Noi continuiamo a sostenere la via diplomatica e manteniamo le dita incrociate per l’incontro di Teheran

22 Maggio 2026 - 12:36
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Noi continuiamo a sostenere la via diplomatica e manteniamo le dita incrociate per l’incontro di Teheran

Siamo tutti ben consapevoli dell’importanza su scala planetaria assunta dallo Stretto di Hormuz, che consente la regolarità dei flussi di traffico dei prodotti energetici fossili (greggio e Gnl) e quanto urgente sia la sua riapertura. Non finiremo mai di rimarcare l’assoluta urgenza che deve, e sottolineiamo l’imperativo deve, essere considerata la vera priorità non solo per stabilizzare l’intera regione del Golfo Persico ma anche - senza timore di smentite - per normalizzare gli approvvigionamenti energetici di larga parte delle economie mondiali. Ed è da questa prospettiva che cercheremo di comprendere la missione diplomatica, ancora in corso d’opera, che verrà sviluppata da una delegazione pakistana di alto livello, giunta a Teheran ieri sera, il cui obiettivo ufficiale è quello di facilitare i negoziati Usa-Iran. La notizia ufficiale, appara sui principali media del mondo, è stata attribuita al Segretario di Stato americano, Marco Rubio. La missione si concentrerà, infatti, sul rafforzamento del precedente accordo che portò al fragile “cessate il fuoco” ancora in atto oltre che a trasmettere nuove proposte di pace tra Washington e Teheran.

L’incontro in corso, ricordiamolo, è orientato a proseguire la scia dei positivi risultati conseguiti nel corso dei colloqui di Islamabad (aprile scorso); ricordiamo che vennero coinvolti oltre 370 partecipanti e gli incontri durarono più di 21 ore consecutive, purtroppo però senza conseguire un accordo finale condiviso. Da quella data, l’impegno diplomatico del Pakistan è proseguito fino a giungere al positivo (e speriamo conclusivo per lo sblocco di Hormuz) incontro di oggi.

Islamabad ha, comunque, già incassato il lusinghiero apprezzamento del Segretario di Stato Usa Marco Rubio, che ha evidenziato il ruolo svolto dal Pakistan nel corso di recenti dichiarazioni, sottolineando la capacità della diplomazia pakistana nel farsi carico di trasmettere gli accordi di pace elaborate da Washington ai colleghi iraniani; sappiamo che l'attuale impegno è volto ad estendere il “cessate il fuoco” e ad affrontare i principali punti di blocco: la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e le irrisolte preoccupazioni americane legate al nucleare iraniano.

Per dovere di cronaca, richiamiamo il fatto che il “cessate il fuoco” di due settimane è entrato in vigore i primi di aprile, dopo le azioni di guerra iniziate alla fine febbraio; le prime immediate interruzioni dei flussi di traffico della navigazione marittima nello Stretto di Hormuz, causarono l’aumento dei prezzi globali del petrolio, fino ad arrivare a circa il 20% in pochissimi giorni, accrescendo notevolmente le tensioni nell’area del Medioriente.

Per ricordare quanto il Pakistan sia interessato al conflitto in corso, basti considerare che confina con l'Iran per 959 chilometri; il commercio tra i due Paesi ha raggiunto circa 2,3 miliardi di dollari nell'ultimo anno, con un potenziale significativo nelle importazioni di prodotti energetici, senza considerare i riflessi negativi che il conflitto in corso esercita sulle rotte direttamente collegate al “corridoio economico” Cina-Pakistan.

Ce n’è, dunque, abbastanza per intuire quanto fondamentale sia la cessazione del conflitto nell’area dello Stretto di Hormuz che impatta così pesantemente sull’intera economia pakistana.

Sarebbe assai importante poter raccontare delle azioni della diplomazia dell’Unione europea che, invece, purtroppo appare spesso assai distante e certe volte completamente assente dai teatri mediorientali.

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