Oltre gli insulti: cosa si nasconde dietro l’attacco di Trump a Meloni
Perché tanta acredine? Per quale ragione Donald Trump ha usato apprezzamenti così poco educati (eufemismo) contro Giorgia Meloni? Non si dice che “la premier gli ha fatto pena quando gli ha chiesto di fare una foto con lui” se non si ha contro questa donna che rappresenta l’Italia un qualcosa che va al di là di una qualsivoglia opinione nei suoi confronti. Ecco perché l’interrogativo di fondo è: perché il tycoon è così acido contro il nostro presidente del consiglio? La maggior parte dei commentatori ritiene che si sia sentito tradito quando l’Italia gli ha negato l’uso delle basi a Sigonella. Non è vero, perché il Parlamento non si è detto contrario, ha voluto solo osservare pedissequamente ciò che era scritto negli accordi firmati ai tempi di Bettino Craxi. E cioè: Sigonella sarebbe servita solo per scopi logistici, non per concedere a quegli aerei la possibilità di poter compiere altre azioni. Questo avrebbe voluto dire che l’Italia si sarebbe schierata a favore degli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran. Assolutamente no. Per quale motivo, avremmo dovuto entrare in un conflitto che nessun italiano voleva?
Il presunto tradimento e le difficoltà del tycoon
C’è dell’altro, però: il “tradimento” non può essere l’unica ragione, perchè usare un linguaggio così aggressivo voleva dire chiamare in causa non solo la Meloni, ma il Paese intero. Non c’è dubbio che Trump non stia attraversando un periodo tranquillo in casa propria. Le mille bizzarrie, i mille voltafaccia hanno indispettito non solo i suoi avversari politici, cioè i democratici, ma anche una parte dei suoi amici repubblicani. Tanto che qualcuno pensa che alle elezioni di mezzo termine, a novembre, Trump potrebbe andare sotto costringendolo a lasciare anzitempo la Casa Bianca. Sarebbe un evento clamoroso, ragione per cui il tycoon cerca di difendersi in tutte le maniere possibili e immaginabili. Ad esempio, anche alzando la voce contro gli alleati di sempre i 27 paesi volenterosi dell’Unione Europea.
La replica della premier e il silenzio di Palazzo Chigi
La Meloni non si è lasciata intimidire dalle parole di Trump, gli ha risposto a tono: “Noi, e con me l’Italia, non imploriamo nessuno”: In parole semplici: i vassalli non albergano in casa nostra. Tutti i “segreti” del tycoon dati in esclusiva ad una tv italiana erano assolutamente falsi, privi di ogni verità. Fine del conflitto, tanto per ricordare a Donald un sostantivo che a lui piace, malgrado l’inutilità dell’invasione in Iran. Indispettito l’inquilino della Casa Bianca ha cercato di replicare ventiquattro ore più tardi, ma il tentativo è finito nel nulla perchè a Palazzo Chigi gli ordini erano stati perentori. Sull’affaire doveva scendere il silenzio.
Le reazioni della sinistra e il ruolo della diplomazia
Non così nell’Italia politica, perchè dopo un primo attimo di solidarietà nei confronti della Meloni, la sinistra ha preso le distanze e pur riconoscendo la volgarità delle parole di Trump ha insinuato i primi dubbi. Elly Schlein, compiaciuta, ha detto che la “premier avrà finalmente riconosciuto che cosa vuol significare essere di destra” Le ha fatto eco Giuseppe Conte, il quale ha voluto ricordare il fallimento dei quattro anni di governo della premier e “la sua suddistanza a Trump che non ha sortito nessun effetto”. Ugualmente Nicola Fratoianni a cui ha fatto seguito l’inseparabile Angelo Bonelli. Il quale ha affermato “a questo punto, mi auguro che la premier si faccia da parte”. In parole semplici che lasci l’incarico perché ci sono già pronti gli uomini che formeranno il nuovo esecutivo. D’accordo, ma chi sarà l’uomo o la donna che si siederà a Palazzo Chigi? La Schlein o Conte? O addirittura un outsider che i media definiscono papa straniero?
Si è distinto come al solito Sergio Mattarella che è stato il primo a solidarizzare con la premier. Mentre a sinistra si continua a parlare sempre e comunque di patrimoniale (un refrain che non piace a nessuno) a Palazzo Chigi si studia a ragione quale dovrà essere il comportamento italiano nei confronti di questa rissa scatenata da Trump. La parola tocca in esclusiva alla diplomazia perché ambasciatori e consiglieri dovranno trovare il modo di interrompere questo stato di cose. Trump o non Trump, con gli Stati Uniti dovremo continuare ad essere gli alleati di sempre. Perché i presidenti passano in fretta, le amicizie di decenni non spariscono in un amen, magari per colpa di chi è stato eletto da un popolo il quale credeva che l’uomo in questione fosse diverso.
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