Moretti, il potente che va in galera: i populisti esultano, invece è un giorno triste
Mauro Moretti, 72 anni, ex amministratore di “Ferrovie dello Stato”, ex amministratore di Leonardo, supermanager, l’altra sera ha varcato il cancellaccio di ferro di Orvieto ed è stato rinchiuso in una cella. Io quelle celle le ho viste e preferisco chiamarle gabbie. Mauro Moretti è stato chiuso in una gabbia. Molta gente esulta, perché dice che finalmente in prigione ci va un potente. E che una società giusta e moderna deve essere così: i potenti in cella. Io invece penso che sia una giornata molto triste. Moretti non doveva andare in galera per due ragioni.
La prima, molto importante, è che era ed è evidentemente innocente. La strage di Viareggio del giugno del 2009, quando un treno che trasportava liquidi infiammabili deragliò mentre passava nella stazione, esplose e uccise 32 persone, è avvenuta senza nessuna colpa dell’amministratore delle ferrovie. Moretti è innocente. Non poteva fare nulla che fosse nei suoi compiti per evitare quell’incidente.
La seconda ragione per la quale non doveva andare in prigione è che tutte le volte che una persona entra in quelle gabbie, violando i principi essenziali della cultura liberale e moderna, è una sconfitta della società e un atto infame da parte dello Stato. Imprigionare delle persone, se non per ragioni eccezionali di sicurezza pubblica, è un gesto di sopraffazione che confligge con qualsiasi etica. Che il prigioniero sia ricco o povero, potente o debole, sconosciuto o famoso non cambia niente. Nel momento stesso nel quale supera il cancello di ferro qualsiasi persona diventa un “ultimo”, un perseguitato. Tra Mauro Moretti e un rom, o un piccolo spacciatore, non c’è nessuna differenza. Tutti vittime della ferocia dello Stato giustizialista.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)