Omicidio Milano Certosa, il fratello di Gianluca racconta l’agguato: “In 20 con coltelli sui binari, è morto tra le mie braccia”

1 Giugnoe 2026 - 08:14
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Omicidio Milano Certosa, il fratello di Gianluca racconta l’agguato: “In 20 con coltelli sui binari, è morto tra le mie braccia”

A cinque giorni dall’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne di origine ecuadoriana accoltellato a morte nella notte tra il 26 e il 27 maggio tra i binari della stazione di Milano Certosa, arriva la testimonianza di chi era accanto a lui in quei minuti. Domenica 31 maggio, in prima serata su Retequattro, il programma “Fuori dal coro” condotto da Mario Giordano ha mandato in onda l’intervista esclusiva al fratello della vittima, l’unico testimone diretto sopravvissuto all’aggressione. “Mio fratello mi è morto tra le braccia. L’unico che sa come è andata sono io, che ero lì con lui”, ha detto con voce spezzata.

“Somos los reyes”: la gang, il marchio sul muro, l’accerchiamento

Il racconto ricostruisce una sequenza di pochi minuti, violentissimi. Il gruppo sarebbe comparso all’improvviso: “Escono sei, sette ragazzi e iniziano a dire ‘Somos los reyes'”, ovvero “Siamo i re”. “Hanno fatto un marchio sulla parete, con la scritta LK. È una gang“. Parole che si inseriscono nel quadro già emerso nelle ore successive all’omicidio, quando gli inquirenti avevano cominciato a lavorare sull’ipotesi di un coinvolgimento dei Latin King, la gang di strada di matrice latinoamericana presente a Milano da oltre vent’anni.

Quello che segue è una caccia all’uomo lungo i binari. “Hanno iniziato ad accerchiarci, siamo scesi sui binari correndo, con trenta persone dietro che ti rincorrono con coltelli, bottiglie, sassi. Mi sono arrivate pure delle bottigliate“.

“Erano in venti, non ho potuto fare niente”

Il fratello descrive il momento dell’aggressione senza filtri. “Dicevo ‘corri, ci ammazzano, corri‘. Non ho potuto fare niente: l’hanno preso, sono saltati in massa su di lui. Saranno stati in venti a picchiarlo e accoltellarlo“. Poi gli ultimi istanti: “Lui era tutto insanguinato, pieno di colpi, e gli dicevo ‘resisti, non mollare’. Avevo tutti i vestiti pieni di sangue. Avevo la sua testa in mano e da dove lo prendevo sentivo i buchi delle coltellate“.

“Poteva esserci chiunque al nostro posto”

Sul movente, il testimone non ha una risposta. “Un vero motivo non c’era. L’hanno ucciso solo per il gusto di farlo, oppure ci hanno scambiato per qualcuno che non eravamo. Poteva esserci chiunque altro al nostro posto.” Una dichiarazione che fotografa, meglio di qualsiasi analisi, la natura della violenza di strada che da settimane torna ad affacciarsi nelle stazioni milanesi e che ha riaperto, con forza, il dibattito sulla sicurezza in città.

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