‘Ndrangheta, arrestato in Spagna un altro latitante: chi è “Don Mico” e come l’hanno trovato (video)

30 Giugno 2026 - 16:32
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‘Ndrangheta, arrestato in Spagna un altro latitante: chi è “Don Mico” e come l’hanno trovato (video)

‘Ndrangheta, arrestato in Spagna un altro latitante: chi è “Don Mico” e come l’hanno trovato (video)

È un altro duro colpo alla criminalità organizzata l’arresto, in Spagna, del latitante Domenico Paviglianiti, detto “Don Mico”, condannato a 19 anni di carcere per reati di associazione mafiosa, omicidio, droga e armi e ritenuto elemento di vertice dell’omonima cosca di ‘ndrangheta della provincia reggina e con proiezioni nel Nord Italia e all’estero.

L’operazione congiunta tra Guardia di Finanza e polizia spagnola

L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria e condotta dalla Guardia di Finanza, è stata eseguita in stretta collaborazione con la polizia spagnola «nell’ambito – ha ricordato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi – del progetto I-Can, il network di cooperazione internazionale promosso dall’Italia con l’Interpol per individuare e assicurare alla giustizia i latitanti di ‘ndrangheta».

Chi è “Don Mico”, latitante dal 2022

Paviglianiti era latitante dal 2022, quando era stato emesso nei suoi confronti un ordine di arresto per cumulo di pene dalla Procura della Repubblica di Bologna che disponeva l’esecuzione di oltre 19 anni di carcere. Per arrivare all’arresto è stato determinante il monitoraggio di alcuni soggetti che avevano rapporti con Paviglianiti e dei viaggi che questi ultimi effettuavano con frequenza dall’Italia alla Spagna dove peraltro Paviglianiti si era già stabilito dagli anni ’90. Attività di osservazione e pedinamento hanno consentito agli investigatori di individuare il ricercato in Soria, una località dell’entroterra spagnola a circa 200 km da Madrid, dove è stato fermato all’uscita di un ristorante.

Nel corso degli anni, Paviglianiti è stato destinatario di plurimi provvedimenti restrittivi e condanne definitive per reati di particolare gravità, tra cui associazione di tipo mafioso, omicidio e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Nel 1996 e nel 2021, a seguito di periodi di latitanza, era stato individuato e arrestato sempre in Spagna e, nel 2022, era stata emessa nei suoi confronti la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno, non eseguita per l’irreperibilità dell’interessato. Nel luglio 2022, era stato emanato nei suoi confronti un nuovo mandato di arresto europeo.

Ferro: «Lo Stato non arretra, anche oltre i confini nazionali»

«L’arresto in Spagna del latitante Domenico Paviglianiti, ritenuto esponente di vertice della ‘ndrangheta, rappresenta un altro importante risultato nella lotta alla ‘ndrangheta e conferma l’efficacia della cooperazione internazionale nel contrasto alle organizzazioni mafiose», ha commentato la sottosegretaria all’Interno, Wanda Ferro. «La cattura di “Don Mico” dimostra che lo Stato non arretra nella ricerca dei latitanti più pericolosi e continua a colpire le organizzazioni mafiose anche oltre i confini nazionali», ha aggiunto Ferro, congratulandosi con la Guardia di Finanza e tutti gli organismi italiani e spagnoli che hanno collaborato. I-Can, ha aggiunto l’esponente di FdI, «rappresenta uno strumento fondamentale nella ricerca dei latitanti e nel contrasto alle proiezioni estere della ‘ndrangheta».

Cannizzaro: «Un grande segnale di forza dello Stato»

Soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro. «L’arresto di Domenico Paviglianiti rappresenta un risultato di straordinaria importanza nella lotta alla ‘ndrangheta e un grande segnale di forza dello Stato, che non demorde mai nel perseguire la criminalità», ha detto il primo cittadino, sottolineando «l’importanza della cooperazione internazionale, strumento indispensabile nella lotta alla criminalità organizzata». «Le mafie – ha aggiunto – non conoscono confini. E, proprio per questo, la risposta dello Stato deve essere in grado di superare ogni confine. Ciascun successo contro la ‘ndrangheta rafforza la fiducia dei cittadini nello Stato e conferma che, grazie alla perseveranza e alla collaborazione tra istituzioni, nessuno può ritenersi al di sopra della legalità».

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