Mondiali, il dietrofront non basta: pronti i nomi per il dopo Gianni Infantino in FIFA
FIFA e Gianni Infantino fanno un passo indietro sul criticatissimo progetto di “privatizzare” i Mondiali di calcio, ma questo potrebbe non bastare. Tramite un comunicato, la UEFA ha espresso il proprio sollievo per l’accantonamento del progetto, ringraziando praticamente chiunque tranne proprio il numero uno del calcio mondiale. Che, a poco più di sei mesi dalla fine del proprio mandato, trema come non mai. I nomi di chi potrebbe sostituirlo, infatti, non mancano.
“L’UEFA – si legge nelle prime righe della nota – ringrazia tutti i tifosi, i campionati, i club, i giocatori, i singoli cittadini, le federazioni e le confederazioni che si sono opposti a tale progetto, insieme ai numerosi primi ministri, capi di Stato e commentatori che hanno dimostrato al presidente della FIFA che il calcio non è in vendita. Non possiamo continuare così, con progetti segreti portati avanti con tempistiche accelerate, architettati da individui senza volto e dai benefici dubbi per lo sport”.
E non è tutto. Il comunicato infatti calca ulteriormente la mano verso Gianni Infantino, pur non chiamandolo espressamente per nome: “Dobbiamo identificare i responsabili e chiamarli a rispondere delle loro azioni. È giusto che, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, la UEFA collabori con le proprie federazioni e in stretta cooperazione con altre confederazioni per riflettere su come ciò sia potuto accadere e per elaborare un piano volto a garantire che non possa ripetersi. Tale analisi dovrà essere approfondita e radicale. Nessuna opzione dovrà essere esclusa. L’attuale leadership della FIFA non solo ha perso la fiducia della UEFA, ma anche quella di molti altri membri della famiglia del calcio”.
In vista del 18 marzo 2027, giorno in cui Infantino mira alla quarta rielezione alla guida della FIFA, stanno via via emergendo candidati sempre più accreditati per ereditare la sua poltrona. Si è parlato a lungo di Nasser Al-Khelaifi, che oltre ad essere presidente del Paris Saint-Germain è a capo dell’European Football Clubs. Dalla stessa area geografica arriva il numero uno dell’AFC, Salman bin Ibrahim Al Khalifa, ma anche il resto del mondo si sta mobilitando. Ecco quindi Victor Montagliani dalla CONCACAF, nome in grande crescita e che appare in vantaggio rispetto al sempreverde Aleksander Ceferin. Il presidente della UEFA ha “riguadagnato punti” nelle ultime settimane, ma nel Vecchio Continente potrebbe soffrire la concorrenza di Dariusz Mioduski, preferito secondo l’AdnKronos da federazioni di peso come Norvegia, Svezia, Bosnia e soprattutto Spagna e Germania.
Per comprendere la portata della crisi che ha travolto Infantino, vale la pena ripercorrere le tappe di una vicenda esplosa in pochi giorni. Tutto è nato dalla rivelazione del ‘Times’ che ha svelato il piano della FIFA Forward Enterprise (FFE): una nuova società controllata dalla FIFA ma partecipata al 20% da investitori esterni, tra cui la banca statunitense JP Morgan e il fondo Thrive Capital di Joshua Kushner, fratello di Jared, genero di Donald Trump. Il progetto complessivo valeva 20 miliardi di dollari, con le 211 federazioni chiamate a esprimersi entro il 19 settembre: chi avesse approvato avrebbe potuto accedere a un pacchetto di fondi da 10 miliardi, mentre chi si fosse rifiutato sarebbe rimasto ancorato al progetto Forward, il cui budget si fermava a 2,7 miliardi. In più, Infantino aveva promesso a ogni federazione aderente un bonus una tantum da 20 milioni di dollari, con i contributi annuali per il quadriennio successivo che sarebbero schizzati da 2 a 5 milioni: compensi irresistibili soprattutto per i piccoli Paesi. Una proposta che i suoi detrattori non hanno esitato a definire un vero e proprio ultimatum.
La risposta del mondo del calcio è stata pressoché unanime e fulminea. L’UEFA ha convocato un Consiglio d’emergenza con tutte le 55 federazioni europee, minacciando il boicottaggio di tutti i tornei FIFA — Mondiale in primis — qualora il progetto non fosse stato ritirato nella sua interezza. A Ceferin si sono accodate la CONCACAF e l’AFC, quest’ultima guidata proprio da Salman bin Ibrahim Al Khalifa, oggi tra i papabili alla successione di Infantino. Solo la CAF africana si era schierata a favore della FIFA, mentre la CONMEBOL sudamericana era rimasta in attesa. Persino dall’interno della stessa federazione internazionale erano arrivati segnali devastanti: Carlos Cordeiro, braccio destro e principale consigliere del presidente, aveva annunciato le proprie dimissioni con un comunicato durissimo, dichiarandosi “categoricamente contrario” al progetto e definendolo “un male per le associazioni membri della FIFA, un male per il calcio e un male per il futuro a lungo termine del calcio”. A prendere le distanze era stato anche il COO della FIFA, Kevin Lamour.
Sul fronte politico, la figura di Donald Trump aveva aleggiato per tutta la durata della crisi, data la presenza della famiglia Kushner tra i protagonisti dell’operazione. Il presidente degli Stati Uniti, tuttavia, interpellato nel corso di un punto stampa, aveva risposto con un secco “No” a chi gli chiedeva se avesse parlato con Infantino del progetto: una sillaba che aveva lasciato il numero uno della FIFA ancora più esposto e solo nel mezzo della tempesta. Infantino stesso, dal canto suo, aveva tentato di difendersi pubblicamente attraverso un video sul proprio profilo Instagram, definendo la FFE “una proposta, un’opportunità: non un obbligo”, e sottolineando come l’iniziativa avrebbe potuto sbloccare “il potenziale del nostro sport in ogni angolo del mondo”. Ma aveva accuratamente evitato di affrontare l’argomento Trump, un silenzio che non era passato inosservato.
Ora che il progetto è stato formalmente accantonato, la nota ufficiale di Infantino parla di “divisioni” createsi attorno alla proposta e ribadisce l’intenzione di “riunire tutte le parti interessate nello spirito degli interessi condivisi”. Parole che suonano però come un tentativo tardivo di ricucire strappi ormai profondi. La UEFA è stata esplicita: “L’attuale leadership della FIFA non solo ha perso la fiducia della UEFA, ma anche quella di molti altri membri della famiglia del calcio”. Con il congresso elettivo fissato al 18 marzo 2027, Infantino ha ancora qualche mese per tentare una rimonta politica. Ma il fronte che gli si è compattato contro — dalle confederazioni continentali ai governi nazionali, fino ai suoi stessi collaboratori — suggerisce che la strada verso una quarta rielezione sia oggi più impervia che mai.
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