Milano 2027, la road map del centrodestra: rosa ristretta entro venti giorni, poi sondaggi e nuovo vertice. Intanto spunta anche Di Pietro

01 Luglio 2026 - 12:31
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Milano 2027, la road map del centrodestra: rosa ristretta entro venti giorni, poi sondaggi e nuovo vertice. Intanto spunta anche Di Pietro

Il centrodestra prova a uscire dalla fase delle autocandidature e delle iniziative in ordine sparso, fissando tempi e metodo per arrivare alla scelta del candidato sindaco di Milano. La road map è stata definita lunedì sera durante la cena convocata dal presidente del Senato Ignazio La Russa al ristorante Forte Garden, in zona Porta Venezia: entro una ventina di giorni la coalizione dovrà restringere ulteriormente la rosa dei nomi, sottoporre i profili rimasti in campo a un sondaggio demoscopico e tornare quindi a riunirsi per fare un nuovo passo verso la decisione definitiva.

Al tavolo sedevano i coordinatori regionali Alessandro Colucci per Noi Moderati, Carlo Maccari per Fratelli d’Italia, Alessandro Sorte per Forza Italia e Massimiliano Romeo per la Lega. L’obiettivo politico è chiaro: provare a riconquistare Palazzo Marino dopo quindici anni di amministrazioni di centrosinistra, partendo dalla convinzione condivisa che Milano sia contendibile.

La road map: prima i sondaggi, poi la sintesi politica

Il primo passaggio operativo sarà la selezione dei candidati da sottoporre ai test sul consenso e sulla popolarità. Il tavolo dei coordinatori cittadini dovrebbe riunirsi già la prossima settimana. Entro venti giorni è invece previsto un nuovo confronto tra i vertici regionali, chiamati a valutare i primi dati e a ridurre ulteriormente le alternative. L’orizzonte indicato per chiudere la partita è compreso tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, anche se nessuno esclude che possano emergere altre candidature.

Le primarie restano una soluzione di riserva: La Russa ne avrebbe affrontato il tema durante la cena, chiarendo che potranno essere prese in considerazione soltanto nel caso in cui i partiti non riescano a trovare un’intesa. La decisione, in ogni caso, non sarà esclusivamente milanese. Tra i dirigenti della coalizione prevale la consapevolezza che, trattandosi di una delle principali città italiane, l’ultima parola spetterà ai leader nazionali e in particolare alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Lupi resta il candidato di La Russa, Cottarelli in stand by

Il nome più ricorrente rimane quello di Maurizio Lupi. La Russa continua a sostenere il leader di Noi Moderati, considerato un politico esperto, radicato a Milano e conoscitore della macchina amministrativa anche per la sua precedente esperienza in Consiglio comunale. La sua candidatura risponderebbe alla richiesta di una parte della coalizione di affidarsi a un profilo politico riconoscibile e già strutturato.

Durante la cena avrebbe però guadagnato spazio anche Carlo Cottarelli. L’economista viene valutato come una figura capace di parlare all’elettorato moderato e centrista e non incontrerebbe una chiusura pregiudiziale da parte dello stesso La Russa, con il quale condivide anche la passione per l’Inter. A pesare resta tuttavia il suo passato da senatore eletto nelle file del Partito democratico, che potrebbe suscitare resistenze nella parte più identitaria dell’elettorato di centrodestra. Oggi Cottarelli ha peraltro dichiarato: “Io candidato sindaco di Milano? Ho solo detto che ci penserei”

Il nodo politico resta: allargare il perimetro verso il centro senza lasciare scoperta la propria destra. Forza Italia continua a preferire un candidato civico, ritenuto più adatto a intercettare voti esterni alla coalizione. Fratelli d’Italia e Noi Moderati guardano con maggiore interesse a una soluzione politica. Da qui il ritorno di uno schema già ipotizzato nei mesi scorsi da La Russa: un candidato espressione dei partiti affiancato da quattro assessori civici, scelti per parlare anche a settori dell’elettorato oggi vicini al centrosinistra.

I nomi della Lega e gli altri profili sul tavolo

La Lega insiste invece sulla necessità di individuare un candidato trasversale. Al vertice ha portato due nomi già sondati dal partito: Alessandro Spada, già presidente di Assolombarda, e il giornalista Giovanni Terzi, che fu assessore al Commercio nella giunta di Letizia Moratti. Entrambi rappresentano l’ipotesi di una candidatura civica ma con una forte riconoscibilità nel tessuto economico, culturale e politico milanese. Il Carroccio dispone inoltre di una candidatura politica interna: Silvia Sardone, vicesegretaria federale e vincitrice della consultazione organizzata dalla Lega nelle scorse settimane. La sua presenza nella rosa garantisce al partito una soluzione identitaria, nel caso in cui il confronto con gli alleati non conduca verso un profilo esterno.

Tra gli altri nomi circolati figurano Antonio Civita, fondatore di Panino Giusto, l’ex consigliere comunale di Forza Italia Pietro Tatarella e Antonino La Lumia. La cena è servita soprattutto a fissare un metodo e a evitare che la corsa si trasformi in una successione incontrollata di proposte individuali.

L’altra cena in cui Santanchè lancia la suggestione Di Pietro

Nella stessa serata però, a pochi chilometri di distanza, un’altra cena ha prodotto un nuovo nome per Palazzo Marino. Al ristorante Baretto, durante i festeggiamenti per i sessant’anni di giornalismo di Vittorio Feltri, Daniela Santanchè ha lanciato la candidatura di Antonio Di Pietro. «Io avrei un nome per il candidato sindaco: Antonio Di Pietro», ha affermato la senatrice di Fratelli d’Italia, presentando la proposta come una suggestione personale e non ancora condivisa né con l’ex magistrato né con i vertici del partito. «Leggo tanti nomi, autocandidature, ma credo sia il momento di sparigliare le carte», ha aggiunto. Santanchè ha motivato la propria scelta ricordando l’esperienza politica e amministrativa dell’ex pm di Mani Pulite: «Ha fatto il ministro, il leader di partito, il senatore. Uno, insomma, che la politica l’ha fatta, non arriva dal nulla». A suo giudizio, Di Pietro avrebbe inoltre dimostrato capacità di cambiare posizione sostenendo la campagna referendaria per il Sì alla riforma della giustizia: «Solo i paracarri non cambiano idea».

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