Oleodinamica e tempo in singolar tenzone

Maggio 15, 2026 - 18:00
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Oleodinamica e tempo in singolar tenzone
oleodinamica

Tutto comincia da un anniversario. Più precisamente dal traguardo delle 60 primavere della rivista Oleodinamica Pneumatica, con la quale ebbi i primi contatti all’inizio degli anni ’70 a Londra, in un tempo in cui – con incredibile ingenuità o imperdonabile presunzione – mi proponevo di scrivere un libro sull’oleodinamica.

Belle ricorrenze, per di più utili se rinvigoriscono la memoria individuale e collettiva, patrimonio a cui tengo molto e che non mi faccio scrupolo di propagandare.

Amo rivolgermi a giovani uditori soprattutto, raccomandando di far tesoro di quanto è stato prima di noi e consiglio – scherzando ma non troppo – di mettere coraggiosamente mano al sapere di allora per farlo proprio, con la quasi assoluta certezza di fare bella figura senza correre rischi o correndo rischi trascurabili di essere sbugiardati, sempre che si retroceda di qualche decennio (quando non erano disponibili i formidabili strumenti di oggi, dai calcolatori all’informazione senza confini, e si direbbe che fosse quasi impossibile combinare qualcosa di buono).

Memoria, dunque, personificata nella mitologia greca dalla dea Mnemosine non a caso madre delle Muse, custodi del mondo dell’arte e della scienza.

Qui e oggi, compito della memoria è illuminare gli effetti del tempo su due aspetti della relazione fra la rivista e il comparto dell’oleodinamica: il contenuto (cultura e informazione) e l’ambiente (interazione di singoli e gruppi).

Contenuto

A suo tempo sfogliai un numero di “Oleodinamica e Pneumatica” dell’annata 1972 e il numero corrispondente di “Apparecchiature Idrauliche e Pneumatiche”, la rivista concorrente già divisa sul nome di una disciplina ancora in cerca di un’identità lessicale, se si pensa che nei testi delle norme si trova “oleoidraulica”.

Un atto semplice, capace però di effetti sorprendenti non tanto nella forma – il bianco e nero è dominante – quanto nei contenuti. Pagina dopo pagina scorrono circuiti, applicazioni spiegate con cura, componenti descritti e sezionati, nonché formule che tentano di addomesticare fenomeni complessi; la sensazione è di un grande sforzo di capire e far capire.

D’altra parte, le riviste rispecchiavano atteggiamenti diffusi perché basta sfogliare gli atti delle Conferenze internazionali di quel periodo (quando numerosi autori provenivano dall’industria) per scoprire qualcosa di molto simile. E sulla stessa lunghezza d’onda si muovevano le manifestazioni fieristiche, una delle poche fonti di informazione tecnica (almeno per il sottoscritto) dove trovare ricche documentazioni. In tempi più recenti la situazione è cambiata, e non poco.

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