Milano Unica 43, i visitatori esteri sfiorano il 50%. Canclini: “Puntiamo sulla qualità”

10 Luglio 2026 - 13:01
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Si chiude ancora una volta all’insegna dell’internazionalizzazione la 43esima edizione di Milano Unica. La fiera dedicata al tessile e agli accessori d’alta gamma, andata in scena dal 7 al 9 luglio presso Fiera Milano Rho, ha raccolto le collezioni autunno/inverno 2027-2028 di 737 aziende partecipanti, per 604 espositori effettivamente presenti nei saloni di Ideabiella, Moda In e Shirt Avenue. Accanto alla conferma delle 460 presenze italiane, in crescita del 15,2% gli espositori europei.

Sul fronte dell’affluenza, anche per questo appuntamento non è stato diramato il numero complessivo dei visitatori, ma la manifestazione ha registrato la conferma delle presenze internazionali e un lieve calo di quelle italiane, dovuto perlopiù ai disagi nei trasporti. A trainare il flusso estero sono stati soprattutto Francia (+25%) e Corea (+22%), seguite da Giappone (+14%), Gran Bretagna (+10%) e Usa (+8%), mentre Cina e Germania si confermano stabili. Per la prima volta nella storia della manifestazione, la componente internazionale ha sfiorato il 50% del totale dei visitatori.

“I risultati di questa edizione rappresentano un consolidamento importante, ma ancora più importante è il messaggio che emerge da questi tre giorni: la manifattura europea continua a essere un punto di riferimento quando investe nella qualità, nella ricerca, nell’innovazione e nelle persone”, ha dichiarato  il presidente della kermesse, Simone Canclini. “Il nostro compito è continuare a offrire alle imprese una piattaforma capace di generare relazioni e opportunità di sviluppo, a partire dal tema strategico della sostenibilità, sulla quale, in alleanza tra imprese e istituzioni, risulta non più rinviabile la realizzazione di una filiera del riciclo”.

E guardando alle ragioni della crescita della manifestazione, che ha almeno in parte assorbito le quote rappresentate da altre fiere di settore, Canclini rivendica una scelta di campo precisa: “Milano Unica ha puntato sulla qualità. Ha fatto il suo percorso, e questo è il risultato. Gli altri hanno puntato sul business, su cancelli aperti a tutti”.

Una selezione che il presidente descrive come strutturale: gli espositori vengono ammessi solo dopo una verifica sulle caratteristiche produttive. con una commissione severa sulle emissioni e l’obbligo di produrre in Europa, con una lunga lista d’attesa che viene smaltita progressivamente. Lo stesso approccio vale per i buyer: l’obiettivo, spiega Canclini, è evitare “i corridoi strapieni di curiosi” e concentrarsi sulla qualità degli operatori, più che sul loro numero complessivo.

Sul versante dei mercati, Canclini guarda con cauto ottimismo alla Cina: “I dati sono incoraggianti e positivi, però è forse un po’ presto per evidenziare un trend. Speriamo, ad ogni modo, che prosegue la ripresa emersa finora, perché è ancora un mercato importantissimo per il comparto”. Stabile invece la Francia, mentre resta centrale il ruolo degli Stati Uniti; la Spagna si conferma un mercato di volume a prezzi più competitivi, con il Nord Europa in crescita di rilevanza.

Guardando al medio termine, il presidente indica nell’accordo Ue-Mercosur – su cui la filiera è al lavoro in vista di un approfondimento previsto a ottobre – un’opportunità concreta per rompere dazi “folli”, sia per i clienti italiani sia per la possibilità di vendere direttamente ai produttori locali.

Al centro dell’agenda della industry anche il tema dell’Epr, ovvero del regime di responsabilità estesa del produttore, su cui Canclini – in linea con l’umore generale di associazioni e imprese – ha espresso un’attesa divenuta ormai frustrazione: “Come fondazione abbiamo investito milioni, ed è assurdo che siamo ancora al palo”.

Una volta operativa, la norma – ormai approvata a livello comunitario – consentirebbe infatti l’attivazione dei consorzi e dei fondi necessari a sviluppare le filiere di raccolta, sorting, riciclo chimico-meccanico e rifilatura, grazie a un’infrastruttura di centri tecnologici e collaborazioni universitarie già costruita dall’associazione, di cui potrebbero beneficiare aziende di ogni dimensione.

Hanno fatto da cornice all’appuntamento fieristico i dati diffusi da Confindustria Moda, che certificano per la tessitura italiana un 2025 in flessione del 3,1% a 6,8 miliardi di euro di fatturato. Un dato più negativo rispetto alla stima diffusa a gennaio (-1,5%) ma migliori del 2024, con l’export in calo del 2,3% a 3,7 miliardi e le importazioni tornate a crescere dell’1,9% a 1,8 miliardi. Il primo trimestre 2026 conferma un avvio ancora cauto, con l’export di tessuti in calo del 3,4% a 729 milioni di euro.

E riguardo al futuro della manifestazione, Canclini non nasconde soddisfazione ma resta misurato: “Se manteniamo la leadership, con una moderata crescita, saremo molto soddisfatti”. Tra i fronti di sviluppo, il presidente cita l’area Innovation, che sta “gradualmente prendendo piede” e destinata a diventare centrale nel giro di qualche anno.

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