Non solo bianchi: 5 vini rossi italiani da portare in tavola durante l’estate

03 Luglio 2026 - 11:19
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Chi ha detto che il vino rosso, d’estate, vada messo da parte? Ai primi caldi lo abbandoniamo quasi per riflesso, convinti che con il pesce, la griglia e i piatti freddi serva per forza un bianco. Basta poco, invece, per cambiare idea, e tutto ruota intorno alla temperatura di servizio.

Quella ambiente, a luglio, sfiora i trenta gradi, mentre un rosso giovane dà il meglio molto più fresco, intorno ai quattordici-sedici gradi, gli stessi di una cantina. Servito così, con il frutto in evidenza, regge benissimo la bella stagione. Ecco allora cinque bottiglie, dal Monferrato alla Calabria, da portare in tavola quest’estate accanto al pesce, alla griglia e ai piatti freddi.

Altromondo, Grignolino del Monferrato Casalese

Il Grignolino è uno dei vitigni autoctoni del Basso Monferrato, e a Vignale Monferrato, in un territorio riconosciuto patrimonio Unesco nel 2014, la cantina Hic et Nunc lo vinifica in purezza dal vigneto Bricco, su terre bianche e marnose, con conduzione biologica. Ne nasce un rubino scarico, fruttato e caldo, dal naso fresco di piccoli frutti di bosco, pepe bianco e salvia, affinato solo in acciaio per circa nove mesi, con tannini decisi e di trama elegante. Proprio la freschezza del profilo, insieme a una temperatura di servizio tra i quattordici e i sedici gradi, lo porta con naturalezza alla tavola estiva: accompagna il pesce sotto sale, le acciughe in primo luogo, e sulla griglia regge le carni rosse di medio corpo.

Pinino – Rosso di Montalcino 2024

A Montalcino la tenuta Pinino, fondata nel 1874, è una delle cantine storiche della denominazione e fu tra i soci fondatori del Consorzio del Brunello. Dal 2024 è la famiglia di Ferruccio Ferragamo a guidarla, con Salvatore a definirne lo stile e il team tecnico de Il Borro al lavoro insieme all’enologo Stefano Chioccioli: questo è il primo Rosso di Montalcino interamente firmato dalla nuova proprietà.

Sangiovese in purezza, ha un naso fruttato di lampone e ciliegia con un tocco di spezie, e in bocca si fa fresco, di corpo, con tannini vellutati e una buona persistenza. L’annata 2024, con un settembre fresco e piovoso, ha dato un vino slanciato, dal grado alcolico contenuto al 13,5% e dal pH più basso della media montalcinese. Servito fresco, un Sangiovese di questo passo trova il suo posto accanto alle zuppe di pesce e ai risotti ai frutti di mare, dove l’acidità accompagna il sapore del mare senza coprirlo.

Canalicchio di Sopra – Rosso di Montalcino

Anche Canalicchio di Sopra appartiene alla storia del Brunello: nata nel 1962 da Primo Piacenti, fu tra i dodici marchi fondatori del Consorzio, e dal 2001 è guidata dalla terza generazione, Francesco, Marco e Simonetta. I vigneti, intorno ai trecento metri sul Cru Canalicchio, poggiano su suoli a forte componente argillosa, ricchi di magnesio, ferro e manganese.

Il vino è un Sangiovese in purezza dal carattere dichiaratamente giovane, fruttato e versatile, con una macerazione di venti giorni e un passaggio breve in legno che ne preserva la spinta. Quella versatilità, insieme alla freschezza del frutto, lo rende comodo a tutto pasto nella bella stagione, servito fresco, anche accanto alla griglia.

Querciabella – Chianti Classico 2022

A Greve in Chianti, Querciabella nasce nel 1974 e ha fatto della biodinamica, condotta con metodo interamente vegetale, la propria cifra: i suoi vini portano la doppia certificazione biologica e vegana.

Il Chianti Classico 2022 è Sangiovese in purezza dai vigneti di Greve, Lamole e Radda, e viene da un’annata calda e siccitosa che le viti di alta quota e le piogge di agosto hanno riportato in equilibrio, lasciando intatta l’acidità. Ne risulta un vino vibrante ed elegante, già gradevole nella sua giovinezza, con un grado alcolico fermo al 14%. Va servito fra i quattordici e i diciotto gradi, e su quella misura accompagna bene la grigliata, dalle carni alla brace ai tranci di tonno e di pesce spada, dove l’acidità del Sangiovese tiene testa alla parte grassa del pesce.

Ceraudo – Dattilo, Val di Neto Rosso

A Strongoli, sullo Ionio, l’Azienda Agricola Ceraudo è stata tra le prime in Calabria a passare al biologico, e vinifica con i soli lieviti indigeni. Il Dattilo, Gaglioppo in purezza, prende nome dalla contrada dove ha sede anche il ristorante stellato di Caterina Ceraudo.

È il vino più strutturato del gruppo: rubino, dal profumo armonico e persistente, fresco, vellutato e rotondo al palato, con un naso speziato e intenso e ventiquattro mesi di rovere alle spalle, seguiti da un anno di bottiglia. Si serve fra i diciotto e i venti gradi e si trova a suo agio con i piatti più sostanziosi: i formaggi stagionati e la griglia di carne, e sul fronte del mare il pesce spada con le salse o il rombo al forno con pomodorini e olive, dove la struttura del vino incontra un condimento all’altezza. Sui rossi calabresi a base di Gaglioppo l’accostamento con il pesce saporito è di lunga consuetudine.

L’articolo Non solo bianchi: 5 vini rossi italiani da portare in tavola durante l’estate è tratto da Forbes Italia.

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