Morte cardiaca improvvisa nello sport: crollano i casi di cardiomiopatia aritmogena, ma cresce la forma ‘mancina’ più difficile da diagnosticare

28 Luglio 2026 - 14:40
0
Morte cardiaca improvvisa nello sport: crollano i casi di cardiomiopatia aritmogena, ma cresce la forma ‘mancina’ più difficile da diagnosticare

Team di ricerca padovano analizza 40 anni di dati inseriti nel Registro regionale della morte improvvisa in Veneto e rileva un drastico calo delle morti con nuovi metodi diagnostici e una nuova insidiosa variante

Padova, 28 luglio 2026 – Dopo l’introduzione nel 2010 dei criteri diagnostici aggiornati per la cardiomiopatia aritmogena (ACM) il numero di atleti agonisti vittime di morte improvvisa causata da ACM si è significativamente ridotto, passando da 0,43 a 0,14 casi ogni 100.000 persone/anno. Anche l’incidenza complessiva di morte improvvisa da ogni causa negli atleti si è ridotta nello stesso periodo, passando da 1,41 a 0,64 casi ogni 100.000 persone/anno. In particolare, nella casistica degli atleti veneti deceduti improvvisamente, la quota attribuibile alla cardiomiopatia aritmogena è scesa dal 31% al 22% tra i due periodi.

Questo il risultato dello studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Circulation: Arrhythmia and Electrophysiology condotto dal gruppo di ricerca dell’Unità di Patologia Cardiovascolare dell’Azienda Ospedaliera e dell’Università di Padova, che ha analizzato quattro decadi di dati (1985-2024) raccolti attraverso il Registro regionale della morte improvvisa giovanile. Il registro, unico in Italia per continuità e rigore diagnostico autoptico, è attivo da quasi quarant’anni nella Regione Veneto e offre oggi uno sguardo unico sull’evoluzione della morte cardiaca improvvisa (MCI) negli atleti agonisti causata dalla cardiomiopatia aritmogena (ACM), una malattia genetica che sostituisce progressivamente il miocardio con tessuto fibro-adiposo.

“Questi risultati si inseriscono nel solco di oltre quattro decenni di programma di screening preagonistico obbligatorio, attivo in Italia dal 1982, che prevede per tutti gli atleti competitivi anamnesi, esame obiettivo, elettrocardiogramma a 12 derivazioni e test da sforzo limitato. Gli autori sottolineano come il progressivo affinamento dei criteri diagnostici e la crescente consapevolezza della malattia tra i medici dello sport abbiano probabilmente contribuito a un’identificazione più precoce dei soggetti a rischio”, spiega la prof.ssa Cristina Basso, direttrice Dipartimento di Scienze Cardio Toraco Vascolari e Sanità pubblica (DCTV) dell’Università di Padova e corresponding author dello studio.

Cristina Basso e Monica De Gaspari

“Il dato forse più rilevante che emerge dal nostro dello studio riguarda la trasformazione del profilo della malattia – dice Monica De Gaspari, del DCTV e primo autore della ricerca – Se fino agli anni ‘90 infatti la cardiomiopatia aritmogena si presentava quasi sempre nella sua forma classica a carico del ventricolo destro o di entrambi i ventricoli – più facilmente riconoscibile con elettrocardiogramma ed ecocardiogramma – negli ultimi anni si osserva uno spostamento verso la variante a prevalente o esclusivo coinvolgimento del ventricolo sinistro, cresciuta dal 4,2% al 9,1% dei casi totali di morte improvvisa da ACM tra il periodo precedente e quello successivo al 2010”.

Questa variante ‘mancina’ della malattia è particolarmente insidiosa e difficilmente individuabile con elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma bidimensionale Nell’intera casistica di 51 atleti deceduti per ACM infatti l’ecocardiogramma è risultato positivo in appena il 5,8% dei casi in cui è stato eseguito.

Lo studio evidenzia come invece la risonanza magnetica cardiaca con mezzo di contrasto (CE-CMR) sia lo strumento in grado di svelare il danno miocardico tipico di questa variante, attraverso l’individuazione del marcatore di fibrosi e substrato aritmogeno. Nell’unico caso della casistica in cui questo esame era stato eseguito in vita, il risultato era risultato positivo.

Analogamente, tra quattro ex atleti squalificati per anomalie riscontrate allo screening e deceduti successivamente durante attività non agonistica, la risonanza con mezzo di contrasto era risultata positiva in tutti i casi sottoposti all’esame, a fronte di un ecocardiogramma normale.

Sulla base di questi dati, gli autori raccomandano un elevato indice di sospetto negli atleti che presentano anomalie allo screening di primo livello – in particolare bassi voltaggi della contrazione dei ventricoli e aritmie ventricolari indotte dallo sforzo – da approfondire non solo con l’ecocardiogramma, ma anche con la risonanza magnetica con mezzo di contrasto, specie in presenza di ulteriori elementi sospetti quali familiarità positiva, sintomi o altre anomalie elettrocardiografiche.

I dati confermano infine una netta prevalenza maschile della morte improvvisa da cardiomiopatia aritmogena nello sport: su 51 casi complessivi, solo uno ha riguardato un’atleta donna, un dato coerente con la letteratura internazionale sul minor rischio aritmico osservato nelle donne con la stessa malattia.

The post Morte cardiaca improvvisa nello sport: crollano i casi di cardiomiopatia aritmogena, ma cresce la forma ‘mancina’ più difficile da diagnosticare first appeared on insalutenews.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User