No all’estradizione di Carla Zambelli, la Cassazione: “Violato il giusto processo”
È stata la “violazione di uno dei principi cardine del giusto processo, quello dell’imparzialità del giudice“, a indurre la Corte di Cassazione ad annullare senza rinvio l’estradizione in Brasile della deputata Carla Zambelli. La Suprema Corte ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Angelo Alessandro e Pieremilio Sammarco, dichiarando “insussistenti” le condizioni per dare esecuzione alla richiesta formulata dalle autorità brasiliane.
Il contenuto delle motivazioni
Nelle 16 pagine di motivazioni, i giudici affermano che il diritto a essere giudicati da un tribunale terzo e imparziale rientra nel “nucleo duro del diritto di difesa” e rappresenta una “precondizione essenziale di equità del processo”. Un principio che, secondo la Cassazione, non sarebbe stato adeguatamente garantito nel procedimento conclusosi in Brasile con la condanna della parlamentare. Perno della decisione, secondo quanto apprende LaPresse, è il ruolo svolto dal giudice Alexandre de Moraes. Secondo la Corte, dagli atti trasmessi emerge che il magistrato ha cumulato una pluralità di funzioni nello stesso procedimento: relatore, componente del collegio giudicante, autore di provvedimenti cautelari, firmatario del mandato di arresto e della richiesta di estradizione, nonché interlocutore delle autorità italiane sulle condizioni detentive previste per Zambelli. La Cassazione sottolinea inoltre che lo stesso de Moraes poteva essere considerato persona danneggiata da uno dei reati contestati, in quanto il procedimento riguardava anche l’inserimento nel sistema giudiziario brasiliano di un falso ordine di arresto a suo nome.
“Nel procedimento penale a carico della ricorrente – scrivono i giudici – è mancata l’effettiva tutela della garanzia dell’imparzialità oggettiva del giudice e, in ultima analisi, del nucleo essenziale del diritto di difesa”. Una conclusione che porta la Corte a ritenere integrata la causa ostativa prevista dall’articolo 5 del Trattato di estradizione tra Italia e Brasile.
La sentenza evidenzia che ciò che conta nei rapporti di cooperazione internazionale non è la perfetta coincidenza tra gli ordinamenti processuali dei due Paesi, ma il rispetto effettivo dei principi fondamentali riconosciuti dalle costituzioni democratiche e dalle convenzioni internazionali. Per i giudici di legittimità, i molteplici ruoli assunti da de Moraes costituiscono “plurimi elementi idonei a far dubitare dell’imparzialità, sotto il profilo oggettivo, del Tribunale che ha pronunciato la condanna”. E aggiungono che le risposte fornite dalle autorità brasiliane sono rimaste ancorate a “mere considerazioni di carattere formale”, senza dissipare i dubbi avanzati dalla difesa. Particolarmente severo il passaggio conclusivo della motivazione. La Suprema Corte afferma infatti che la violazione riscontrata ha “pregiudicato l’intera equità del processo, stendendo un’ombra di pregiudizio sul suo complessivo svolgimento, dall’ammissione delle prove alla loro acquisizione fino alla pronuncia della decisione finale”. Alla luce di queste considerazioni, la Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello di Roma e dichiarato non accoglibile la domanda di estradizione. Contestualmente è stata disposta la cessazione della misura cautelare e la liberazione immediata della deputata brasiliana.
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