Nucleare in Italia, primo sì della Camera: obiettivo reattori entro il 2034

La Camera approva in prima lettura il ddl delega sul nucleare sostenibile. Il governo punta a una nuova cornice normativa e ai primi reattori entro il 2034.

06 Giugno 2026 - 15:05
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Nucleare in Italia, primo sì della Camera: obiettivo reattori entro il 2034
Centrale nucleare con bandiera italiana per il ritorno del nucleare in Italia entro il 2034

Il ritorno del nucleare in Italia compie il primo passo parlamentare. La Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, aprendo una nuova fase politica e industriale su uno dei temi energetici più divisivi del Paese.

Il testo, promosso dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, passa ora al Senato. L’obiettivo del governo è costruire una cornice normativa capace di riportare l’Italia alla produzione di energia nucleare civile, con l’orizzonte dei primi reattori entro il 2034.

Il voto di Montecitorio ha visto 155 favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti. A sostenere il provvedimento sono stati i partiti di maggioranza e Azione, mentre il centrosinistra ha votato contro e Italia Viva si è astenuta.

Cosa prevede il ddl sul nucleare

Il disegno di legge non autorizza subito la costruzione di centrali. Il punto centrale è un altro: dare al governo una delega per scrivere, con successivi decreti attuativi, le regole del nuovo nucleare italiano.

La delega riguarda la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile, la ricerca sulla fusione, la gestione del combustibile esaurito, la sicurezza degli impianti e l’organizzazione degli organi di controllo. Il provvedimento punta quindi a ricostruire un quadro normativo che in Italia manca da decenni.

Il governo vuole arrivare all’approvazione definitiva prima della pausa estiva e poi emanare i decreti attuativi entro la fine dell’anno. È da quei decreti che dipenderanno tempi, procedure, controlli e criteri per eventuali nuovi impianti.

L’obiettivo: reattori entro il 2034

Il punto politico più forte è l’orizzonte temporale indicato per i primi reattori. Il governo punta a creare le condizioni per arrivare alla produzione nucleare entro il 2034, inserendo questa tecnologia nella strategia nazionale per sicurezza energetica, decarbonizzazione e riduzione della dipendenza dall’estero.

Il tema è particolarmente sensibile perché l’Italia oggi importa una quota di energia anche da Paesi che utilizzano il nucleare, a partire dalla Francia. La posizione del governo è che produrre direttamente una parte dell’energia necessaria al sistema industriale e civile possa rafforzare l’autonomia nazionale.

Il nucleare viene presentato come una fonte utile per accompagnare rinnovabili, elettrificazione dei consumi, industria, data center e crescita della domanda energetica. La sfida, però, resta complessa: tempi, costi, sicurezza, localizzazione degli impianti e consenso pubblico sono i nodi principali.

Piccoli reattori e nuova tecnologia al centro del progetto

Il ritorno del nucleare non viene immaginato con il modello delle vecchie centrali del passato. Il dibattito ruota soprattutto intorno ai reattori di nuova generazione e ai piccoli reattori modulari, considerati più flessibili e potenzialmente più adatti a un sistema industriale distribuito.

La legge delega apre anche alla ricerca sulla fusione, settore ancora lontano dall’applicazione commerciale ma strategico per il futuro dell’energia. In parallelo, il testo include la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile, tema che resta uno dei più delicati nel rapporto tra istituzioni, territori e cittadini.

Non si tratta quindi solo di costruire reattori. Il provvedimento punta a definire un intero ecosistema: norme, ricerca, formazione tecnica, sicurezza, controlli e comunicazione pubblica.

Il fronte politico resta diviso

Il voto alla Camera conferma una divisione netta. Per il governo e i partiti favorevoli, il nucleare può contribuire ad abbassare la dipendenza energetica, stabilizzare i costi e sostenere la transizione industriale. Per le opposizioni contrarie, invece, il ritorno all’atomo rischia di spostare risorse e attenzione dalle rinnovabili, senza risolvere in tempi brevi il problema delle bollette.

Il nodo del consenso pubblico sarà decisivo. In Italia il nucleare è legato a due referendum e a una lunga stagione di stop politico e culturale. Per questo il percorso non sarà soltanto tecnico o parlamentare: dovrà passare anche da informazione, confronto con i territori e spiegazione dei costi reali.

Cosa succede adesso

Dopo il primo sì della Camera, la partita passa al Senato. Se il testo otterrà il via libera definitivo, il governo potrà procedere con i decreti attuativi. Solo allora sarà possibile capire come verranno selezionate le tecnologie, quali enti avranno compiti di controllo, come saranno gestite le autorizzazioni e quali saranno i tempi concreti per i primi progetti.

Il voto di Montecitorio non riaccende ancora una centrale, ma riapre ufficialmente la strada legislativa al nucleare in Italia. L’obiettivo dichiarato è arrivare ai primi reattori entro il 2034. Da qui in avanti, però, la sfida sarà trasformare una scelta politica in un piano industriale credibile, sostenibile e accettato dal Paese.

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