Morto Daniele Compatangelo, il cronista che telefonò a Trump. Un malore la probabile causa del decesso

Daniele Compatangelo, giornalista e corrispondente di La7 dalla Casa Bianca, è stato trovato morto nella sua abitazione di Arlington, in Virginia, alle porte di Washington. Aveva 50 anni. La polizia ha informato lunedì 20 luglio alcuni colleghi e l’ambasciata italiana, che ha avviato i contatti con la famiglia. Le autorità locali stanno svolgendo gli accertamenti necessari: allo stato, la causa ritenuta più probabile è un malore, confermato anche dalla madre contattata dall’agenzia Ansa.
Gli accertamenti
Le informazioni arrivate dagli Stati Uniti restano limitate. Non sono state rese note le circostanze precise del ritrovamento né l’orario della morte. Gli investigatori americani devono ora ricostruire le ultime ore del giornalista e completare gli esami previsti prima di definire con certezza le cause del decesso.
I primi elementi raccolti non avrebbero evidenziato segni di violenza, ma gli accertamenti non risultano ancora conclusi. Ogni valutazione diversa dall’ipotesi del malore, dunque, sarebbe al momento priva di riscontri ufficiali.
La telefonata a Trump
Compatangelo era finito poche settimane fa al centro delle cronache internazionali dopo essere riuscito a parlare direttamente al telefono con Donald Trump. Nel colloquio trasmesso da “L’Aria che tira”, il presidente americano aveva insultato Giorgia Meloni, sostenendo falsamente che lo avesse «implorato per una foto» durante il G7. Le parole avevano provocato la replica immediata della presidente del Consiglio e aperto un caso politico tra Roma e Washington.
Quella telefonata era il risultato di un metodo di lavoro costruito sulla presenza costante nei luoghi del potere americano. Compatangelo seguiva la Casa Bianca e il Congresso, partecipava ai briefing e manteneva rapporti con esponenti dell’amministrazione statunitense. Dal novembre 2025 presiedeva la White House Foreign Correspondents’ Association, nata per ampliare l’accesso dei giornalisti stranieri alle istituzioni federali.
Il ricordo
«Siamo attoniti. Tutta La7 si stringe ai suoi cari», ha scritto il direttore della rete Andrea Salerno. «Daniele era un comunicatore prezioso e raro. Per la sua voglia di raccontare sempre con precisione e allegria. Era un bravo giornalista. Mancherà».
David Parenzo, che lo sentiva quasi ogni giorno per preparare i collegamenti con “L’Aria che tira”, lo ha descritto come uno «vecchio stile, nel senso migliore del termine: un cronista che aveva fonti di primissimo piano, appassionato, sempre alla ricerca della notizia». «Non era soltanto un grande professionista, ma era anche un vero amico», ha aggiunto il conduttore. «Dire che sono sconvolto è poco».
Il cordoglio di Giornaliste Italiane
Anche l’associazione l’associazione Giornaliste Italiane ha espresso il «profondo cordoglio per la scomparsa del collega». «Con lui il giornalismo perde un professionista serio, competente e appassionato, che ha raccontato con rigore i principali avvenimenti della politica americana e internazionale.
Alla sua famiglia, ai colleghi e a quanti gli hanno voluto bene giungano le più sentite condoglianze e la nostra vicinanza».
Nato a Savona il 15 novembre 1975 e cresciuto a Torino, Compatangelo aveva lavorato per venticinque anni tra sport, politica e cronaca internazionale. Aveva seguito otto edizioni dei Giochi olimpici e collaborato, tra gli altri, con Mediaset, Sky, RSI e Tv2000. L’ultimo passaggio della vicenda resta ora affidato alle autorità della Virginia, chiamate a completare gli accertamenti e a stabilire definitivamente le cause di una morte che ieri ha scosso l’Italia.
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