Non succederà, eppure Baldini sarebbe un buon ct: non ha il curriculum di Conte o Mancini, ma sarebbe ugualmente autorevole e credibile

7 Giugnoe 2026 - 23:41
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Il commento dopo la vittoria degli azzurri per 1-0 in casa della Grecia

La giovanissima Italia di Silvio Baldini vince e gioca bene anche contro la Grecia, con il solito goal di Pio Esposito e senza paura al cospetto della “solita” espulsione: stavolta il bimbo Reggiani all’agognato debutto anziché l’esperto Bastoni sotto “gogna mediatica” (vabbè…). Bravi! Bravissimi questi ragazzi azzurri che purtroppo non alleviano la rabbia per l’eliminazione. In questo momento Silvio Baldini sarebbe un buon ct anche per la nazionale maggiore. Non ha il curriculum di Conte e/o di Mancini. Ma sarebbe ugualmente autorevole e credibile. Comunque non verrà scelto da Malagò, perché sarebbe un’opzione troppo impegnativa per qualsiasi presidente federale. Se poi sbaglia Baldini, la colpa è di chi l’ha scelto. Se sbaglia Conte o Mancini, la colpa diventa di Conte o Mancini e non della Federazione. Non si tratta di malizia gratuita. Semmai di politica. E di opportunismo. Bravo comunque Silvio Baldini ad aver sfruttato, al meglio, l’opportunità di due amichevoli che si sono incastrate come due sorrisi in un mare di lacrime.

IL PROBLEMA E' UN ALTRO

Qualcuno dirà: si, vabbè, ma abbiamo battuto la Grecia! Ok, però attenti: la Grecia non è inferiore alla Bosnia. Anzi. E non solo per il ranking Fifa, per quel che vale (obiettivamente pochino): gli ellenici occupano il posto numero 47, invece il 65 per i bosniaci. Conta poco o nulla, d’accordo: infatti l’Italia è dodicesima, ma fuori dalle 48 che giocano il Mondiale. Però giocavano gli “azzurrini”, non i grandi - o presunti tali - selezionati senza senso da Gattuso e Bonucci, nonché schierati senza suggerimenti offerti dal campionato: Bastoni non era in condizione, Di Lorenzo nemmeno, Retegui inceppato dall’Arabia e Frattesi assente ingiustificato nell’Inter dell’ultimo biennio. Conviene non esagerare con le critiche postume, che servono solo per avvelenare rimpianti e rimorsi. Eppure, nella giornata azzurra che festeggia sia Kimi Antonelli che Flavio Cobolli (seppur battuto in finale) anche il calcio con la vittoria europea dell’Under 17 dà un segnale significativo. Il problema del calcio italiano non è far giocare i giovani in Serie A, ché tanto molti di loro lo fanno - con successo - in tutti i campionati esteri, compresi Premier e Bundesliga. Il problema non è la base, come pensano i vertici. E nemmeno gli stages, ultima scusa “graviniana” in ordine cronologico. I problemi sono stati proprio i vertici: da Spalletti a Gattuso incapaci di interpretare il ruolo di ct con scaltrezza, convocando i giocatori serenamente più in forma, a scapito dell’élite del gruppo. E colpevole evidentemente Gravina, il vertice della Federcalcio, incauto nello schieramento ostile alla Fifa, seppure personalmente ricompensato dalla vicepresidenza Uefa.

CONTE O MANCINI?

Tutte le spiegazioni che avete appena letto sembrano rivolte al passato, ma non fatevi ingannare dalle apparenze. Sono indirizzate al futuro, quello che scatterà dal 22 giugno, il “Disclosure Day” del nuovo presidente federale, che avrà sì tanti provvedimenti da attuare per il bene del calcio italiano, ma dovrà innanzitutto indovinare la scelta del nuovo ct. E qui tutte le strade portano a Conte oppure a Mancini, due che l’azzurro di Coverciano l’hanno già vissuto, salvo scappare dopo due/tre anni per motivi diversi, non ugualmente gravi però abbastanza sovrapponibili. Uno, Conte, aveva voglia di allenare di più ed è tornato nei club. L’altro, Mancini, aveva voglia di guadagnare di più ed è andato in Arabia. Toccherà ancora ad uno di loro, anche se il popolo dei social, cioè il “populismo” più contemporaneo, si è schierato in favore della conferma di Silvio Baldini. Che non è un guru né un santone e nemmeno un maestro, come adesso qualcuno vuol far credere. Più semplicemente, è un allenatore esperto e visionario, due caratteristiche che non sono in contrapposizione. È uno duro e poco malleabile come il marmo delle sue parti. Non sarà il ct della nazionale maggiore perché è giusto che continui a lavorare con questi ragazzi, per prepararli e ritrovarli pronti fra un paio d’anni. Quando a Conte sarà tornata la smania di allenare di più e/o a Mancini di guadagnare di più?

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