Nicholas Meyer: con AI e il pazzo di Trump siamo oltre “The day after”

Riccione, 11 lug. (askanews) – Nicholas Meyer con il suo “The day after” nel 1983 raccontò per la prima volta le possibili conseguenze di una guerra nucleare negli Stati Uniti e forse contribuì a cambiare il corso della storia. Il Presidente Ronald Reagan nei suoi diari scrisse che quel film lo aveva molto colpito, e due anni dopo si riaprirono i negoziati sul nucleare con l’Unione Sovietica.
Il regista, sceneggiatore e scrittore newyorchese è venuto in Italia, ospite dell’Italian Global Series di Rimini e Riccione, per parlare di questo, dell’attuale Presidente Usa e degli attuali pericoli. “Quello che penso è che Trump sia un pazzo e che tra lui e l’Intelligenza Artificiale abbiano davanti a noi un futuro abbastanza cupo. – ha affermato – In ogni caso credo che l’attuale Presidente dia retta solo a quello che c’è nella sua testa e non sarebbe neanche in grado di stare due ore seduto a guardare un film”.
La visione del mondo di Meyer, oggi, è ancora più pessimista rispetto a 40 anni fa. “Credo che tutto stia lentamente sfuggendo al nostro controllo, basti pensare ai pericoli dell’Intelligenza artificiale e ai leader irresponsabili che ci sono in giro per il mondo. – ha spiegato il regista – Già abbiamo avuto degli incidenti nucleari. Ora speriamo che non succedano, ma la speranza non è una strategia. Sembra che nessuno voglia parlare del vero pericolo di una guerra nucleare, preferiamo andare a fare shopping. Proprio come disse ci disse George Bush dopo l’11 settembre”.
Meyer nella sua lunga carriera ha anche diretto “Star Trek II – L’ira di Khan” e “Star Trek VI: Rotta verso l’ignoto”, con il cast originale. E a 60 anni dalla messa in onda del primo episodio, Meyer ha sottolineato come quella saga sia stata in qualche modo profetica: “Spero che prima o poi ci sarà qualcuno che dirà: fermiamoci, lavoriamo insieme per risolvere i problemi del nostro mondo. Star Trek parlava proprio di questo: di persone di buona volontà, di razze e generi diversi, che si univano. Funzionerebbe oggi? Non so, speriamo”.
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