Non si ferma all’alt dei Carabinieri, Massimo Ciarelli muore nell’inseguimento: era stato condannato per l’omicidio di un ultrà

02 Luglio 2026 - 12:02
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Era Massimo Ciarelli l’uomo morto nell’inseguimento con i Carabinieri sulla statale 16 in Abruzzo, tra le province di Pescara e di Teramo. Aveva 43 anni. Ciarelli era salito alla ribalta delle cronache per l’omicidio di Domenico Rigante, ultrà del Pescara Calcio, nel 2012. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 con l’ambulanza medicalizzata. Sull’incidente indaga la Procura di Teramo, al vaglio le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza e le versioni di alcuni testimoni.

All’origine dell’inseguimento, l’alt dei militari della pattuglia del Radiomobile dei Carabinieri di Montesilvano (Pescara) cui lo scooter che procedeva ad alta velocità non avrebbe ubbidito. A bordo del motociclo viaggiavano due persone. Secondo le ricostruzioni, la moto avrebbe percorso diversi tratti di strada, con manovre ad alta velocità e con inversione di marcia in prossimità della zona dell”’Expo 2000” di Silvi Marina, dove avrebbe attraversato una rotatoria tornando in direzione Montesilvano, dove il passeggero sarebbe stato lasciato a terra.

La tragedia si è consumata sulla Statale 16 tra Città Sant’Angelo, provincia di Pescara, e Silvi, in provincia di Teramo. La moto sarebbe ripartita superando diverse vetture in contromano fino a trovarsi di fronte l’auto dei Carabinieri di Città Sant’Angelo. A lungo sono andate avanti le manovre di rianimazione del personale sanitario ma per la vittima non c’è stato niente da fare. L’altra persona in sella al motociclo è stata fermata dai Carabinieri che si stanno occupando di tutti gli accertamenti del caso. A cura della Polizia stradale e della Polizia locale di Silvi i rilievi sul posto. Al vaglio di chi indaga l’eventualità di un urto tra i mezzi nell’inseguimento.

L’anno scorso Ciarelli aveva ottenuto la semilibertà di sera, alle 21:00 doveva rientrare in carcere. La sua condanna a 30 anni era stata ridotta a 17 dopo l’annullamento dell’aggravante della premeditazione da parte della Cassazione e dopo la rimodulazione della pena da parte della Corte d’Assise d’Appello di Perugia nel 2017. Rigante era stato ucciso in un appartamento al piano terra in via Polacchi a Pescara, era con il fratello gemello e altri tifosi quando Ciarelli, arrivato con due cugini, lo aveva colpito con un colpo di pistola sul gluteo.

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