Oltre la cura: il Gemelli lancia un modello per il reinserimento lavorativo dei pazienti cronici

06 Luglio 2026 - 13:33
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Oltre la cura: il Gemelli lancia un modello per il reinserimento lavorativo dei pazienti cronici
Da sin: Franceschini, Iavicoli, Scaldaferri

Roma, 6 luglio 2026 – La malattia non finisce con la dimissione dall’ospedale o con la conclusione di una terapia. Per molte persone, la fase più difficile inizia proprio allora. Non è facile, né scontato ritrovare l’autonomia, riprendere la propria quotidianità e tornare al lavoro. Da questa consapevolezza nasce il nuovo progetto della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS (FPG) sulla “Valutazione e Gestione integrata Clinico-occupazionale per la tutela globale della salute dei lavoratori con Malattie Croniche Non Trasmissibili”, risultato vincitore del bando BRIC 2025 dell’INAIL. L’obiettivo è quello di accompagnare i pazienti “oltre l’ospedale” e costruire percorsi di cura capaci di integrare salute, qualità della vita e reinserimento lavorativo.

Le malattie croniche non trasmissibili oggi rappresentano una delle principali sfide per la salute pubblica. Sono responsabili di circa il 75% dei decessi nel mondo, con quasi 40 milioni di morti ogni anno, e colpiscono un gran numero di persone in età lavorativa. Oltre alla mortalità, queste patologie hanno un forte impatto sulla qualità della vita: molti convivono per anni con limitazioni, disabilità e difficoltà sul lavoro e nella vita quotidiana. Un fenomeno destinato ad aumentare anche per l’invecchiamento della popolazione.

“È il momento di andare oltre un approccio basato solo sulla cura clinica – spiega il prof. Ivo Iavicoli, Ordinario di Medicina del Lavoro presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma, Direttore della Unità Operativa Complessa (UOC) di Medicina del Lavoro del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e Principal Investigator del progetto – La salute riguarda anche il benessere della persona, la possibilità di tornare alla propria vita sociale e lavorativa. Serve quindi un modello integrato, capace di unire medicina, lavoro e qualità della vita”.

Il progetto coinvolgerà almeno 100 persone con Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), seguite dalla Unità Operativa Semplice (UOS) di MICI, coordinata dal dott. Franco Scaldaferri presso la UOC Centro Malattie Apparato Digerente (CEMAD) diretta dal prof. Antonio Gasbarrini, e 100 donne con tumore al seno, in cura presso la UOC di Chirurgia Senologica della FPG, diretta dal prof. Gianluca Franceschini. Parteciperanno, inoltre, la Sezione di Medicina del Lavoro del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con la prof.ssa Veruscka Leso e il Dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro ed Ambientale (DIMEILA) dell’INAIL, con la dott.ssa Benedetta Persechino.

“Le MICI e il tumore del seno – commenta il prof. Iavicoli – sono due condizioni fortemente rappresentative delle malattie croniche non trasmissibili e mostrano quanto sia ormai necessario un approccio capace di integrare aspetti clinici, sociali e lavorativi”.

Il progetto partirà da un’analisi dell’impatto delle malattie sulla qualità della vita e sull’attività lavorativa dei pazienti, prendendo in considerazione aspetti clinici, psicologici, sociali e professionali. Da questa fase nasceranno strumenti multidisciplinari di valutazione, percorsi personalizzati di reinserimento e mantenimento lavorativo e modelli integrati di gestione clinico-occupazionale, pensati per mettere in dialogo medicina specialistica e medicina del lavoro.

“Sono felice di partecipare a questo progetto – afferma il prof. Gianluca Franceschini, Ordinario di Chirurgia Generale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Direttore della UOC di Chirurgia Senologica e del Centro Integrato di Senologia del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – Nel mio lavoro vedo ogni giorno quanto la guarigione non coincida automaticamente con il ritorno alla vita di prima. Per questo, credo che la vera sfida oggi non sia solo curare la malattia, ma accompagnare le persone in un percorso di ripresa completo che tenga insieme salute, lavoro e dignità. È fondamentale restituire a ciascuno la possibilità di sentirsi di nuovo parte attiva della propria vita personale e lavorativa”.

“Questo studio ci permette, da un lato, di perfezionare la presa in carico globale delle persone con MICI attiva seguite presso il CEMAD, completandola con una valutazione multidimensionale che includa anche gli aspetti occupazionali – commenta il dott. Franco Scaldaferri, docente di gastroenterologia e medicina interna presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Referente UOS di MICI della UOC CEMAD della FPG – Dall’altro lato, rappresenta uno strumento utile per valutare in modo strutturato un aspetto spesso trascurato negli studi clinici: l’impatto che una malattia cosiddetta “invisibile” può avere sulla vita quotidiana e lavorativa dei pazienti”.

“I risultati attesi – conclude il prof. Iavicoli – comprenderanno strumenti multidisciplinari per valutare il benessere e la capacità lavorativa dei pazienti, modelli personalizzati di gestione del rischio e linee guida operative rivolte a medici, aziende e servizi di prevenzione. Il progetto produrrà inoltre nuove evidenze scientifiche e pubblicazioni. Ma soprattutto, l’obiettivo più ambizioso è quello di lasciare un segno, un impatto concreto sulla vita delle persone: favorire un ritorno al lavoro sostenibile, migliorare il benessere e promuovere percorsi realmente inclusivi, costruiti sui loro bisogni”.

L’obiettivo ultimo di questo progetto è dunque trasformare una condizione di fragilità in nuove possibilità di inclusione e partecipazione, rafforzando il legame tra salute, lavoro e qualità della vita. Perché curare una malattia è fondamentale. Ma aiutare le persone a tornare a vivere pienamente lo è altrettanto.

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