Milano, il racket dei permessi a peso d’oro dietro la galassia pro Pal: un business da 300mila euro

10 Giugno 2026 - 13:35
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Milano, il racket dei permessi a peso d’oro dietro la galassia pro Pal: un business da 300mila euro

Milano migranti pro Pal

Tra i 5mila e i 6mila euro a pratica. Almeno 50 ingressi accertati. Oltre 300mila euro potenzialmente incassati. E poi 251 movimenti bancari segnalati come anomali, accompagnati da continui versamenti in contanti da 5mila euro. Sono i numeri che emergono dall’inchiesta della Digos di Milano che ha portato all’arresto dell’egiziano Ahmed Mohamed Atia Megahed e del suo socio Mohamed Eid Abd Faragalla, accusati di aver costruito un sistema finalizzato a sfruttare il decreto Flussi per favorire l’ingresso e la regolarizzazione di cittadini stranieri dietro pagamento. L’ordinanza firmata dal gip Manuela Castellabate e richiesta dal pm Alessandro Gobbis racconta una vicenda che va oltre il presunto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Sullo sfondo compaiono infatti ambienti riconducibili alla Fratellanza musulmana e ai movimenti che negli ultimi mesi hanno animato le manifestazioni pro Palestina.

L’indagine partita dai monitoraggi sui militanti pro Pal

La Digos non era arrivata a Megahed seguendo la pista dell’immigrazione. Gli investigatori lo monitoravano per la sua attività politica e associativa, per i contenuti pubblicati sui social dopo il 7 ottobre e per la sua vicinanza a organizzazioni considerate contigue alla galassia della Fratellanza musulmana.

Secondo gli atti, il quarantenne egiziano, naturalizzato italiano nel 2023, partecipava regolarmente alle iniziative organizzate dal movimento pro Palestina a Milano. Il suo numero di telefono compariva persino sui volantini degli eventi come contatto di riferimento, come riporta La Verità. Sul suo profilo Facebook, denominato “Il Combattente” e seguito da oltre 4mila persone, gli investigatori avrebbero individuato contenuti radicali e messaggi di sostegno alla causa palestinese. Ma mentre venivano analizzati i suoi contatti e le sue attività, è emerso un altro filone investigativo.

Le assunzioni fantasma e il giro dei permessi

Per la Procura, Megahed e Faragalla utilizzavano la loro società, la Vittoria Srls, come azienda di copertura. Attraverso richieste di assunzione formalmente regolari facevano arrivare in Italia cittadini provenienti soprattutto da Paesi arabi. Una volta ottenuto il nulla osta, il visto e successivamente il permesso di soggiorno, il rapporto di lavoro veniva interrotto.

Una delle intercettazioni riportate nell’ordinanza è considerata dagli inquirenti particolarmente significativa: «Dovresti dire a Mostafa che non abbiamo più lavoro per lui, cioè siccome a breve ritirerà il permesso di soggiorno, faremo con lui come ho fatto con Youssef, appena ha fatto il fotosegnalamento presso la Questura gli ho detto di licenziarsi». Per rendere credibili le assunzioni, la società versava anche i contributi previdenziali, somme che secondo l’accusa venivano successivamente restituite dagli stessi lavoratori.

“Una fiorente e collaudata attività illecita”

Nell’ordinanza il giudice parla di «una fiorente e collaudata attività illecita» costruita sullo sfruttamento del meccanismo previsto dal decreto Flussi. Gli indagati, scrive Castellabate, avrebbero predisposto documentazione falsa relativa a contratti di lavoro e disponibilità di alloggi, lucrando «ogni singolo apporto».

Le verifiche si concentrano ora anche sui rapporti con un Caf e su possibili contatti all’interno degli uffici pubblici che avrebbero agevolato l’iter burocratico delle pratiche.

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