Giorgia Meloni in questi mesi si è impegnata costantemente, anche nei momenti più difficili, per tenere unito il fronte occidentale», spiega Fidanza, anche lui spiegando che «amici conservatori americani ci dicono che alcuni video sono diventati virali dopo il G7» da cui emerge la postura di Meloni «molto diretta, determinata, mentre espone le posizioni italiane».
Il fatto che possano «aver generato una reazione infastidita» è «una spiegazione plausibile» all’uscita di Trump. «Ma sia chiaro: non è una giustificazione. Perché qui non siamo davanti a una divergenza politica, ma a un’affermazione inventata e offensiva», sottolinea Fidanza.
Non una «rottura», ma «è evidente che non si può andare avanti con il business as usual»
«La decisione di rinviare la visita è inevitabile. La diplomazia ha le sue regole, i suoi tempi. Non parlerei di rottura, ma è evidente che non si può andare avanti con il business as usual. Ora spetta a Trump fare un passo concreto per ricucire», aggiunge il capodelegazione di FdI, sottolineando che «qui siamo su un piano diverso rispetto alle normali divergenze politiche. Quelle possono essere anche forti, e Meloni lo ha sempre detto. Quando si dice che una leader “fa pena” o che avrebbe “implorato” una foto, si colpisce non solo la persona, ma anche la dignità di una nazione. Ci avviamo a un vertice Nato molto delicato, arrivarci insultando gli alleati è assurdo».
«Meloni ha sempre mantenuto la stessa linea: dialogo e capacità di tenere un ponte tra Stati Uniti ed Europa.
Il vero punto di rottura è legato alla crisi con l’Iran, che è stata gestita in modo unilaterale, senza condivisione con gli alleati. E questo ha avuto conseguenze dirette anche su di noi, che non potevamo non prendere le distanze, esattamente come hanno fatto gli altri partner europei», prosegue Fidanza, ribadendo che un piano è quello della convenienza politica, altro piano è quello dell’interesse nazionale. Guardando alla prima, «forse sarebbe stato più facile» prendere le distanze da Trump. Ma dal punto di vista dell’interesse nazionale «avere un canale di dialogo aperto ha consentito in questi mesi di evitare escalation peggiori. Penso ai dazi, alla Groenlandia: siamo passati da scenari di scontro a soluzioni più equilibrate, anche grazie a questo lavoro di mediazione. Per l’Italia, che vive di export e che ha bisogno di stabilità, è fondamentale».
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